2 Giugno. La Festa di chi?

Di Manuel Berardinucci

La celebrazione del 2 giugno, per quanto di innegabile importanza, assurta a festività nazionale, mi ha sempre lasciato piuttosto indifferente e non per sentimento anti-repubblicano, che pure provo, ma che ritengo inutile esternare nel momento in cui si sceglie di agire politicamente entro i limiti della Repubblica e della sua Costituzione, ma per tutta una serie di riflessioni che mi portano a ritenere tale giornata collegata, da una sorta di file rouge (rouge in ogni senso), col 25 aprile:

  1. Credo innanzitutto che la Festa Nazionale, per definizione, dovrebbe celebrare la Nazione, non la forma di Governo dello Stato. Davvero la storia della civiltà italiana, che preesiste alla stessa Unità Nazionale ottenuta nel 1861, può essere festeggiata in una giornata che commemora una tornata elettorale di poco più di 70 anni fa? L’Italia esisteva prima della Repubblica, con essa sopravvive e continuerebbe anche se la forma statuaria dovesse mutare. Dunque ben venga ricordare che il 2 Giugno il popolo italiano bocciò i Savoia (perché, ammettiamolo, non è un sentimento anti-monarchico quello prevalso 70 anni fa, ma specificatamente di insofferenza per la Casata Regnante) e anche il fatto che per la prima volta anche le donne ebbero la possibilità di votare in Italia, ma non raccontiamoci che sia la Festa della Nazione.
  2. Il referendum con il quale si dichiarò la vittoria dello schieramento Repubblicano su quello monarchico, è sempre stato avvolto da un fosco alone di polemiche, vere o presunte, da parte di monarchici e storici, che dovrebbero bastare per dimostrare l’inconsistenza nel “Paese reale” di tale celebrazione. Va ricordato, ad esempio, che la differenza tra i sostenitori della Corona e i repubblicani fu poco superiore ai 2 milioni di voti, a dimostrazione che, soprattutto nelle campagne e nel meridione, il sentimento monarchico era tutt’altro che assopito. Non si trattò di una vittoria schiacciante e condivisa, ma divisiva e frammentata. Per quanto il paragone sia azzardato e fuori luogo, il “No” al referendum costituzionale promosso da Matteo Renzi nel 2016, prese, sia in valori assoluti che percentuali, più voti della Repubblica nel 1946. In quanto alle polemiche prima accennate, che riporto non per adesione a tali tesi, ma in quanto prove della confusione sorta intorno al Referendum, vanno ricordate quelle relative a molti prigionieri di guerra che si trovavano ancora all’estero nel momento della consultazione. Altri fecero notare che alcune province, come Trieste e Bolzano, ancora non erano state riposte sotto la sovranità nazionale italiana. Questi due fattori, come avrebbero influenzato il risultato? Alcuni ipotizzano e ipotizzarono una precisa volontà di indire il referendum prima che avvenisse il ritorno in Patria dei soldati fatti prigionieri e la riannessione delle località prima citate e, addirittura, indicano Togliatti quale fautore di accordi per ritardare il rientro degli italiani caduti in mano ai russi. Altri ancora lanciarono accuse di brogli elettorali, falsificazioni di documenti per votare più volte, schede andate perdute ecc… Verità o menzogne? Non è questo il punto, ma lo è la poca chiarezza su di una giornata rivestita di eccessiva e pomposa retorica. 
  3. E’ una festa che divide. A prescindere dalla Storia, che abbiamo affrontato nel punto precedente, divide nel presente. Si da per scontato che tutti gli italiani siano ferventi repubblicani, mentre, per ideologia e valori o molto spesso per semplice senso di lontananza delle Istituzioni, tanti nostri compatrioti non avvertono tale sentimento vivo e forte nel loro cuore. Sono meno italiani di altri? L’appartenenza ad una Patria non si giudica in base all’adesione alla sua forma statuaria e governativa e nemmeno all’attaccamento nei confronti delle Istituzioni.

Quest’anno l’indifferenza che ho sempre provato in tale occasione, è stata amplificata dall’incommentabile Ministro della Difesa Trenta, al cui operato indegno avrei voluto dedicare un articolo che, tuttavia, sarebbe risultato eccessivamente furente ed un personaggio di tale bassa levatura non merita neanche la mia rabbia.

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