Sovranismo: una nuova idea di Nazione

di Alessia Di Terlizzi


Ben di senso è privo
Chi ti conosce, Italia, e non t'adora.
 (Vincenzo Monti)


Quella di nazione è stata considerata, almeno a partire dalla fine della Prima Guerra Mondiale, un’idea sfruttata e rivendicata soprattutto dalla destra: le retoriche nazionaliste prima, quelle fasciste poi.

Eppure non comprenderemmo l’idea di nazione se non sapremo capirne, per dirla con Giambattista Vico, i suoi corsi e ricorsi.
Il richiamo alla nazione, all’identità nazionale è stato nel corso del XIX secolo uno dei motivi ideologici fondamentali che hanno accompagnato il processo risorgimentale dell’unificazione e, successivamente, i tentativi di legittimazione del regime statutario.

Fatta l’Italia, il mito della nazione doveva servire per fare gli italiani.
Ma sono state molteplici e diverse le tradizioni che l’idea di nazione si è ritrovata a servire, dal Risorgimento al periodo fascista.
Già nel primo periodo si scontravano la concezione realistica e pragmatica di Cavour e quella ideale e utopica di Mazzini.
L’unità politica nacque dall’accordo tra il pragmatismo e l’utopismo, fino al teorico per antonomasia del federalismo, Carlo Cattaneo, di cui non si può dire che non sentisse i valori della nazione, ma semplicemente li interpretava in maniera diversa da Mazzini.
Cattaneo distingueva tra popoli, nazione e umanità.

La Grande Guerra e il nazionalismo

Allo scoppio della prima guerra mondiale il richiamo all’unità nazionale è parola d’ordine del nazionalismo interventista di Corradini, mentre l’interventismo democratico di Salvemini si riallaccia al principio di autodeterminazione dei popoli. Dopo Versailles il richiamo alla nazione viene sbandierato dall’irredentismo dannunziano. Ed è in questo terreno che si formano le basi ideologiche del fascismo, nel quale il mito della nazione diventa totalizzante. Con il crollo del Regime, la parola ha conosciuto un lungo letargo, un corso di oblio: così il mito della nazione fu sostituito da quello dell’antifascismo.
Al corso è succeduto il ricorso. Un nuovo inizio dell’idea nazionale, nato dalla crisi sistemica dell’Europa che si è risvegliata e rivendica, non solo in Italia, l’idea di nazione. Gli Stati sono ritornati a rivendicare la sovranità perduta, recupero di ciò che è stato impropriamente ceduto all’Unione europea, in cambio di continue sofferenze e umiliazioni. L’unione Europea non è l’Europa alla quale siamo indissolubilmente legati.

L’Unione Europa e Maastricht

Con i Trattati di Roma ogni Stato restava sovrano sulla moneta, sull’economia e sulle leggi, ma con un mercato comune. A Maastricht, nel 1992, nacque l’Unione Europea che imponeva ai singoli stati non solo parametri economici, ma addirittura la nascita di una futura moneta unica.
La moneta comune doveva essere l’ultimo stadio di un processo di integrazione economica, dopo quella politica, fiscale e l’avviamento di politiche di difesa e di politica estera. A creare l’euro non c’era un governo europeo, ma solo un insieme di ministri nazionali.

L’avvento dell’euro è stato l’opposto di ciò che avrebbe dovuto essere, sia dal punto di vista tecnico che democratico: una sorta di tentativo di intrappolare gli Stati e costringerli a cedere una buona parte della sovranità monetaria. L’euro di oggi non è nient’altro che un accordo di cambi fissi che mira al perseguimento del pareggio di bilancio e allo smantellamento dei diritti fondamentali. Insomma ad iniziare dall’euro, la nostra sovranità nazionale incarnata dalle leggi della Costituzione è stata svenduta in nome di una costituzione inesistente, quella europea.
A decidere le sorti dello sviluppo della nostra nazione sono ormai le leggi internazionali anche se in netto contrasto con la Costituzione. Un esempio è l’introduzione del ‘bail in’ (‘’salvataggio interno”), un processo di risoluzione di una crisi bancaria tramite il diretto coinvolgimento dei suoi azionisti, obbligazionisti e correntisti, mentre l’art.47 della Costituzione italiana recita: ‘’la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”.

Economia nazionale e le sue difficoltà


O ancora, le nostre aziende per tornare ad essere competitive, in un regime di cambi fissi, sono costrette a scaricare il peso della competitività sui salari dei lavoratori, incidendo sui risparmi: se fino al 2001 le famiglie italiane risparmiavano circa ¼ del reddito pro capite, dopo l’euro siamo scesi al 5%.
La prevalenza delle nostre leggi sul diritto comunitario va rivendicata intervenendo sulla costituzione stessa, estirpando dall’articolo 117 la formula per cui la potestà legislativa dello Stato deve rispettare le norme comunitarie e abrogando il vincolo del pareggio di bilancio che impone di non superare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil. Del resto la stessa Germania ha più volte sfiorato il tetto e lo stesso dicasi per Francia e Spagna, quindi non si vede perché l’Italia non possa farlo.
Detto addio alle sovranità economica, commerciale e monetaria, resta quella territoriale. O meglio restava.
Le politiche europee, americane e cinesi di sfruttamento dei territori africani hanno alimentato un’ondata migratoria che porta la povera gente al Paese più vicino: l’Italia.
Così come l’impero romano del IV e V sec. cadde per una serie di fattori tra cui crisi monetaria e implosione demografica, anche l’impero europeo barcolla a causa degli stessi fattori. Con la differenza che l’Europa ha accentuato il problema demografico dovuto all’immigrazione, scaricandolo all’Italia.
Perciò da una parte gli Stati nazionali sono costretti a cedere parte della loro sovranità all’ UE, dall’altro vengono invasi da una moltitudine di esseri umani.

Il dilagare del cosmopolitismo contro il sovranismo


In nome del “Siamo tutti cittadini del mondo “, non ci sono più confini, si perde anche l’identità. Il tentativo di una sola moneta, un solo Stato, un unico uomo. Solo uomini “astratti “ e intercambiabili senza più una storia, una cultura, una lingua.
Il popolo italiano, e non solo, ha avvertito questa paura ed è per questo che i flussi elettorali dal 2014 ad oggi dimostrano che i cittadini, in particolare il ceto medio che aveva aderito al programma di Renzi, dal quale è stato deluso, stanno ritornando verso il Centrodestra. Il popolo non ha dimenticato che per salvare l’euro è stato massacrato dai vari Monti, Letta, Renzi, Gentiloni. Resta euroscettico e vuole la sua rivincita appoggiando idee sovraniste, non più moderate. Questo è il motivo del decollo di Salvini e del ridimensionamento berlusconiano. Non serve più il “meno Stato, più mercato” del Cavaliere, ma abbiamo davvero bisogno di “più Stato”, un recupero immediato della sovranità sconfitta da una eccessiva globalizzazione.
Sovranismo” non significa necessariamente centralinismo, ma può coesistere con un riconoscimento molto ampio delle autonomie locali.
È il globalismo, e non il Sovranismo, che è contrario al localismo.
Relegata qui, al termine di un discorso generale, l’idea di nazione odierna deve essere “Sovranismo”.
Un ritorno al passato per chi non sente dentro di sé ardere il sentimento patriottico che da sempre ha dato adito ad imprese eroiche, ormai dimenticate.
Uno sguardo al futuro per chi, come noi, vuol tornare agli antichi fasti, senza mai più esser oggetto di umiliazione.

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