Allarme Minibot: e se fossero una soluzione?

di Paolo Muttoni

I mini-bot sono diventanti oramai di dominio pubblico. È paradossale che gli organi di stampa si “scaldino tanto” per un provvedimento che è sia nel programma della Lega che nel contratto di governo, e come era normale che fosse prima sarebbe dovuto emergere.

Forse la vera notizia nasce dal fatto che la mozione con cui il parlamento chiede al governo di attivare questa nuova metodologia di pagamento al fine di saldare quelli che sono i debiti della pubblica amministrazione è stata votata all’unanimità dalla destra all’estrema sinistra e di come un secondo dopo che il PD ha votato a favore, si sia pentito ed abbia cominciato a lamentarsi. Questo diciamo che ci fa anche capire il livello di attenzione che i compagni di sinistra hanno in parlamento.

Indiscrezioni parlano di un completo accordo tra Lega e M5s per l’introduzione dei mini-bot, e di questi tempi è merce molto rara l’accordo tra le due forze di governo. Diciamo, se persino una figura competente e di peso come Giorgetti è arrivato ad esporsi definendoli una possibile soluzione, qualcosa bolle in pentola veramente.

Ma cosa sono i mini-bot?

Già dal nome si dovrebbe capire che sono buoni ordinari del tesoro di piccolo taglio (5, 10, 20 euro) emessi direttamente dal tesoro e che non hanno una data di rimborso, e quindi possono essere continuamente scambiati ed accettati da parte delle imprese e delle famiglie, ma anche delle Banche. Ovviamente nel caso in cui si depositino Mini-Bot in banca, questi non concorrono a formare il saldo ma vanno a formare quello che è il portafoglio azionario.

Comunque questi potrebbero tranquillamente, emessi dal tesoro in quanto sono dei titoli garantiti dallo stato italiano.

Funzioneranno? Nella vita ci sono solo due cose certe: la vita e la morte. Tuttavia questo strumento, ideato da Claudio Borghi, può rappresentare una soluzione per immettere denaro fresco nell’economia e soprattutto saldare i debiti della P.A verso i privati che ammontano a circa 53 miliardi di euro, quindi significherebbe immettere 53 miliardi di euro nell’economia reale.

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