Le ragioni del populismo: chi è in malafede ne capisce le ragioni?

di Nello Simonelli


Alzi la mano chi non prova un pizzico di vergogna nel sentire il politico di turno affermare che “se A ha votato i populisti, allora A ha votato male”. Non provate anche voi quella sensazione tipica di chi si vergogna nell’ascoltare qualcun altro dare giustificazioni che non sono né in cielo né in terra?

Davvero, cui prodest? Non sarebbe più semplice – e più redditizio in vista della tornata elettorale successiva – fare un’analisi realmente costruttiva del voto?

A dare una mano al provetto Sherlock Holmes delle analisi demoscopiche interviene Teun Pauwels, uno dei più giovani studiosi ad aver analizzato il fenomeno populista, cogliendone le sfaccettature a tal punto da individuare 11 caratteristiche dell’elettore medio, che andrò ad elencare, tracciandone una soluzione, per chi è troppo pigro (o convinto della propria superiorità intellettuale) per farlo da sé.

L’elettore populista è anti – establishment, in parole povere ne ha piene le cosiddette di vedere sempre gli stessi volti, sempre gli stessi partiti, sempre la stessa “moderazione”. Cosa fare? Volti nuovi, rinnovamento, maggior decisione nell’affrontare le tematiche politiche.

L’elettore populista soffre nel non poter essere coinvolto maggiormente nella dialettica democratica. Cosa fare? Introdurre momenti di reale incontro con il corpo votante, in cui possa essere il corpo elettorale a poter promuovere istanze, senza che sia il carrozzone giallo chiamato Rousseau: in medio stat virtus, ma l’elettore va maggiormente coinvolto.

L’elettore populista ha un livello di istruzione ed educazione tendente verso il basso. Cosa fare? Investire nella scuola e nell’istruzione, anche pesantemente, a lungo termine. Scendere dal piedistallo dell’autoreferenzialità (io politico intelligente, tu votante scemo), altrimenti è giusto prenderci le zampate, quantomeno elettorali.

L’elettore populista è maggiormente orientato verso gli estremi. Cosa fare? Essere estremi. Non estremisti. Essere estremi nel rivendicare le proprie istanze. Farsi sentire. A voce alta. I filosofi e i salottieri stiano a casa loro o nelle retrovie, non è il loro tempo.

L’elettore populista non è autenticamente religioso. Cosa fare? Riappropiarsi della spiritualità che è autenticamente presente nell’elettore. Che non è agitare il rosario, ma è toccare le corde della cristianità.

Gli elettori più giovani non hanno mai fidelizzato con i partiti classici, per cui trovano facile sponda nei populisti. Cosa fare? Promuovere scuole di formazione, coinvolgerli, responsabilizzarli.

L’elettore populista si oppone all’integrazione europea. Cosa fare? Fargli capire che una unione di popoli è nell’interesse di tutti, ma difenderli di fronte agli eurolirici e agli euroburocrati per i quali l’unica società possibile è una società che non tenga conto delle singole nazionalità. Quelli sono matti, ma matti veramente.

L’elettore populista si oppone alla visione scarsamente democratica dell’UE. Cosa fare? Condannare , per portarla a trovare una soluzione, l’incapacità dell’UE di rappresentare le singole comunità nazionali, creando delle distanze enormi tra singolo elettore e Parlamento Europeo. Che poi decide la Commissione, frutto di accordi di secondo livello, quindi come dar torto agli elettori?

L’elettore populista gradisce le attitudini autoritarie. Cosa fare? Sostenere con forza i propri valori, una forza talmente grande da far pensare all’elettorato “Si fa rispettare, ci crede davvero in ciò che dice, non è titubante nell’affermarlo, lo voto”.

L’elettore populista è presente sui social. Cosa fare? Spendere qualche ora sul pc, comprendere i meccanismi dei social network, comunicare – bene – tramite essi. In alternativa, buttare qualche soldo in società di Social Media Management. Se si comunica con i segnali di fumo, ti notano solo gli indiani.


L’elettore populista è o a favore della riduzione dell’intervento statale nell’economia o desidera un maggior intervento pubblico. E qui vattelappesca, ti giochi il 50/50.
Ancora convinti che chi vota i populisti sia un folle e che non è possibile recuperare i loro voti?

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