Torna Agoghè: L’Uomo che verrà (26, 27, 28 luglio)

di Vanessa Combattelli

Cari lettori di Giovani A Destra, oggi vi riporto l’interessante intervista fatta ad Anthony La Mantia, responsabile di Azione Studentesca e tra gli organizzatori di Agoghè, un evento importantissimo nel mondo comunitario ed identitario di destra.
Quest’anno si terrà tra le Montagne del Casentino, un luogo scelto simbolicamente per rivendicare l’appartenenza allo strapaese e alla “terra dei padri”.

V: Anche quest’estate torna Agoghè, raccontaci di com’è nata questa idea di “riconquista identitaria” e perchè.

A: Agoghè nasce, ormai tre estati fa, dalla necessità di trovare un momento di condivisione comunitaria che potesse incidere profondamente nello spirito dei militanti di Azione Studentesca: tre giorni di attività culturali, sportive e politiche incentrate sulla Formazione. Il concetto stesso di Agoghè, nella classica accezione spartana, ci riporta sul piano dell’essenzialità e dell’elevazione: è l’antico allevamento delle anime, teso all’approfondimento di una visione del mondo e al superamento di sé. Non una passerella politica, dunque, ma un’occasione di crescita spirituale, nella consapevolezza che solo edificando nuovi Uomini sarà possibile costruire un futuro migliore.

V: Avrete avuto senza dubbio possibilità di confrontarvi con molti giovani da tutta Italia, a tuo parere quali sono i problemi che oggi vive un ragazzo di destra?

A: I problemi, purtroppo, non interessano solo i giovani di “destra”, ma un intero popolo: i primi, casomai, hanno gli strumenti culturali e la predisposizione spirituale per comprenderli e affrontarli. Alla base di tutto, come denunciamo da anni, vi è il nefasto fenomeno dello sradicamento, declinato in mille modi: l’immigrazione massiccia che affossa i nostri diritti, ibrida i nostri popoli e altera i nostri equilibri sociali, l’assenza di reali garanzie lavorative, dovute ad una crisi che l’economia speculativa e il libero mercato hanno reso feroce e spietata, l’esterofilia che affligge le giovani generazioni, cresciute nel mito anti-italiano del cosmopolitismo progressista, il definitivo tramonto di ogni idea-forza, di ogni prospettiva verticale, di ogni slancio di ordine superiore.

E potrei continuare per ore, perché la società liquida, omologante e livellatrice – sottomessa ai ritmi voraci del capitalismo finanziario e apolide – è un baratro senza fine: occorre tracciare una netta linea di demarcazione tra la Comunità e i meccanismi anonimi che ci sovrastano. Il dovere di ogni identitario, naturalmente, è quello di combatterli.

V: “La terra dei padri” è un tema legato fortemente alla cultura di destra, ancor prima che questa pseudo ideologia ambientalista prendesse le redini. Qual è la tua idea da giovane identitario a riguardo?

A: La Terra non rappresenta solo uno spazio da calpestare, ma un riferimento perenne che restituisce un senso all’esistenza: i popoli, per essere tali, devono radicarsi nel sangue e nel suolo. I moderni seguaci di Greta, con la loro grottesca paccottiglia pseudo-ambientalista creata ad arte dai media mainstream asserviti al pensiero unico dominante, rappresentano una contraddizione in termini: sono i figli del progresso, dell’economicismo, dell’industrialismo e dell’individualismo. Essi, dunque, sono il prodotto di quella stessa modernità che ci ha portati alla catastrofe ambientale. Chi, come noi, ha caro il concetto di Tradizione, sa perfettamente che non occorre una coscienza ambientalista: l’Uomo è parte dell’ambiente e l’ambiente è parte dell’Uomo, senza scissioni o confini. E allora la natura non è più un concetto, ma un cosmos dominato da leggi sottili nel quale si è inseriti organicamente.

V: Come avete organizzato queste giornate di Agoghè? E’ possibile avere una piccola anticipazione?

A: Agoghè cerca di unire le varie manifestazioni del nostro percorso meta-politico: la cultura, la musica, l’elaborazione operativa, lo sport e la Comunità. Tutto questo, armonizzato da una chiara impronta ideale, contribuisce a formare quadri politici qualificati, che lavoreranno come avanguardie organizzate sui territori. Avremo un discreto numero di conferenze e dibattiti, che verteranno sui maggiori temi di attualità, ma anche sul recupero di un’antica sapienza tradizionale; allenamenti di arti marziali, per rinnovare la massima secondo la quale “mens sana in corpore sano”; concerti con i migliori gruppi della musica alternativa e momenti di interscambio comunitario fondati sul confronto e la crescita.

V: Dalla locandina leggiamo che il campo si terrà “Tra le montagne del Casentino”, un luogo di per sé già molto suggestivo e senz’altro simbolico rispetto alle battaglie che portate avanti. Ti va di raccontarci il perché di questa scelta legato alle radici territoriali?

A: Abbiamo sempre organizzato Agoghè lontano dalla metropoli: l’obiettivo, infatti, è quello di lasciarsi alle spalle la frenesia quotidiana, per libere la mente e attingere nuova energia dalle manifestazioni della natura. Inoltre, c’è dietro un messaggio politico di profonda attualità: i borghi appenninici che abbiamo scelto, infatti, sono preda dello spopolamento e dell’abbandono. Sono le ultime comunità vitali di un’Italia che sta recidendo le radici con quelle specificità territoriali che – invece – ne hanno caratterizzato l’unicità per secoli. È doveroso recuperarne le potenzialità, facendoli vivere ancora. Nel nostro piccolo, ci proviamo…

V: Il tema di questa edizione verrà dedicato “all’uomo che verrà“, come mai questa scelta?

A: Perché siamo la più giovane generazione in politica: gli studenti medi e universitari, che andranno a costituire – volenti o nolenti – le classi dirigenti di domani. E siccome crediamo che una buona politica sia frutto – anzitutto – di buone persone, ci rivolgiamo all’uomo che verrà: per edificarlo secondo una precisa immagine del mondo, nel rispetto della nostra identità e delle nostre radici. Radici profonde, ma anche sguardo proiettato al futuro.

V: Cosa vorresti dire ad un giovane che non si trova a suo agio negli ambienti conformi al pensiero unico? Qual è l’obiettivo che ti senti di lanciare con AS?

A: Gli direi di prendere coscienza, di lanciare il cuore oltre l’ostacolo e di lottare. Parafrasando quanto viene scritto in “Essere Comunità”, al quale siamo particolarmente legati: “Se questo mondo ha dichiarato guerra all’avventura, la sola avventura che ci rimane è fare la guerra a questo mondo”. Avanti, oltre ogni rassegnazione: il futuro si conquista solo combattendo.

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