Il duo Toti-Carfagna: perché stavolta non si tratta di un bluff

di Andrea Curcio

Durante le ultime campagne elettorali (europee, politiche…) ad ogni intervista una domanda era sempre la stessa: Presidente ci ha mai pensato ad un successore?
La risposta secca è sempre stata che i c.d. eredi o successori, in politica non possono essere scelti dall’alto o dal capo come in un’azienda privata. Devono essere loro ad emergere, ci vuole il consenso della gente.

In effetti tutti gli ipotetici “delfini” ipotizzati dal Cavaliere non hanno avuto buona sorte. Fini, Tremonti, Alfano, questi sono solo alcuni dei signori ai quali Silvio Berlusconi pensava. Una delusione dopo l’altra.
Ma questa volta la situazione può veramente essere diversa. I due forzisti sono stati, si nominati direttamente dal Presidente, ma i personaggi in questione godono di una certa fama che trascurarla sarebbe superficiale.


Mara Carfagna meridionale e anti-Salvini, Giovani Toti nordico e filo-salviniano.

Può sembrare una semplificazione ma non lo è. I due rappresentano perfettamente le due anime principali del partito. Chi ritiene di cavalcare le stesse tematiche della Lega e chi invece vuole smarcarsi nettamente, come ha dimostrato eccellentemente la vice-presidente della Camera bacchettando in aula il Ministro dell’Interno più di una volta.
Ma perchè questi sarebbero diversi dai loro delfini predecessori? Tanto per cominciare godono di un certo fascino nell’elettorato forzista, ed entrambi non possono essere certo accusati di essere cortigiani del Presidente. Di critiche costruttive ne hanno fatte, specialmente Giovanni Toti, da mesi al centro di polemiche.

Il governatore ligure (nei sondaggi uno dei più graditi d’Italia) sembrava volesse dar luogo addirittura ad una scissione. I toni sono stati pesanti. Ma alla fine coordina lui il partito insieme a Mara. Chi l’avrebbe mai detto?
In passato chi faceva critiche di questo genere non veniva cacciato dal partito, ma sicuramente non veniva messo ai vertici! Altro elemento questo, che ci dovrebbe far riflettere. Questa volta la situazione è ben diversa.
Dobbiamo tuttavia capire che cosa avverrà dopo.

C’è chi ritiene che mettere al vertice due personaggi, non proprio affini tra di loro, rischierà di danneggiare ancora di più il partito, aumentando tensioni e litigi interni. Ma il rischio serio di affondare è troppo grave per non evitare questo genere di burrone.
Attendiamo dunque con ansia il Congresso e stiamo a guardare quel che accadrà.

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