A time for choosing: perchè il liberale di destra guarda a Ronald Reagan e al suo messaggio sempre attuale

A time for choosing. L’ora delle scelte. E la scelta lui la fece, Ronald Reagan, già nel suo primo discorso al popolo americano, datato 1964. Non aveva senso continuare a vivere nel paradosso del Partito Democratico americano, bisognava proporre una “nuova via”, la sua via.

Una via che potrebbe essere benissimo seguita dall’Italia di oggi, carente di un reale programma di governo che, a tinte un po’ gialle e un po’ verdi, spinge a pensare al nero: non il nero che tanti “antifa” accomunano al ventennio, ma il nero dell’oblio.

United States of America, anni ’60, il tema fiscale era sulla bocca di tutti. Lo Stato oppressore nei confronti del cittadino, l’eterna battaglia tra il mostro burocratico e l’individuo al suo zenith. Imposizioni fiscali prossime al 66%, frutto della “dottrina democratica”.

Non era un genio, Ronnie, era uno che conosceva una ricetta, che 20 anni dopo, con lui alla White House, avrebbe portato l’aquila a stelle e strisce a volare sul tetto del mondo, per cambiare il corso della storia e vivere l’American Dream.

Una ricetta tanto semplice e scontata che nessuno, fino ad allora e dopo di lui, ebbe il coraggio e l’avvedutezza di applicare, con pochi ma fondamentali ingredienti:

– Governo forte, esaltazione del popolo e della volontà popolare: “Il governo è soggetto al popolo…non abbia altra fonte di potere che sia il popolo sovrano…Dobbiamo credere nella nostra capacità di autogovernarci…anzichè confessare che una piccola elite intellettuale autoreferenziale sia in grado di pianificare le nostre vite al posto nostro, sostenendo che noi non saremmo capaci”.

– Taglio delle tasse e meno statalismo: “L’elargizione di soldi pubblici…pretende di decidere lo sviluppo…Con quali effetti? Più spese per i contribuenti…meno lavoratori impiegati nei settori produttivi, più impiegati nei dipartimenti dell’amministrazione…Non si è mai visto in questa terra qualcosa di più vicino alla vita eterna di un dipartimento governativo”.

– Libero mercato e intervento dello Stato minimo: “Vi sono troppi uomini che, vedendo un uomo grasso accanto a uno magro, pensano che il primo abbia acquisito la sua prosperità necessariamente ai danni del secondo…sperano di risolvere il problema dell’indigenza tramite l’intervento statale. Se la risposta…fosse effettivamente lo Stato assistenziale, come ci hanno detto negli ultimi 30 anni…perchè ogni anno il fabbisogno aumenta e aumenta ancora di più il costo degli interventi? Il Governo non è la soluzione al nostro problema…il troppo Governo E’ il problema”.

– Difesa dei valori cristiani e della famiglia: “Sono lieto di essere con voi…che mantenete l’America grande e buona…con il vostro impegno…fede e amore possiamo mantener vivo questo esperimento di libertà…La grandezza dell’America è nel suo popolo, nelle sue famiglie, nelle sue chiese, nel vicinato, nelle comunità che sostengono i valori della fratellanza, su cui il Signore veglia. Dio è nel cuore dell’America, non nel secolarismo. Dio benedica l’America” (tratto dal discorso su l’Impero del Male)

– Patriottismo e decisionismo in politica estera: “La politica nazionale deve essere basata su ciò che nei nostri cuori sappiamo essere moralmente giusto! Non possiamo comprare la nostra sicurezza e liberarci dalla minaccia della Bomba con un atto così gravemente immorale come…un accordo con i sovietici. Alexander Hamilton disse: che una nazione che preferisce il disonore al pericolo è pronta per un padrone ed è ciò che si merita. Sulla scelta fra la pace e la guerra non vi è da discutere; tuttavia ci sarebbe solo un modo…per avere la pace…la resa senza condizioni. È vero, seguire una qualunque altra via comporta rischi, ma vi è una lezione che la storia insegna costantemente: è l’appeasement, la pacificazione a mezzo di concessioni, la via che comporta i rischi maggiori”.

Barry Goldwater, nel 1964, perse lo scontro elettorale come Lyndon Johnson, i tempi non erano ancora maturi. Da quel discorso, però, iniziarono le fortune dello zio Ronnie: nel 1981 finì lui alla Casa Bianca, portando ad una politica di desindacalizzazione, deregolamentazione, investimenti infrastrutturali massici, riduzione delle tasse ed istruzione meritocratica.

Da un’idea nacque un sogno, il sogno americano.

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