Colpo basso all’oro verde italiano: Ghedira rinominato Presidente del COI

di Alessia Di Terlizzi

Il tunisino Adbellatif Ghedira rinominato Direttore Esecutivo del Consiglio Oleico Internazionale, assieme allo spagnolo Jaime Lillo e al rappresentante turco Mustafa Sepetçi fino al 2023.


Il COI è l’unica organizzazione mondiale dedicata all’olio d’oliva, che contribuisce in modo decisivo allo sviluppo sostenibile e al commercio dell’olio.
Esso si compone di 17 membri, tra cui l’Unione Europea, in rappresentanza di tutti i suoi paesi produttori, la quale nell’ultimo consiglio tra il 17 e il 21 Giugno si è astenuta in sede di votazione determinando la rielezione di Ghedira.
In base ad accordi pregressi toccava all’Italia esprimere i nuovi vertici dell’organizzazione internazionale, ma sembra ormai consolidato un asse Tunisia-Spagna-Turchia, paesi emergenti nell’olivicoltura perfettamente in linea con gli obiettivi di Ghedira, il quale ha dimostrato di voler tutelare la quantità e non la qualità di produzione.

Tant’è che grazie all’immediato intervento di Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola, eravamo riusciti ad evitare che fosse abolito il panel test, metodo di classificazione e analisi per esprimere un giudizio sulla presenza e intensità dei pregi e difetti dell’olio, in pratica uno strumento efficace per la valutazione della sua qualità.
Insomma l’ennesima batosta per l’Italia e il suo olio extravergine che ha già visto andare in fumo 390 milioni di euro in Puglia per la mancata produzione di olio da pressione, dovuta alla Xylella fastidiosa, bestia nera dell’olivicoltura pugliese. Inoltre, si teme un allentamento dei controlli, che permetta la diffusione di materia prima a basso costo dalla Spagna o altri paesi e la successiva miscela con il nostro olio, falsificando il nostro “made in Italy“. Senza parlare della paura di un mercato concorrenziale in cui i nostri prodotti saranno sorpassati da olio a costo minimo, considerando già il fatto che l’Italia è scesa da anni sia dal podio dei maggiori produttori, sorpassata anche dalla Siria che produce 200 mila tonnellate in confronto alle nostre 183 mila, che da quello dei maggiori esportatori, scavalcata dalla Spagna.

Nessuno parla di questo attacco silenzioso al nostro paese, in particolare al meridione in cui “l’oro verde” regge le economie agricole di diverse regioni tra cui Puglia, Calabria e Sicilia.

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