A chi serve davvero il Fascismo?

di Alessio Moroni

Sono passati 74 anni dalla caduta del fascismo in Italia: nel 1943 a seguito dell’armistizio dell’8 Settembre, dopo un ventennio in cui l’ideologia guidata da Benito Mussolini aveva instaurato un potente regime autoritario nel nostro Paese (e che aveva ispirato anche la filosofia nazional-socialista di Adolf Hitler, con i risultati che purtroppo oggi tutti conosciamo) molti cittadini decisero di rigettare tal movimento politico. Fu l’inizio di una sanguinosa e cruenta guerra civile che causò numerose vittime, spesso innocenti, e che culminò con l’esposizione a Piazzale Loreto dell’ex Duce Benito Mussolini, della sua amata Claretta Petacci, di Bombacci, di Pavolini e di Starace, fedelissimi del regime.

Tale evento rappresenta uno spartiacque chiave per la storia del nostro Stato poichè da quel 28 Aprile 1945 si è aperta una ferita che oramai, a distanza di numerosi decenni, appare insanabile. E’ compito dell’Italia riconoscere che non siamo riusciti a diventare un paese libero, democratico e aperto al confronto delle diverse idee senza fare attuare gli strumenti repressivi tipici di un modello anti-democratico: si è preferito trascinare i principali artefici alla gogna, alla mercè del popolo distrutto da anni di guerra, per ripulirsi la coscienza nel minor tempo possibile, senza attuare un vero cambiamento sociale all’interno del nostro territorio.

Il fondatore del Partito Nazionale Fascista, ed i suoi gerarchi, dovevano andare incontro ad un processo equo e rispettabile in cui venissero portati a galla tutti gli errori ed i crimini commessi durante l’arco di tempo in cui sono stati al potere; in tal modo tutti avrebbero pagato e lo avrebbero fatte con modalità democratiche e soprattutto attraverso le pubbliche ammissioni di tali individui non ci sarebbe stato spazio per alcun tipo di revisionismo.

Tale evento, tuttavia, non è accaduto e ci troviamo di fronte ad una realtà completamente differente e al giorno d’oggi il fascismo viene strumentalizzato ancor oggi da ambo le parti politiche, come se fosse qualcosa di ancor presente e radicato. La sinistra attuale, una volta visti scomparire i propri temi chiave (quali ad esempio la lotta al fianco della classe operaia per il raggiungimento di migliori condizioni lavorative) ha preferito ancorarsi sulla lotta all’anti-fascismo etichettando come fascista chiunque promuovesse un’idea leggermente differente dalla loro. Nell’era imperante del politically correct è difficile difendere le ragioni di uno Stato che tenta di reclamizzare il rispetto delle leggi nazionali ed internazionali nei confronti di una nave che entra illegalmente in acque statali senza ritrovarsi ad essere etichettati di rifarsi all’ideologia precedentemente citata.

Nel nostro paese, nonostante ciò che si dice per generare allarmismo non vi è attualmente il pericolo di una deriva autoritaria poichè 100 anni fa, rispetto ad adesso, non vi era una Costituzione rigida che non permettesse repentini cambiamenti di essa e del sistema governativo nazionale; non vi è tantomeno il rischio di una deriva rossa che allarmi i cittadini del ceto medio e li spinga ad accettare un compromesso con un modello socio-politico che si poneva come obiettivo la reazione ai movimenti rivoluzionari e non vi è il desiderio di lasciare il mercato comune europeo e mondiale per sviluppare un’economia di stampo autarchico.

Il peccato originale compiuto dal nostro Stato repubblicano è stato quello di non aver dato una cesura netta con il Governo Mussolini, organizzando in quel distributore di benzina a Milano una triste esposizione verso i vinti che, col tempo, non ha mai lenito alcuna ferita.

Al giorno d’oggi ancora non siamo riusciti a fare i conti col passato e ci ritroviamo campagne elettorali che, privandosi di contenuti attuali e meritevoli di attenzione, continuano a permearsi di accuse sterili sul dare del fascista a chiunque.

E’ veramente questo che vogliamo dalla libertà? Dare degli illiberali a chiunque non la pensi come noi?

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