Gli eroi del Politically Correct: storia di un totalitarismo perfetto

di Renato Marcantonio

Carola Rackete, Greta Thumberg, Spike Lee, Asia Argento. Quattro personaggi diversi, appartenenti a mondi differenti, ma uniti da una stessa crociata mediatica, che a tavolino sembra voler scegliere le sue icone da opporre ai suoi arcinemici (sovranisti, o più semplicemente: personaggi non allineati con il pensiero unico).


Ma chi sono questi protagonisti?

Alcune sono persone fino poco tempo fa sconosciute, ma che si sono guadagnate la ribalta mediatica per motivi assai diversi: in questo caso stiamo parlando del capitano (o capitanA) della famosa ONG “sea watch 3” Carola Rackete, e l’attivista Greta Thumberg. La prima delle due è una ragazza che in questi giorni si è ritagliata un importante spazio nell’ albo dei “salvatori di persone in difficoltà”, nonché nello schieramento contro il ministro “Matteo Salvini”. Una ribalta mediatica che in Italia ha coinvolto noti quotidiani e riviste, che hanno approfittato di una ben nota aria di indignazione generale di chi non ha particolarmente a cuore l’attuale governo gialloverde; una ribalta che ha nuovamente gettato fumo negli occhi, facendo leva sulla demonizzazione della politica schierata contro l’immigrazione incontrollata. In tutto questo la figura di Carola è diventata quella di una Giovanna d’Arco che si ribella ad uno pseudo oppressore. La sua azione ha generato le più bizzarre e controverse prese di posizioni: c’è chi ha addirittura affermato infatti che il gesto dovrà ispirare una resistenza.

Domanda: resistenza da cosa? E’ mai possibile che non si conosca la storia fino a questi livelli?


Come si può mancare di rispetto verso chi combatteva in montagna, infrascato, per difendere la propria libertà (con l’unica certezza quella che avrebbe potuto morire da un momento all’altro), paragonandolo con l’azione di una persona che ha messo a repentaglio la vita non solo di alcuni finanzieri, ma anche dei migranti stessi, girovagando il mediterraneo per due settimane, con la sola e unica pretesa di sbarcare in Italia (nonostante avesse avuto carburante a sufficienza per raggiungere Amburgo o Rotterdam), contribuendo a stremare ulteriormente dei disperati che in questo momento storico sono le vere vittime di chi fa politica sulla loro pelle, tra cui soprattutto quotidiani e riviste mainstream, che esaltano complici dei trafficanti d’uomini, che a loro volta dimostrano di avere più a cuore la sfida politica contro quello che oggi rappresenta l’alternativa scomoda al pensiero comune: Matteo Salvini. Dopo il caso “Sea Watch 3” è arrivato quella “mediterranea “, che ha addirittura rifiutato l’attracco nelle acque maltesi, dopo che per giorni sui social si sono visti post dove si affermava che c’era la volontà da parte delle ONG di sbarcare anche a Malta, se ci fosse stata la possibilità.

Difficile non pensare che la politica “fucsia” e “petalosa” sia in realtà una maschera indossata da un mostro intollerante verso chi la pensa diversamente, ma soprattutto non curante dei reali problemi che affliggono chi scappa da paesi in povertà estrema, aiutati solamente da organizzazioni umanitarie no-profit, dove volontari, con vera vocazione umanitaria decidono di mettere a rischio anche la propria vita pur di aiutare chi ne ha realmente bisogno nel proprio paese d’origine.

Volontari di cui nessuno conosce il nome, che non finiscono sulle prime pagine di giornali, o sui post di Roberto Saviano, né tanto meno finiscono ospiti su “che tempo che fa”. Qualcuno saprebbe stilare una lista di almeno 5 medici volontari nominati come eroi dai mezzi d’informazione più importanti, perché si prendono cura veramente degli ultimi? C’è da scommetterci che nessuno riuscirebbe a nominarne a manco uno.

Poi c’è Greta Thumberg, la giovanissima attivista che sembra aver rivoluzionato una battaglia doverosa e giusta, a salvaguardia dell’ambiente. Perché sembra? Al di là delle polemiche che coinvolgono climatologi che non credono al catastrofismo generale sul clima (Suggerimento: leggere “la falsa teoria del clima impazzito” di Sergio Pinna), e al di là delle polemiche su quanto sia più giusto incentivare l’estremo oriente nel diminuire consumi di carburanti inquinanti, anche Greta Thumberg è riuscita a trasformare il suo attivismo ambientale in attivismo politico, sicuramente spinta anche da qualche ombra mediatica alle spalle. In tempi non sospetti la giovane svedese ha apertamente dichiarato infatti che il mondo deve combattere l’avanzare dei nazismi. Greta Thumberg ha 16 anni, è una studentessa delle scuole superiori, non è una storica contemporanea, né tanto meno una giornalista e soprattutto non ha anni di studio e letture alle spalle che le permettono di fare orazioni alla Demostene contro emergenti pericoli politici; eppure quelle sue parole sono state lodate, quasi come se avesse fatto breccia per la prima volta in un problema che fino quel momento era dogma. Insomma, il suo attivismo funzionava, ma c’era bisogno di un po’ di pepe, e in questi casi, come sempre, si buttano in mezzo battaglie politiche anche dove non ha senso metterle. Le sue marce in Italia sono diventate occasione per contestare il governo e le sue presunte politiche razziste. Greta Thumberg non bastava come salvatrice del nostro clima; alcuni giornalai avevano bisogno di altro, riuscendo a trasformare questa ragazzina con le trecce che aveva a cuore la salvaguardia dell’ambiente in eroina della sinistra progressista.

C’è da chiedersi questo: Ma Greta voleva veramente parlare di questioni politiche? O si è ritrovata a doverlo fare per permettersi di continuare a combattere per la sua idea originale? Passiamo ai personaggi del mondo dello spettacolo invece! Già, adesso i paladini del popolo sono soprattutto quelli che contatti diretti con il popolo non ne hanno, ma che sproloquiano comunque da un comodo sofà e con un bel portafoglio gonfio in tasca. Parliamo di due personaggi in particolare, legati al mondo dello spettacolo: Spike Lee e Asia Argento.


Partiamo dal primo: tra i più premiati e acclamati negli scorsi “Academy Awards” (ormai fortino dei militanti altolocati dei democratici americani) per il film “Blackkklansman” da lui diretto. Film che parla di un agente della polizia afroamericano infiltrato in un gruppo di suprematisti bianchi. Film godibile, che sembrerebbe rispettare la storia da cui si ispira il regista. Tuttavia, nel finale accade un qualcosa che ha veramente dell’incredibile: il film si conclude con l’elezione di Donald Trump, in cui si vuole sottolineare di quanto pericolosa sia per il popolo afro la nomina di un presidente repubblicano. In un paese non democratico (quindi non negli Stati Uniti) un attacco del genere avrebbe sancito sicuramente la fine della carriera da regista per S.Lee. In un paese dove non c’è veramente la libertà d’espressione probabilmente un film del genere non sarebbe stato proiettato nemmeno nei peggiori cinema, figuriamoci ad un evento di gala di rilevanza nazionale. Spike Lee continua tranquillamente a fare il regista, e Donald Trump continua a lasciarglielo fare, nonostante le calunnie gratuite ricevute verrebbe da dire. Il politicamente corretto ha ormai plagiato anche il cinema, e per strappare consensi basta schierarsi (con superbia e con aria di sfida) contro il presidente degli Stati Uniti. Per non arrabbiarsi bisognerebbe limitarci a guardare i cartoni della Disney, solo i cartoni però! Perché se ci mettessimo a guardare anche i live action diventeremo matti, siamo circondati. Ma parliamo adesso di Asia Argento: uno dei più grandi autogoal della propaganda del centrosinistra italiano. La lotta femminista, con tematiche serie, rilevanti quanto delicate solleverebbe polveroni pazzeschi e rivoluzionari.

Se le marce femministe occidentali avessero osannato i piccoli movimenti femministi islamici, le cui adepte rischiano la pena di morte ogni qual volta si prendono il rischio di esporsi; se le lotte femministe denunciassero le violenze subite da Irum Saeed, Najaf Sultana, Shanaz Bibi e Munira Asef (Donne pakistane sfigurate dalla violenza dei loro mariti), non ci sarebbe divisione politica in questo aspetto. Invece anche qui il politicamente corretto non poteva mancare, arrivando a fare elevare una miracolata “figlia di papà” come leader di un movimento che avrebbe invece bisogno di donne che combattono tutti i giorni le ingiustizie a loro inflitte. Di donne cosi, che avrebbero solo bisogno di voce non ci si preoccupa; meglio fare come la Boldrini che pensava di raccogliere voti per LeU con una mossa da dilettanti: cercare consensi usando una celebrità dai principi morali alquanto discutibili. Laura Boldrini si è presentata davanti alle televisioni con una rappresentante di una generazione senza valori, detestata anche da chi detesta gli avversari politici dell’ex presidente (e non presidenta) della camera.

E dire che la campagna sui diritti delle donne potrebbe veramente far riscuotere consensi, se solo si toccassero le corde giuste, lasciando perdere slogan insensati e incitatori all’odio politico e sociale. Gli idoli del politicamente corretto sono talmente tanti che non basterebbero quaranta pagine per poterli elencare, ma grossomodo tutti presentano similitudini con i quattro qui citati, ma soprattutto, a prescindere dal ceto sociale hanno una cosa in comune: Hanno capito che per promuovere le loro crociate personali (Carola contro Salvini, Greta contro l’inquinamento, Spike Lee contro Trump, Asia Argento contro la paura di finire nel dimenticatoio) devono far sempre riferimento ai classici spauracchi utilizzati a finalità di monito come quello del: “non tornare più nel medioevo” (In quale secolo? In quale regno? In quale impero?), che tanto eccitano i mass media che quindi si, sono loro che ti celebrano come eroe. Basta poco per ricevere consensi facili: basta avere un telefono, un profilo social e un’idea nemmeno tanto fantasiosa (basta che faccia intendere di essere estremamente contraria alle pericolose politiche sovraniste) per avere quei tre giorni di gloria dove potrai vantarti di essere stato citato niente popò di meno che da Saverio Tommasi magari.

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