Ursula Von Der Leyen: chi è la nuova presidente della Commissione Europea

di Matteo Tummieri

Il 2 luglio 2019 Ursula Von Der Leyen è stata designata dal Consiglio europeo alla carica di presidente della Commissione europea, risultando quindi essere la prima donna nella storia dell’Unione Europea a ricoprire la carica di presidente della Commissione europea.
Il Parlamento europeo ha dato seguito a tale nomina il 16 luglio, eleggendola con 383 voti favorevoli, 327 contrari, 22 astensioni e una scheda nulla.

Da questi dati si può constatare come i voti dei 14 eurodeputati del Movimento 5 Stelle a suo favore siano stati decisivi, in quanto senza di essi non si sarebbe raggiunto il quorum necessario, pari a 374 voti.

Voto diametralmente opposto rispetto agli “alleati” della Lega che, insieme a Fratelli d’Italia hanno optato per il “no”. Altra spaccatura sul fronte governo che ci porta ad effettuare delle riflessioni: quanto ancora può durare un governo così innaturale che è in contrasto sulla grande maggioranza dei temi? La soluzione più adatta sarebbe un ritorno al voto, che sancirebbe, come mostrato nelle elezioni Europee una maggioranza italiana indirizzata verso il centro-destra.


Scopriamo Ursula Van Der Leyen

Ursula Van Der Leyen è nata a Ixelles, un comune nei pressi di Bruxelles l’8 ottobre 1958.
Iscritta al CDU dal 1990, la sua carriera politica inizia a prendere piede nel 2001, quando le viene affidato un incarico nella regione dell’Hannover.
Nel 2003 è stata eletta deputata al Landtag della Bassa Sassonia e sempre nello stesso anno è diventata ministro degli Affari sociali, delle donne, della famiglia e della salute della Bassa Sassonia.
Nel 2005 effettua un grande passo in avanti, in quanto, su scelta della cancelliera Angela Merkel, Ursula viene designata Ministro della Famiglia, dando vita a una serie di politiche sociali che garantissero alle donne la conciliazione del lavoro con la maternità grazie anche alla realizzazione di asili gratuiti e concessione di sussidi alle donne che rimanevano in casa con i propri figli.

Nel 2009, dopo le dimissioni di Franz Josef Jung, Ursula diventa Ministro del Lavoro e degli affari sociali.
Nel 2013 Ursula Van Der Leyen raggiunge un traguardo storico, in quanto è la prima donna in Germania alla quale viene affidato l’incarico di Ministro della Difesa,  dove si è resa protagonista di un duro scontro con i vertici militari tedeschi per la presunta presenza di filonazisti tra le fila della Bundeswehr.
Nel 2015 contribuisce alla crisi tra Ucraina e Russia inviando truppe e droni, mentre nel 2016 registriamo un accordo importante tra Nato e Unione Europea per quanto concerne un’operazione di contrasto dell’immigrazione clandestina.


Un’inchiesta a suo carico


Ebbene si, raccogliendo delle informazioni sul Web abbiamo scoperto come Ursula Van Der Leyen sia sotto inchiesta.
L’inchiesta riguarda l’utilizzo di consulenti esterni da parte del ministero della Difesa tedesco che presiede dalla fine del 2013. Queste consulenze,tra l’altro molto remunerative, a quanto si può constare, sarebbero state affidate senza i necessari controlli e gestite in modo poco trasparente.
Effettuando delle analisi di 56 contratti su 375 sottoscritti nel periodo 2015-2016 dal ministero della Difesa, la Corte dei Conti federale tedesca ha riscontrato la mancanza di giustificazione delle consulenze e che inoltre più di un terzo di esse siano state assegnate in maniera irregolare.
La maggior beneficiaria di queste consulenze milionarie risulta essere la compagnia americana Accenture, l’accusa ipotizza che sia stata agevolata dalla rete di amicizie del manager Timo Noetzel, che vantava contatti sia al ministero sia nell’esercito.
Il ruolo di Ursula von der Leyen in questo scandalo oggi risulta ancora incerto.


Prime riflessioni a caldo.


«Mi sento molto onorata, sono sopraffatta. Vi ringrazio per la fiducia che riponete in me. È la fiducia che riponete nell’Europa, in un’Europa forte e unita, da est a ovest, da nord a sud, pronta a lottare per il suo futuro anziché al suo interno», le prime parole del neo-presidente.

Convinta europeista, la sua ambizione più grande è la formazione degli Stati Uniti d’Europa imitando un po’ il modello americano.
Guardando la sua agenda al centro dell’attenzione vi è il tema ambientale con obiettivi esigenti in termini di emissioni da tagliare, ma altrettanto importante è il tema delle politiche sociali, affermando di voler introdurre un salario minimo a livello europeo e una cassa integrazione straordinaria di fronte a choc economici.
Nel suo discorso figura una particolare importanza sul tema dell’immigrazione, sottolineando il dovere di soccorrere e salvare i migranti in mare e di rafforzare l’asilo modificando gli accordi di Dublino e incentivando i canali umanitari.
Queste sono le premesse di un’Europa tendente grazie a questa presidenza più verso sinistra. Adesso sarà il solo tempo a darci delle risposte e a farci constatare quanto il programma verrà effettivamente rispettato.

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