Russia – Ucraina – Italia: Sta veramente succedendo qualcosa? Il punto della situazione [L’INCHIESTA]

di Alessio Valente

Ventiquattro maggio duemilaquattordici: nel bel mezzo delle campagne dell’Ucraina orientale, Andrea Rocchielli, fotografo, rimane vittima dell’esplosione di un colpo di mortaio. Insieme a lui altre quattro persone.

Due colleghi, un francese ed un russo, un autista e un quinto uomo di cui non si sa nulla.
Sono i mesi successivi alle rivolte di Maidan, mesi in cui nel resto d’Europa ancora non si parla chiaramente di guerra civile, o non e´ del tutto chiara la gravità della situazione, che porterà al conflitto fra separatisti filorussi e ucraini nel Donbass.

In Italia, dopo il fatto, non si parla nemmeno della possibilità che ad uccidere il nostro connazionale sia stato un colpo volontario. La versione più accreditata, che è poi quella più plausibile, è quella che segue: i cinque si sono trovati nel bel mezzo di un conflitto a fuoco, hanno cercato di raggiungere un fosso per mettersi al riparo ma non c’è nulla da fare, un colpo li ha raggiunti uccidendoli quasi sul colpo. Caso momentaneamente chiuso momentaneamente.
Tre anni dopo infatti, un giovane di nome Vitaly Markiv, viene arrestato poiché ritenuto coinvolto nell’accaduto, che nel frattempo da fatto colposo è diventato un vero e proprio attentato. A dirla tutta, alcuni elementi avevano già portato a ipotesi simili: le ricostruzioni sono confuse e poco chiare, l’Italia chiede di esaminare il terreno dell’incidente ma riceve solo il silenzio come risposta. Inoltre, arriva un’accusa esplicita, forse l’indizio meno attendibile, da parte del capo delle milizie filorusse.


Il fatto cade nell’oblio per molto tempo; i media italiani non ne parlano e tutto passa in secondo piano. È solo recentemente che la notizia torna a galla, quando un articolo di Sputnik rivela che Dmitri Yarosh, deputato ucraino di Pravy Sektor, partito di estrema destra ucraina bandito dalla Federazione Russa, ha suggerito di “imprigionare gli italiani che vanno in Ucraina di tanto in tanto”.
Il motivo è semplice: vendicare l’arresto e la condanna a ventiquattro anni di Markiv, ritenuto responsabile dell’omicidio di Rocchielli. Anche stavolta la fonte potrebbe non essere considerata un perfetto esempio di imparzialità e i dubbi sono rafforzati dall’assoluta assenza della notizia su tutti i media nazionali; basta visitare però il profilo Facebook del deputato per scoprire che è effettivamente presente un post identico a quello riportato. Difficile carpire bene il significato delle parole utilizzando la traduzione automatica del social, ma il succo sembra proprio essere quello riportato da Sputnik. Nel frattempo, però, assoluto silenzio da parte della politica e del giornalismo italiano. Passa in sordina la minaccia del deputato e passa in sordina anche la notizia della condanna. In fin dei conti, il caso, non ha mai suscitato troppo interesse. Niente indignazione alla Regeni, insomma.

Non passa in sordina però, negli stessi giorni, il caso dei famosi rubli regalati alla Lega dalla Russia. Si grida allo scandalo, alla perdita di sovranità da una parte, mentre dall’altra si nega o si sottende che sia tutto normale e ordinario. Intanto viene trovato un arsenale, nel nord Italia, che sarebbe servito per attentare alla vita del nostro Ministro dell’Interno. Questo è quello che emerge dal ritrovamento di una serie di armi da fuoco e addirittura di un missile aria-aria proveniente dal Quatar. I possessori, che sono tre, pare che abbiano tutti combattuto nel Donbass e proprio la questione ucraina starebbe alla base della pianificazione dell’attentato. Anche stavolta l’opinione pubblica sembra spaccata a metà: chi crede che sia una farsa messa su per distrarre l’attenzione, chi invece crede alla versione del Ministro.

Intanto, al Copasir, i servizi assicurano che non c’é stato alcun pericolo per la sicurezza nazionale derivato dalla presunta trattativa, mentre da Tiscali informano che gli stessi servizi avrebbero parlato dell’impossibilità della trattativa stessa, almeno non se l’oggetto fosse quello dichiarato: tre milioni di tonnellate di petrolio è tutto il fabbisogno nazionale, sarebbe impossibile contrattarli per vie traverse. Ognuno sembra riportare le sue notizie, quindi, e la situazione e tutto fuorché chiara.

L’ambasciatore di Kiev intanto chiede chiarimenti a Salvini sulle sue rivelazioni. “La minaccia alla vita di qualsiasi persona e, in particolare, di un Ministro, da parte di un fantomatico gruppo ucraino è una notizia che ha allarmato l’Ucraina”, dice. E sottolinea di parlare da rappresentante di uno “stato amico”, il che suggerirebbe che le invettive lanciate via social da un deputato ucraino rappresentino un sentimento isolato.
Non sappiamo se la nostra diplomazia abbia chiesto chiarimenti su quell’episodio, ma sappiamo con certezza che gli ultimi avvenimenti, fra presunti finanziamenti esteri a un partito di maggioranza, minacce via social che seguono condanne esemplari e arsenali ritrovati, calano una fitta nebbia su quale sia la strategia adottata in politica estera dal nostro paese da qualche tempo a questa parte e quanto siano in pericolo i nostri interessi nazionali.
Una situazione in cui senz’altro si subiscono maggiormente le spaccature interne al governo e al paese stesso e che sembra rievocare le parole utilizzate dal Generale Vincenzo Santo durante l’ultimo appuntamento di Atreju: quando qualcuno ci parla degli interessi nazionali, c’è un cittadino che dica: “scusa ma quali sono gli interessi nazionali?”. Ecco, questo non è dato saperlo, ne è dato sapere se si stiano perseguendo davvero degli interessi nazionali. Un concetto ormai dimenticato da troppo tempo.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *