Come la Luna segnò le sorti della Guerra Fredda

a cura di Vanessa Combattelli e Danilo Delle Fave

Il 20 Luglio 1969 per la prima volta nella storia dell’umanità l’uomo mise piede sulla luna, un atto che venne letto come il trionfo della tecnologia e della razionalità umana sui limiti imposti dalla natura, e al tempo stesso come il simbolo della superiorità del sistema occidentale capitalista su quello sovietico.

Luna e politica: perché nel 1969 cambiò la guerra fredda


La corsa allo spazio si inserisce infatti nel contesto della guerra fredda anche se affonda le sue radici molto lontano nel tempo: sul finire dell’800 già ci si immaginavano ipotetici viaggi oltre l’orbita terrestre, basti pensare al romanzo di Jules Verne dalla terra alla luna, e a cavallo tra i due secoli iniziarono ad esserci le prime dimostrazioni teoriche di fisici per sconfiggere la forza di gravità, in primis il russo Konstantin Tsiolkowski e il tedesco Hermann Oberth, e negli anni ‘20 i primi test di razzi come quelli del fisico R.H. Goddard. Tra gli anni ’20 e ’30 nacquero le prime società spaziali in Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e persino Unione Sovietica. Tuttavia i paesi che erano più all’avanguardia rispetto alla tecnologia missilistica erano gli Stati Uniti e la Germania, dove gli studi per i viaggi spaziali vennero presto accantonati per sostituirli con programmi bellici: lo scienziato Werner von Braun venne posto a capo del progetto di propulsori per aerei a reazione i Mescherschmitt 262 e per i celebri missili V-2 usati per bombardare Londra sul finire della guerra.

Braccio di ferro tra USA e URSS

Vennero considerate dalla propaganda nazista le Wunderwaffen, le armi delle meraviglie che avrebbero permesso di risollevare le sorti del conflitto. Con la sconfitta del Terzo Reich partì una corsa per accaparrarsi gli scienziati che avevano lavorato a questi progetti, in primis l’unione sovietica e gli stati uniti, i quali attraverso la cosiddetta operazione paperclip riuscirono ad ottenere la cooperazione dell’equipe di von Braun per il loro programma missilistico. Gli americani avevano infatti iniziato a lavorare alla medesima tecnologia già nei primi anni ’40 e l’apporto di questi scienziati si rilevò di grande aiuto per sviluppare missili con una gittata sempre più ampia. Nei primi anni della guerra fredda gli stati uniti avevano la piena egemonia aerea che li faceva ritenere al sicuro da un eventuale tentativo di attacco atomico sovietico: questa sicurezza si infranse con il lancio dello Sputnik il 4 Ottobre 1957, il quale non solo dimostrava il vantaggio tecnologico sovietico nella tecnologia missilistica ma di fatto rendeva inutile la superiorità aerea americana visto che non vi erano i mezzi per ostacolare un eventuale testata nucleare caricata sopra un missile dalla stessa gittata dello sputnik. Venne così inaugurata quella che verrà definita Distruzione Mutua Assicurata, quella condizione per cui l’uso di armi atomiche da parte di una delle potenze porterà all’inevitabile distruzione dell’altra, e la corsa allo spazio, dopo che gli Stati Uniti risposero allo sputnik con il lancio dell’Explorer 1 il 31 Gennaio 1958.

L’amministrazione americana di Eisenhower dovette cedere i suoi propositi di tagli alla spesa pubblica incalzati dai democratici e dalla società civile chiedendo una risposta decisa, mettendo in moto il keynesismo militare attraverso la creazione della NASA il 29 luglio 1958. Con il fallimento dei tentativi di rovesciare castro e gli sviluppi politici della conseguente crisi dei missili cubani, la corsa allo spazio divenne una questione di prestigio che gli americani stavano perdendo: non solo i sovietici potevano fregiarsi del fatto che avevano inviato il primo essere vivente di dimensioni significative nello spazio, la cagnolina Laika il 3 novembre 1957 con lo sputnik 2, ma anche il primo uomo nello spazio, al di fuori dell’orbita terrestre, Yuri Gagarin con la missione Vostok 1 del 12 aprile 1961 e la prima donna nello spazio valentina Tereskova il 16 giugno 1963. L’amministrazione Kennedy prima e Johnson poi prese a cuore la questione spaziale alzando la posta in gioco: gli stati uniti sarebbero stati il primo paese a inviare un uomo sulla luna. Il programma Apollo aveva quindi il duplice scopo di sconfiggere i sovietici su un settore dove detenevano un primato incontestato e di fornire la dimostrazione sia a livello interno che internazionale della superiorità del sistema politico ed economico americano su quello sovietico. Vennero impiegati i migliori esperti nel campo aereospaziale per raggiungere questo obiettivo tra cui Werner von Braun, il quale sarà responsabile della costruzione del razzo vettore Saturn V che renderà possibile la missione dell’Apollo 11: il puntare direttamente alla luna avrebbe permesso di recuperare il prestigio perso e di distogliere l’opinione pubblica dal fallimento della guerra del Vietnam . Tra i lasciti meno conosciuti della corsa allo spazio vi sono i tentativi di regolare giuridicamente lo spazio extra-terrestre come il trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 e il trattato sulla luna del 1979, che regolano le attività nello spazio extra-atmosferico e sulla luna, col preciso scopo di evitare la militarizzazione dello spazio e promuovendo la cooperazione multilaterale.

Una nuova società alla fine degli anni sessanta

La società di quegli anni era già colta da profondi cambiamenti sociali che ne avrebbero mutato ben presto il DNA, impostando quello che sarebbe stato il passo fondamentale del secolo.

Da quel giorno infatti, per quanto sembri remoto per chi ne fu estraneo alle vicende, nulla sarà più lo stesso. La gara spaziale aveva infatti come obiettivo quello di delegittimare una delle due Superpotenze, entrambe impegnate dalla fine della seconda guerra mondiale nel migliorare e perfezionare le tecniche aereospaziali e tecnologiche inaugurate dalla Germania Nazista.

Occorre infatti dire che fu proprio il modello hitleriano ad imporsi per studiare quanto più possibile del progresso scientifico, importante per imporsi realmente nel mondo politico e per sbaragliare i propri avversari, configurarando quello che lo storico Ennio di Nolfo descrive come il passaggio dagli imperi militari agli imperi tecnologici. Questa eredità fu ben colta dall’Unione Sovietica e dall’America, sicché dopo la morte di Stalin si aprì la stagione della cosiddetta coesistenza pacifica: le superpotenze diedero il via a questa competizione su quale fosse il sistema politico ed economico migliore, competizione che avrebbe avuto reale risoluzione solo in quel 20 luglio del 1969, preludio inoltre di una decadenza sempre più irrimediabile dell’URSS.

Il mondo stava a guardare quella grandiosa impresa consapevole che qualcosa sarebbe cambiato per sempre, ma fosse anche solo semplicemente tutta quella narrativa secolare dedicata alla bellezza della Luna, oppure le leggende mitologiche di grande fascino per l’uomo da sempre. Tanto è vero il nostro amato satellite ha accompagnato ogni notte del mondo, dalla primissima sino alla nostra, affascinando l’essere umano che provava tanta impotenza e attrazione nei confronti di quella che sembrava essere la divinità protettrice per eccellenza. Non potevano quindi essere biasimati quegli uomini a cui era stato affidato un incarico tanto importante nel provare tensione e ansia. Va precisato che, per quanto fossero state prese tutte le precauzioni del caso, la missione poteva avere dei punti deboli portando i “First Men” a morte certa nell’ignoto. Sicché, pensiamoci, segnare con la propria impronta quel suolo significava prima di tutto umanizzarlo, far presente che noi siamo stati lì, che nel corpo di Neil Armstrong vi era tutta l’umanità.

Ma poi, e va detto, l’atto fu politico e di egemonia: venne issata la bandiera americana affinché si sapesse che erano stati gli americani a farcela, non solo uomini, americani. E con tale atto si voleva definire una cosa che poi, effettivamente, non si è rivelata sbagliata: l’egemonia americana si affermava sulla Luna ma parallelamente lo faceva sul mondo, sull’Europa, sull’Unione Sovietica che doveva affermare la propria sconfitta. Perché fu da quel momento, con un’impresa tanto straordinaria quanto spaventosa, che l’America potette davvero mostrarsi agli occhi del mondo per quello che desiderava da sempre.
E questo tipo di format è ben lontano e distante da quel tentativo dell’URSS di perdere concezione di nazione, a questo proposito torniamo indietro di qualche anno al 12 aprile 1961 quando venne lanciata una capsula sovietica per l’orbita terreste, al suo interno si trovava Jurij Alekseevic, il primo umano a viaggiare nello Spazio. Durante la sua esplorazione, Alekseevic disse: “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini.“, un discorso che nessun americano si sarebbe mai sognato di fare.

La patria di George Washington, la nata colonia, l’Europa che aveva prima fatto propri i loro territori, e adesso tutti quei figli d’Europa (perché di quello si tratta) hanno trovato una loro identità, sino a riportare in Europa il “favore”, dimostrando di non essere più soggetti ad alcuna europeizzazione, ma di poter a tutti gli effetti avviare un’americanizzazione del mondo moderno. In un memoriabile discorso, ancor prima che fosse solo immaginabile una simile impresa, John F. Kennedy disse: «Io sono convinto che questa nazione debba impegnarsi a raggiungere l’obiettivo, prima che questo decennio finisca, di far atterrare un uomo sulla Luna e di farlo tornare sano e salvo sulla Terra»

Nessuno poteva immaginarlo, era ancora un’idea così lontana e remota, eppure è l’essenza del vero sogno americano che è linfa stessa dell’essere Stati Uniti

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