La Perla di Arezzo #EsplorandoLoStivale

Di Franz Camillo Bertagnolli Ravazzi

La Riserva Naturale di Ponte a Buriano e Penna

A pochi chilometri dal centro di Arezzo un luogo semisconosciuto di straordinaria bellezza naturalistica.
La bellezza di questo luogo è dovuta alla sua Riserva Naturale, un’area di circa sette chilometri lungo il letto dell’Arno che arriva fino alla diga della Penna.
La Riserva si sviluppa per circa 7 km di lunghezza lungo il corso dell’Arno, dal ponte romanico di Ponte Buriano fino alla centrale elettrica situata a valle della diga ENEL della Penna e comprende l’invaso artificiale della diga e le zone terrestri limitrofe. Il paesaggio è caratterizzato principalmente dalle dolci colline circostanti all’invaso, costituite da sedimenti fluvio-lacustri di età diversa, con presenza saltuaria di balze e pareti verticali. Dalla cartiera di Ponte a Buriano fino a Rondine, l’Arno scorre incassato fra le rocce, mentre da Rondine alla Penna il fiume si allarga a costituire l’invaso della Penna. Il paesaggio vegetale è costituito da boschi di roverella, localizzati soprattutto nei versanti direttamente esposti verso l’invaso, da una esigua fascia arborea ripariale, da arbusteti, colture agrarie (situate soprattutto lungo la sponda sinistra dell’Arno) e da una vasta area palustre nella porzione orientale della Riserva.

Il paesaggio vegetale è costituito da boschi di roverella, localizzati soprattutto nei versanti direttamente esposti verso l’invaso, da una esigua fascia arborea ripariale, da arbusteti, colture agrarie (situate soprattutto lungo la sponda sinistra dell’Arno) e da una vasta area palustre nella porzione orientale della Riserva.

Molte sono le specie rilevanti dal punto di vista faunistico: tra gli uccelli nidificanti si segnalano specie classificate come rare o minacciate a livello regionale, nazionale o comunitario, quali lo svasso maggiore, il tarabusino, l’airone rosso, l’averla piccola. Sono inoltre presenti la poiana, il barbagianni, la civetta, l’allocco, il torcicollo, il picchio verde, il picchio rosso maggiore e molti uccelli acquatici come il cormorano, l’airone bianco maggiore, il falco pescatore, il piro-piro boschereccio, la sterna comune, il mignattino piombato, il forapaglie castagnolo.

Fra i mammiferi molto comune è il cinghiale, non raro il capriolo, l’istrice , la puzzola, la talpa europea il toporagno acquatico, il moscardino.


Ponte Buriano


Con le sue sette arcate in pietra Ponte a Buriano è uno dei gioielli più preziosi della strada dei Setteponti, situato nell’omonima Riserva Naturale amata e studiata anche da Leonardo da Vinci.
L’aspetto attuale del ponte romanico risale alla metà del milleduecento ma la sua storia è ancora più vecchia. Si hanno testimonianze che anche in epoca precedente c’era un ponte di legno che attraversava l’Arno in questa zona conosciuta allora come Villa di Buriano, da lì il nome attuale.

Con lo sviluppo nel medioevo in Toscana della via dei Setteponti, quel ponte di legno fu trasformato in pietra. Lo hanno attraversato pellegrini ed eserciti, ha superato alluvioni e bombardamenti, ma ha resistito fino ai giorni nostri.
Il Ponte e Leonardo da Vinci

La fama che ha ancora oggi Ponte a Buriano è dovuta anche a Leonardo da Vinci ed agli studi che fece tra il 1502 e 1503 su questo tratto dell’Arno, per bonificare la Val di Chiana. Il Genio fu colpito dal paesaggio delle balze e le disegnò in molti suoi dipinti.
Come arrivare
Forse uno dei motivi per cui ancora non tutti conoscono Ponte a Buriano è perché anche le indicazioni su come arrivare sono un po’ scarse. Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza. Si trova sulla nel punto in cui l’antica strada collinare della Setteponti attraversa l’Arno, a metà strada tra Castiglion Fibocchi ed Arezzo.
Per quanto riguarda Monte sopra Rondine e la sua Oasi Naturale basta prendere la Via Fiorentina passando per Pratantico oppure da Indicatore girando a destra alla rotonda della Saima.
Quando andare
Ponte a Buriano

Il suo paesaggio stupisce in ogni stagione con colori e tonalità sempre diversi, però in primavera ed estate è più piacevole fermarsi da queste parti. Se poi vi capita di passarci nell’ultima domenica di Giugno c’è “La spollinata”, una spettacolare discesa lungo l’Arno con imbarcazioni stravaganti.

Monte Sopra Rondine e la sua Sagra

Siamo in quel di Monte Sopra Rondine, piccola frazione del Comune di Arezzo, situata nei pressi dell’incontro dell’Arno con il Canale Maestro della Chiana. L’occasione è ghiotta: da quasi 40 anni, nei primi due week-end di settembre, vi si tiene una sagra che rievoca un importante momento della vita contadina di un tempo.
Gli antichi sapori aretini sono al centro di questa sagra paesana, l’Antica Festa del Tegame, la cui prima edizione risale alla metà degli anni ’70. Il luogo di svolgimento dell’evento, organizzato dal Circolo Ricreativo locale, è la frazione del comune di Arezzo dal nome di Monte Sopra Rondine, a circa 10 km da dal capoluogo.
Gli antichi sapori aretini sono al centro di questa sagra paesana, l’Antica Festa del Tegame, la cui prima edizione risale alla metà degli anni ’70. Il luogo di svolgimento dell’evento, organizzato dal Circolo Ricreativo locale, è la frazione del comune di Arezzo dal nome di Monte Sopra Rondine, a circa 10 km da dal capoluogo.

Particolarmente ricco il menù: ribollita, trippa, grifi, fegatelli, maccheroni con sugo di nana e di carne, nana in porchetta, cinghiale in umido, bistecche, costoliccio, salsicce. Queste sono solo alcune delle specialità della festa, che prende il nome dalla tradizionale ricorrenza religiosa della “Madonna Addolorata”, patrona del paese. In occasione della festa, nell’ambito contadino locale, per un giorno nel mese di settembre si preparavano molte e ricche pietanze di carne, giusto per “cavarsi la voglia”. Sta di fatto che nel resto dell’anno il consumo di carne era più che limitato e perciò scarsissimo, a causa delle ristrettezze nelle quali vivevano i contadini dell’epoca. Per questa ricchezza dei piatti preparati, l’evento veniva appunto chiamato la “Festa del Tegame”.

Ai giorni nostri, la sagra fa vivere la preziosa tradizione che è quindi originata dalla civiltà contadina, nello stesso tempo mantenendo vive le ricette aretine e toscane.

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