Gli sbarchi indesiderati e la non-soluzione della ridistribuzione

Di Manuel Berardinucci

Nonostante il popolo, in occasione delle politiche tenute lo scorso anno, abbia votato in maggioranza (37%), la coalizione di centrodestra, la quale chiedeva un atteggiamento di gestione più responsabile dei flussi migratori, nonostante abbia confermato e riaffermato quella tendenza il giorno delle elezioni europee, dando una straordinaria fiducia (34%) al maggiore interprete della necessità di invertire la rotta sul tema e  nonostante il suddetto interprete sia anche Ministro degli Interni e VicePremier,  l’Italia continua a subire “sbarchi indesiderati”.  Non è possibile negare il cambio di passo rispetto alle precedenti amministrazioni, di fronte ai numeri incontestabili che dimostrano un netto calo degli sbarchi rispetto agli anni precedenti. Ma tutto ciò non è sufficiente, gli ingressi continuano ed affianco a quelli oggetto di clamore mediatico perpetrati dalle navi delle Organizzazioni Non Governative ai danni del nostro Paese, vi sono i salvataggi effettuati dalla nostra Guardia Costiera. Da anni, dopotutto, l’Italia è ostaggio di un potere parallelo, non soggetto alle volontà democratiche, che è composto da quella parte di Magistratura politicamente schierata, dai giornali e media di regime, dal mondo delle Scuole e delle Università in mano ad ex sessantottini o giovani “democratici”, a cui vanno a sommarsi un’alleanza parlamentare inedita e traballante il cui azionista di maggioranza (Movimento 5 Stelle) non ha una posizione chiara sulla questione e un’Unione Europea, appena “rinnovata” (si fa per ridere) con l’altisonante nome di Ursula Von der Layen, che è matrigna vessatrice e vettore di pressioni. La nuova Commissione Europea, si legge, sarebbe improntata ad una modifica della Convenzione di Dublino, trattato in virtù del quale, il Paese ospitante deve essere quello di primo sbarco. Una regolamentazione che, senza dubbio, pone l’Italia in una posizione scomoda rispetto ad altri, pur non essendo, però, l’unica Nazione dell’UE i cui confini corrispondono con quelli esterni dell’Europa (tra gli altri, lo sono la Spagna, la Grecia e l’Ungheria). La propaganda progressista, europeista, liberal e persino cattolica (quell’area vicina più alle posizioni del Segretario dell’UVLP, Unione Vaticana LiberalProgressista, Francesco Bergoglio, che ai valori e dogmi di cui la Santa Madre Chiesa si fa portatrice da secoli) rimprovera Matteo Salvini per le sue assenze in svariati vertici europei in cui si sarebbe, per l’appunto, parlato di revisione di tale accordo e in generale di una revisione del sistema migratorio europeo. La proposta è quella di ridistribuire i migranti che giungono in qualsiasi Paese dell’Unione, nei restanti Stati membri. Una non-soluzione che, giustamente, vede il parere contrario di Nazioni come quelle facenti parte di Visegrad, le quali sono in grado di tutelare i propri confini e non concepiscono l’idea di farsi carico degli immigrati che altri Paesi non hanno saputo respingere. Definisco la revisione del Trattato di Dublino una non soluzione a ragion veduta e con cognizione di causa, essenzialmente per due motivi. Il primo è di ordine pratico: quali migranti riguarderebbe tale ridistribuzione? Tutti quelli sbarcati e sbarcanti sul nostro suolo nazionale o soltanto i veri profughi? Considerando la scarsa attitudine umanitaria (salvo che nelle invettive contro l’esecutivo italiano) dei governi europei, propenderei per la seconda opzione e se il mio sospetto fosse confermato, si tratterebbe dell’ennesima presa in giro. E’ noto che la questione migratoria italiana vede soltanto una piccola percentuale degli sbarchi e delle presenze sul territorio, relativa a veri rifugiati, provenienti da scenari di guerra o vittime di persecuzioni, come stabilito dalla Convenzione di Ginevra. Dunque una soluzione di questo tipo consentirebbe alle Istituzioni Europee di narrare, attraverso media asserviti, la loro benevolenza, sperando così di riacquisire credito presso l’ormai disinnamorato popolo italiano, senza apportare alcun sostanziale cambiamento. Il secondo motivo renderebbe superflua la ridistribuzione, pure nel remoto caso in cui dovesse essere smentito il mio sospetto: davvero si può ritenere risolutivo allargare l’importazione sistematica di migranti ad opera dei trafficanti di essere umani, a tutta l’Europa? Quale sarebbe il vantaggio? Rallentare e diluire tutte le problematiche che, senza dubbio, l’immigrazione incontrollata comporta? Dal disgregarsi dell’identità nazionale, all’esplosione dello Stato Sociale sotto il peso dell’esorbitante numero di nuove persone da soddisfare, passando per la concorrenza sleale all’interno del mercato del lavoro e la conseguente revisione a ribasso di salari e diritti, arrivando al caos sociale che l’immissione di poveri, in un contesto già in difficoltà economica, comporta. Chiariamo dunque a tutti che la soluzione non è ridistribuire i migranti una volta sbarcati, ma impedire che sbarchino, ma lo è effettuare una seria politica di controllo dei confini nazionali. Su come farlo poi, si potrebbe aprire un interessante dibattito, ma intanto è necessario che il Ministro degli Interni forte di un popolo che, secondo tutti i dati è con lui, si prenda il governo della Nazione attraverso democratiche elezioni.

“La vita collettiva, come quella di ciascuno, esige uno spazio di decantazione. L’imballaggio viene prima, la profondità segue, come l’intendenza”
Régis Debray

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