Mandato zero – Di Maio esploratore, un po’ come Cristoforo Colombo

Di William Grandonico

Come dire… Inizia tutto così, giusto per esplorare. Come direbbe un mio caro amico romano, “il primo è giusto pe dà n’occhiata”. È questa la trovata del vicepremier Di Maio, giovane leader dei 5 Stelle per districare la noiosa vicenda dei due mandati.

Non so se ricordate, ma il regolamento del movimento fondato da Beppe Grillo e Casaleggio, in nome dell’onestà, della trasparenza, del siamo tutti buoni e dell’hip hip urrà, prevedeva un punto d’arrivo alla carriera politica, se così merita di essere chiamata. Il regolamento interno poneva un limite ai mandati politici dei pentastellati ed era fissato appunto a massimo 2. Quello il limite invalicabile, altrimenti guai neri per i mitici onesti.

Ebbene sì, Giggino Di Maio, cresciuto a Pomigliano D’Arco, in provincia di Napoli, classe ’86, ha tirato fuori dal cappello magico questa nuova “clausola”: il mandato zero e a quanto detto da lui “nessuna violazione dello statuto, cambia solo l’aritmetica”.

E beh, cari lettori, anche in politica bisogna esplorare e comprendere le dinamiche istituzionali. Non siamo mica tutti Berlinguer e Almirante, ognuno di noi deve comprendere come funzionano i palazzi del potere e quanto possano essere comode le rosse poltrone romane (e non).

Giggino l’ha vista lunga, in scadenza di quelli che erano i mandati a lui a disposizione ha pensato bene di rivisitare la sua prima esperienza politica e si è calato nei panni di Cristoforo Colombo, noto esploratore italiano. Peccato che vi è una grossa differenza tra i due, uno ha scoperto il continente che ha definito i confini del mondo e l’altro, ahimè, il reddito di cittadinanza.

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