Indro Montanelli: la storia di un Giornalista che segnò l’Italia e la sua storia

di Alessio Moroni

22 Luglio è ricorso l’anniversario della morte di Indro Montanelli, avvenuta nell’ormai lontano 2001 alla Casa di Cura di Milano.

Quel giorno se n’è andata la più grande voce narrante del ventesimo secolo italiano, colui che ha raccontato quotidianamente gli avvenimenti principali del nostro Paese partendo dal ventennio fascista sino ad arrivare a Berlusconi. La figura di tale saggista è stata contraddittoria, spesso accusato da numerose frange politiche che mal digerivano la sua schiettezza e la sua capacità di comprendere a 360 gradi il mondo politico che era solito vivere e discutere, si ritrovó ad un passo dalla morte durante l’arresto operato dai nazi-fascisti e venne visto di cattivo occhio anche dalla classe politica del secondo dopoguerra, senza tralasciare i gruppi della sinistra extra-parlamentare che nel 1977 attentarono selvaggiamente alla sua gamba colpendolo con numerosi colpi di pistola.

Le accuse del madamato

La sua figura pertanto, nonostante la sua oggettiva grandezza, non fu amata da molti suoi contemporanei ed in particolare le accuse verso di lui si rivolgevano al matrimonio che aveva stipulato con una ragazzina etiope, Destà, che aveva fra i 12 ed i 14 anni. La ragazza venne comprata dallo scrittore pagando la cifra di 350 lire, un cavallo ed un fucile. Tale pratica, il madamato, era comune fra gli italiani che si recavano nelle colonie orientali: numerosi erano i soldati che decidevano di accompagnarsi, e successivamente sposarsi, a ragazze locali, di modo da poter creare un legame con i territori sottomessi e per il bisogno di qualcuna che si occupasse delle prestazioni domestiche e sessuali dei ragazzi del nostro Paese. Tale pratica venne vietata solamente nel 1938: erano state appena promulgate le leggi razziali ed il regime non vedeva di buon occhio queste pratiche che avrebbero potuto pregiudicare la “purezza” del sangue italiano.
La scelta del giornalista può, con gli occhi di oggi, apparire come lesiva di un giusto e logico comportamento etico-morale ma la storia deve essere studiata attraverso gli occhi di chi ha compiuto tali azioni e del contesto in cui viveva: come detto nel paragrafo precedente in Etiopia, Eritrea e Somalia tali matrimoni misti erano la normalità per i colonialisti; a causa della lontananza da casa si ritrovavano lontani dalle loro mogli italiani ma volevano comunque evitare di reprimere i loro impulsi maschili.

Particolare da non dimenticare è che anche nel nostro Stato, anche per i primi anni del dopo-guerra, era la normalità per le ragazze (specialmente del sud) sposarsi durante l’età dello sviluppo, fra i 14 ed i 18 anni ed anche la legislazione del Regno d’Italia non tutelava a sufficienza queste minori, incoscienti del fatto che per le generazioni future sarebbe diventato eticamente e giuridicamente inaccettabile l’Unione coniugali di fanciulli.
Montanelli con gli occhi di oggi e, forse, con gli occhi di alcuni suoi contemporanei non avrà fatto assolutamente una scelta condivisibile ma come fatto notare poche righe fa ha agito in una maniera abbastanza conforme al resto dei suoi concittadini al fronte e degli abitanti del meridione dell’epoca.
Fondamentale è anche scindere la figura dell’uomo dal giornalista: spesso molte persone non lo ritengono uno dei migliori, se non il migliore, scrittore del Novecento a causa di tale episodio, senza comprendere che gli avvenimenti della vita privata, seppur contraddittori, non possono aver niente a che fare sul giudizio che ci si deve fare a riguardo delle abilità nel campo lavorativo.
Se dovessimo applicare il criterio che molti applicano in codesta situazione non potremmo leggere tantissimi autori che ci hanno donato opere maestose, meravigliose ed entrate a far parte del patrimonio culturale italiano, europeo e mondiale. Invece Indro viene lasciato da solo, colpevole di aver sempre detto la verità, di non aver mai rinnegato niente della sua vita, comprendendo i trionfi e gli errori ma senza mai sputare nel piatto in cui ha mangiato, nemmeno quando gli altri lo mettevano con le spalle al muro.


Lunga vita a Montanelli, continuano a conservare il patrimonio culturale che ci ha lasciato, specialmente in tempi in cui non sembrano esserci figure giornalistiche capaci di ricevere la sua eredità.

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