La nascita della provincia di Terni ed i suoi podestà

di Alessio Moroni

L’istituto della provincia nacque in epoca napoleonica ed acquisì notevole successo in Italia dove, con la legge n°3702 del 23 Ottobre 1859 vi fu la divisione amministrativa in province, circondarsi, mandamento e comuni. Con la legge n°2248 del 20 Marzo 1865 furono create le figure del prefetto, rappresentante dello Stato centrale. Tale assetto rimase, più o meno uguale, sino all’alba del governo fascista che riformò tali enti: con le leggi del 4 Febbraio e del 13 Settembre 1926 gli organi provinciali furono sostituiti dal podestà, individuo nominato dal re che inglobava in sé tutte le competenze dei precedenti organi. La legge del 28 Dicembre 1928 privò l’amministrazione provinciale di qualsiasi organo elettivo.
Al sorgere del Regno d’Italia la provincia umbra era formata dai territori dell’attuale regione, oltre che da quelli della Sabina e di Rieti. Il capoluogo era Perugia mentre i sei circondarsi erano Perugia, Terni, Foligno, Orvieto, Rieti e Spoleto.


Solamente nel 1927 Terni venne elevata a provincia: la scelta, osteggiata da Orvieto e Spoleto, fu causata dall’enorme sviluppo che la città aveva acquisito con l’emergere dell’industria Terni (al tempo venne soprannominata la Manchester d’Italia). Come riportato dai giornali dell’epoca tale notizia venne accolta, dai cittadini ternani, con gigante euforia: molte persone si radunarono davanti alla sede della prefettura e del comune per ringraziare l’onorevole Elia Rossi Passavanti che aveva sostenuto la causa ternana in parlamento. Durante il suo discorso di trionfo, svoltosi il 7 Dicembre 1926 a Collescipoli, gran parte degli abitanti presenti richiesero a gran voce la sua nomina come podestà.


Elia Rossi Passavanti era un ufficiale, mutilato di guerra e medaglia d’oro al valore militare. Notabile è la sua esperienza a Fiume, al seguito di D’Annunzio dove prese la leadership della compagnia.

A causa delle sue successive missioni in Eritrea non aveva partecipato alla presa del potere fascista e nonostante fosse fedele al regime non mancó mai di creare grattacapi al Duce a causa della sua schiettezza. Nel 1927, con l’elevazione di Terni a provincia, divenne segretario federale del PNF, podestà, presidente della sezione provinciale combattenti e del comitato provinciale dell’opera nazionale Balilla. A portarlo alle dimissioni dai suoi ruoli fu lo scontro con la Società per l’industria e l’elettricità Terni, a causa dello sfruttamento delle risorse idriche derivanti dal Nera. Nel 1929 non venne nemmeno ricandidato come deputato e riprese gli studi universitari conseguendo lauree in giurisprudenza, scienze politiche e lettere e filosofia.
A succedergli come podestà fu Lorenzo Amati che si dimostrò maggiormente allineato alla “Terni” raggiungendo i numerosi compromessi. Venne sottolineata, da parte dei dirigente nazionali, la sua incapacità di far iscrivere i ternani al fascio cittadini e pertanto nel Giugno 1932 venne sostituito da Almo Pionetti, un ingegnere che come Passavanti era estraneo alle logiche della politica locale.


La sua gestione, che durò sino all’Agosto 1940 garantì l’ordine e l’autonomia verso l’industria locale che precedentemente era mancato. Cercó inoltre di risolvere i problemi della rapidissima crescita demografica che aveva portato a problemi di carestia e al diffondersi della tubercolosi;
fu elaborato un progetto che prevedeva il risanamento delle zone degradate e si individuò la piana verso Narni come l’area di sviluppo industriale e residenziale; fu costruito il nuovo acquedotto e si investì nell’edilizia scolastica.
A Pianetti seguì Giulio Gerardi, noto avvocato che rimase in carica sino al 1943, quando in seguito alla fine del Governo Mussolini si dimise e fu sostituito da Ennio Sarro, nominato consigliere di prefettura.
Tale avvenimento e tali personalità hanno contribuito ad elevare Terni a città di notevole importanza ed é nostro dovere mantenerne vivo il ricordo.

Si ringrazia: Archivio di stato di Terni

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