La Victoria’s Secret sotto attacco del #MeToo e femministe: fine di una bellezza d’angelo

di Vanessa Combattelli

Se andassimo a ritroso valutando le produzioni culturali e artistiche che hanno contraddistinto ogni epoca, non ci stupirà notare notare che la gran parte degli artisti e pittori erano ammagliati da una particolare idea di donna e uomo: una bellezza di riferimento, un canone oggettivo che piaceva in quel periodo.
Qualsiasi contesto storico, nazionale e sociale ha i suoi punti cardine e, fintanto la Storia non sarà sotto processo, ne avremo ancora testimonianza.
Le statue greche con i delicati contorni, i fianchi larghi della Venere di Botticelli, i capelli biondi e la fronte alta delle donne medievali, le rosse dei preraffaelliti e la bellezza pin-up degli anni ’50.


Non deve stupire quindi che vi siano semplicemente dei modelli che generalmente piacciono, attraggono, sia solo per moda o reale interesse personale.
Ma dopotutto in una società moderna siamo altrettanto liberi di apprezzare qualsiasi cosa possa piacerci nei limiti della libertà altrui, perché farne un mistero?
Sicché, arriviamo ai giorni nostri con le statuarie modelle della Victoria’s Secret, il brand più iconico di sempre per la vendita di lingerie e abbigliamento intimo.
Da 23 anni i famosi angeli deliziano spettatori e spettatrici in tutto il mondo presentando la nuova collezione del marchio, la sfilata è unica nel suo tipo proprio perché ci si impegna per garantire non solo risalto mediatico in termini di marketing, ma anche attenzione ai dettagli e alle decorazioni al fine da presentare un quadro unico e inimitabile.


Eppure il pantheon femminista non poteva mancare neanche in questi ambienti, sicché le diverse pressioni che erano già presenti da tempo hanno ricevuto l’appoggio del movimento #MeToo sino a definire la famosa sfilata un “retaggio patriarcale” dove il corpo femminile viene commercializzato e messo a disposizione dell’uomo.
A questo proposito l’annuale sfilata degli angeli quest’anno non si terrà: è il primo stop in tutti questi anni e le cause sono molteplici a quanto pare.
C’è chi ritiene che la colpa sia del brand che sta vivendo un periodo di crisi: nel 2019 sono stati chiusi 53 store del brand e sembra che la tendenza registri un calo delle vendite continuo.


Il caso che ha travolto il mondo della bellezza a quando pare sarebbe definitivamente iniziato con Miss America, premiata evidentemente per bellezza estetica oggi si fa portavoce di un altro tipo di immagine: “la donna più che il proprio corpo dovrà mostrare di avere personalità, opinioni, talenti e classe.”
Fa grossomodo sorridere che siano proprio questi ambienti le origini di tutti i mali: le stesse attrici del #MeToo sono gran parte conosciute perché di aspetto piacente, le modelle che oggi si definiscono femministe e contro un abuso della loro immagine prima della fama non si sono fatte scrupoli a sfruttare la loro bellezza.
E’ un buon minestrone di ipocrisia di stampo liberal e democratico che circola negli ambienti cinematografici e televisivi ormai da tempo.
Eppure proprio coloro che gridano per difendere “ogni tipo di bellezza” (giustificando il più delle volte anche malattie gravi, come l’obesità) sono in realtà maniache e attentissime al proprio corpo, tanto è vero che curano il loro aspetto fisico e la loro apparenza ai limiti dell’immaginabile.
Non lasciamoci condizionare da questa ondata di ipocrisia che – si sa bene – da Oltreoceano raggiunge facilmente anche il nostro Continente.

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