Il Signore degli Anelli: dove ancora esiste il Male Assoluto

Di Manuel Berardinucci

La più nota opera di Tolkien, Il Signore degli Anelli, può essere studiata sotto diversi aspetti e dando spunto ad innumerevoli riflessioni, tra cui quella sul Bene e sul Male. In molte narrazioni capita che il male sia seducente, magari incarnato da un malvagio di bell’aspetto o che si batte per determinati ideali, condannati come “sbagliati”, esclusivamente dal punto di vista dell’autore o che ha operato determinate scelte solo perché trovatosi ad affrontare determinate circostanze. Nel Signore degli Anelli questo non accade. Sauron, l’Oscuro Signore, e il suo Unico Anello, rappresentano il Male Assoluto. Nessuno può provare stima, simpatia o compassione per l’Antagonista dell’opera Tolkeniana, e nemmeno per chi ad egli e al suo potere si vende, come Saruman. I suoi eserciti sono composti da esseri ripugnanti, scorretti, non vi è fedeltà, ma terrore, la lealtà nei confronti degli avversari è assente e nessun ideale giustifica la barbarie, soltanto l’arida sete di potere. Inoltre, il Male, incarnato dall’Anello, è subdolo e pervasivo, tanto da riuscire a corrompere persino gli animi più nobili (lo stesso Gollum, logorato dall’Anello, un tempo era un pacifico Hobbit) o quantomeno a farli cadere in tentazione, motivo per cui non sono accettabili posizioni intermedie o ambigue rispetto a ciò che è maligno. Alla fine della storia, grazie al coraggio, alla bontà d’animo dei protagonisti e alla loro lealtà, l’Anello del Potere viene rigettato nel Monte Fato e finalmente distrutto.

Non è così, ahinoi, nella Società presso la quale il Destino ha voluto che vivessimo. Mai come oggi il Male è stato così in forze e mai come oggi si aggira, sotto mentite spoglie, lodato e glorificato da più parti. La Religione Cattolica aveva fatto in modo di individuare ciò che corrispondeva al Male e quanto, invece, era Bene, mentre con il processo di Secolarizzazione, avviatosi con la nascita del pensiero illuminista, l’avvento della Rivoluzione Francese e radicalizzatosi negli ultimi decenni, è andata persa questa netta divisione, persino in seno alla Chiesa stessa. Sul versante dei Valori nazionali e civili, i quali erano ritenuti universalmente giusti e storicamente sacri, con la logica dello sradicamento globale, sono andati perduti i principi cardine di sempre. Tutto ciò che un tempo veniva riconosciuto come Sacro, intoccabile e naturale, oggi è stato relativizzato, sottoposto alle idee del singolo, alle sue inclinazioni o passioni del momento. Utilizzando il falso scudo della Libertà come assoluto, si è fatto largo alla distruzione di ogni possibile parametro oggettivo di male e di bene assoluti. Sarebbe certo da sciocchi credere che in epoche antiche tutti gli uomini e le donne agissero secondo giustizia e morale, ma ancor più sciocco è chi non capisce che sradicare il Male dall’uomo è impossibile, tuttavia riconoscerlo e far di tutto per abbatterlo è fondamentale. Nessuno, di certo non io, può ergersi a detentore della Verità su cosa siano effettivamente il male e il bene, ma vi è un Ordine Naturale e Storico che parla e insegna, sul quale per migliaia di anni si sono rette le civiltà e che noi, figli del nostro tempo, ingabbiati nel dorato mondo del Presente Assoluto (unico assoluto riconosciuto dalla Società Moderna), abbiamo pensato di piegare alle nostre volontà.  Se l’Uomo vuole salvarsi deve ripartire da esso e tornare a comprendere che non tutto è relativo. Ciò che Siamo nella nostra Anima, è stato banalizzato riducendolo a Ciò che Eravamo e dunque sostituito, in quanto passato, con Ciò che Vorremmo Essere. Si è ben pensato di sostituire alla Verità della Natura, della Storia e di Dio, l’agire umano come unico scrittore del nostro Destino. Giustamente si sta pagando il conto e la Società sprofonda sempre più inesorabilmente nell’oblio. Fortunatamente l’Umanità non dispone di un ritratto simile a quello che il pittore Basil realizzò per il bel Dorian Gray, altrimenti ammirerebbe lo spettacolo osceno della propria anima in rovina.

Ma non perdiamoci d’animo, perché non tutto è già scritto e come ci insegna il saggio Gadalf: “Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato”.

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