El “ Guapo” Sanchez, l’ultima moda della sinistra

di Pasquale Ferraro

La sinistra italiana, per sua stessa definizione, ha sempre avuto tendenze esterofile. Quotidianamente, infatti, assistiamo a tentativi di importazione di modelli politici e culturali preconfezionati in altri lidi, che affascinano i leader  italiani pro tempore e i loro seguaci cosmopoliti. 

Ciò che rimane al passaggio di queste figure fra il mitologico e il cilatronesco è una scia di nulla, che inaridisce ancora di più il già arido mondo della sinistra, ormai orfana di Marx e dei suoi ideologi e padri spirituali. Guardarsi alle spalle, significa rivedere una fila di leader che hanno affascinato, dominato e catturato l’immaginazione delle flotte rivoluzionarie italiane, sempre pronte con la crema solare e la copia di repubblica d’ordinanza ad affollare i dibattiti lungo le spiagge di Capalbio. Lontane, quindi, dai lidi retrogradi dominati dalle destre sovraniste. Archiviato il Chè e Castro, Lenin e Mao, quasi fossero dei Fascisti, i nuovi leader devono rispecchiare le tendenze della “new Left”. La sinistra secondo “noantri” alle memorie della piazza rossa predilige lo stile liberal americano, al socialismo ha sostituito le campagne green e agli stivali, le calzature ecosostenibili tanto orribili da essere uniche.

Dopo Zapatero, e Tsipras  – quest’ultimo destituito dagli elettori nelle ultime elezioni- e dopo la divinizzazione di Obama come padre di una sinistra “liberal 2.0”, lo scettro  di principe delle armate politically correct, secolari e multietniche è toccato a Justin Trudeau, il premier laburista canadese che dopo le prime batoste rimediate dai progressisti in giro per il mondo ha rappresentato per la sinistra italiana un  faro, “ il leader che noi vorremmo” – cosa al quanto ironica, visto che il Trudeau è solo leggermente più liberal di Matteo Renzi- poi però nonostante i pride, l’immigrazione, qualche strappo con Trump, sarà perché il Canada è troppo lontano, oppure causa la poca mediterraneità, Justin Trudeau è stato eclissato da un nuovo nostro nascente della sinistra.

Pedro Sanchez “ El Guapo”, il Presidente del Governo Spagnolo Socialista, ateo e “femminista”, subentrato al Popolare e Cattolico Mariano Rajoy. Sanchez, che probabilmente passerà alla storia come il Primo ministro senza maggioranza, poiché non solo la sua prima esperienza di governo si è conclusa a causa del non raggiungimento del quorum necessario nelle “Corti Generali”, ma anche la seconda avventura, sembra destinata ad una fine prematura – nonostante la vittoria nelle elezioni – in assenza dei numeri che permettano al PSOE di incassare la fiducia. 

Sanchez rappresenta tutto ciò cui ambisce la sinistra contemporanea, non solo è il prototipo del politically correct, ma è anche il primo “Presidente del Governo” a non aver giurato su simboli religiosi, cosa che lo rende un “laicista“ praticante. Non sappiamo quanto durerà la moda Sanchez, probabilmente non appena un altro leader socialista riuscirà a vincere un’elezione qualsiasi, o forse non appena sorgerà una figura ancora più liberal, più in linea con il pensiero dominate.“La Spagna è vicina“ per parafrasare  un vecchio detto: dunque assisteremo  con molta attenzione alla fenomenologia di Sanchez e alla sua inevitabile metamorfosi. Per ora questa è la stagione di Pedro Sanchez “ El Guapo”. 

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