Matteo Salvini al Papetee Beach di Milano Marittima: politica in evoluzione

di Gabriele De Rosa

Analisi dell’evento, del personaggio, della politica che cambia e dei futuri risvolti globali di tale periodo di transizione ideologica l’Italia è il paese delle polemiche, ciò è un dato di fatto ormai assodato da tempo. L’apparizione di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro dell’interno dell’ormai moribondo governo Conte, in tenuta estiva e sfoggiante del suo ispido petto villoso, ha scatenato una vera e propria onda mediatica che ha attraversato trasversalmente tutto il nostro paese: da Nord a Sud, da destra a sinistra.

Sul personaggio più controverso della recente storia politica del nostro Paese, dopo il tanto acclamato e vituperato Silvio Berlusconi, si è detto e si dice tuttora di tutto e di più; tuttavia vi è un’affermazione a cui nessuno può controbattere: il “capitano” Matteo ad oggi è senza ombra di dubbio il simbolo, nel bene o nel male, di un nuovo modo di fare politica e di un nuovo modo di coinvolgere le masse. Dimentichiamoci per un attimo dell’odore di salsedine, dei cocktail, degli ombrelloni, delle belle donne e della spumeggiante e allegra musica estiva ponendoci questa domanda cruciale: cosa ci lascia l’evento?
L’evento in sé può essere interpretato in vari modi, a seconda del gusto e delle convinzioni personali: potremmo vederla come un’uscita di pessimo gusto, come una mossa propagandistica oppure come una semplice vacanza di relax.

Ciò che però è , a mio avviso, importante chiedersi è se ci sia un significato più profondo da ricercare in tale evento e, soprattutto, quale significato si possa attribuire alla sovraesposizione mediatica a cui è stato interessato.

Il Papetee Beach Party non è stato altro che la spia, la lampadina, che necessariamente si è illuminata con così lampante folgore per via del profondo significato simbolico che ne è immediatamente scaturito, quando le prime immagini sono cominciate a circolare sul web.

Nel giro di pochi anni, il modo di fare politica è mutato in maniera poderosa e chiarissima: siamo infatti passati dall’epoca del “cogito ergo sum” al “digito ergo sum”. Con l’avvento dei social network, il modo stesso di fare politica è cambiato e ciò ha comportato, fra le altre cose, una cesura netta con le ideologie del passato. Un primo momento di cesura fondamentale vi fu nel dimenticato 1989.

Il crollo del muro di Berlino ( costruito dai comunisti, giusto per precisare), ha segnato una svolta fondamentale nella storia del nostro pianeta: era la fine della guerra fredda, la fine della cortina di ferro, la fine del novecento ( come forse direbbe Hobsbauwm). Tale evento già all’epoca aprì nuovi scenari politici di portata mastodontica: lo strapotere degli Stati Uniti, il ridimensionamento dell’URSS, l’ascesa economica delle “nuove tigri” e l’esplosione del terrorismo islamico.

Tale evento tuttavia fu pesantemente sottovalutato dal mondo della cultura e, nello specifico, dalla “intellighenzia” rossa radicata da decenni nei salotti bene delle maggiori capitali occidentali (con la sola eccezione recente di Diego Fusaro). Il mondo di prima non c’era più, si apriva una nuova fase della storia dell’uomo.

Tenendo ben presente l’avvertimento di Indro Montanelli sul disfacimento ideologico che ne sarebbe conseguito, ci tengo a sottolineare come tale nuova società post-ideologica nata dopo il 1989 non rappresenti altro, a mio avviso, che un’epoca “di transito”, come noi storici siamo soliti definire tali frammenti di storia. Ed è proprio qui che torniamo al punto cruciale: il Papetee Beach Party. L’evento non è importante in sé, il nostro vicepremier avrebbe potuto fare qualsiasi altra cosa, ma importante è invece la carica simbolica che tale evento esercita, amplificata dai mass media ( standard o virtuali che siano), e soprattutto la carica innovatrice che tutti, di destra o sinistra che siano, riconoscono a Matteo Salvini.

La Lega è infatti ormai un caso unico in Europa: l’ascesa politica del partito e del suo Leader non hanno eguali nel panorama politico europeo e si apprestano a diventare casi di studio per moltissimi studiosi ed appassionati di scienze politiche e geopolitica.
Tutto ciò deriva da quella che potremmo definire, con buona pace di Pasolini, una “mutazione antropologica” 2.0 su scala globale. Tuttavia non stiamo parlando di un fenomeno già sedimentato o ben definito: ci troviamo nel bel mezzo di una poderosa epoca di cambiamento ideologico e sociale, la quale (così come lo sono tutte le epoche di cambiamento), non può necessariamente essere ben chiara e definita. Probabilmente le idee oggi espresse da Matteo Salvini verranno in futuro riviste e rimodulate, ma non è questo che conta: quel che conta è la percezione collettiva di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo, qualcosa di veramente contemporaneo, qualcosa di rivoluzionario sotto ogni punto di vista.

Del resto, come dice va Nietzsche: “solo dal caos può nascere una stella danzante”. E’ questo che, in conclusione, vedo nell’evento estivo precedentemente citato in apertura di questo articolo: in un’epoca di massima incertezza come quella che stiamo vivendo, in un’epoca dove i futuri risvolti politici sono del tutto imprevedibili, in un’epoca dove tutte le ideologie sembrano essere state soppiantate per sempre,in un’epoca divisa geo politicamente fra la lotta al terrorismo, il controllo dell’immigrazione ed i nuovi rapporti di forza mondiale fra USA e Repubblica Popolare Cinese, tutti noi, almeno in Italia, sembriamo essere convinti di una sola cosa: quest’epoca presto passerà e lascerà spazio a qualcosa di nuovo ed innovativo, qualcosa che probabilmente non si era mai visto prima e che condizionerà le nostre vite nell’immediato futuro. Anche questo è, al di là del bene e del male, il Papetee Beach di Milano

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