L’inganno della libertà – Supremazia della Vita sull’esistenza

di Manuel Massimiliano La Placa

Viviamo in una società liquida che fa della velocità, della fretta, della frenesia le proprie premesse e conseguenze.

Il nostro mondo, il nostro modello di esistenza ci consente di scegliere tra miriadi di opzioni ogni singolo giorno: la meta delle vacanze, i social network su cui scrivere, le foto da pubblicare on-line, il luogo dove fare la spesa, lo stile ed il modo di vestirci, mangiare e consumare, soprattutto, qualunque cosa preferiamo.

Orbene, è necessariamente a questo che dobbiamo costringere, limitare il concetto di libertà?

Il piano del reale che respiriamo quotidianamente vuol farci credere che l’essere liberi – di decidere, di agire, di spostarci – coincida non con una elevazione interiore progressiva, bensì con una incolore imposizione universalistica, dai contorni sempre meno chiari e marcati nella quale l’Uomo del boom tecnologico è inserito per una sorta di predestinazione, senza il bisogno di approfondire, di conquistare uno status soggettivo e sociale, senza la necessità di porsi delle domande e chiedersi cosa distingua vita vera e mera esistenza inanimata, se realmente si sia potuto scegliere l’una – ardere di luce propria scientemente – o l’altra – sopravvivere passivamente in attesa della fine –

Ad immergersi in questo lago d’acqua ghiacciata è Emanuele Franz che, all’interno del suo ultimo saggio di 112 pagine, pubblicato recentemente da Audax Editrice ed intitolato proprio ‘’L’inganno della libertà’’,  decide di incidere chirurgicamente il muro di granito, apparentemente rasserenante ed eterno, che circonda l’odierno dogma di una società libera che, di fatto, sembra essere tale soltanto sulla carta, solo finché qualcuno non si azzarda a scoperchiarne tutte le contraddizioni e tutti i limiti originari.

Del resto, Franz è abituato a sfidare i canoni preimpostati ed indiscutibili, come quando nel giugno scorso ha organizzato ad Udine un convegno intitolato, profeticamente, Identitas mettendo sul tavolo dei lavori e dei relatori personalità di spicco della filosofia internazionale, primo tra tutti quell’Aleksandr Dugin – che peraltro firma per Franz la prefazione del libro – ideatore della Quarta teoria politica che si pone come alternativa netta, multipolare, incontrovertibile, ai modelli liberista, comunista e nazionalista per dare origine al più autentico movimento populista, scremato dalle provenienze di Destra e Sinistra, destinato perciò a tramutarsi in autentica espressione democratica del popolo avverso le preclusioni e le apparenze preconfezionate del quotidiano, promananti dalle élite economiche, politiche e sociali internazionali.

Nella sua ultima fatica, quindi, Franz non si risparmia tuffandosi nell’oceano apparentemente placido dell’odierno concetto di libertà per immergersi in profondità, nell’oscuro e, spesso, nel torbido per poter strappare il velo di apparenza che circonda percezioni e convenzioni del quotidiano, ormai assuefatto da messaggi anestetizzanti ed atrofizzanti, al fine di condurre il lettore al livello successivo, quello dell’Autentico, della crescita e della Scelta.

Lo scrigno che l’Autore ci porge, peraltro, non si pone come un banale trattato su massimi sistemi, bensì assume la forma di un cerchio che si sviluppa affondando le radici non nella realtà esterna all’Uomo, bensì nella dimensione interiore dello stesso, per trovare alfine la propria conclusione esattamente al centro della Terra, il cuore pulsante di questo nostro vecchio mondo.

Quella chimera che definiamo libertà, infatti, non soltanto ha radici antichissime ma altro non può essere se non un riflesso dell’interiorità umana: la genesi di essa non risiede al di sopra né al di fuori dell’Uomo, ma esattamente al centro dello stesso, in quella spinta interiore, primigenia, che trova origine nella nascita, nella Vita e che deve svilupparsi in una Scelta che, inevitabilmente, finisce per assumere le vesti di un dovere verso l’Autentico.

Un dovere, tuttavia, spesso e volentieri non adeguatamente considerato, fattore che conduce ad una non-scelta oppure, nel peggiore dei casi, ad una scelta pericolosamente delegata a fattori esterni.

Proprio sul concetto di scelta, Franz decide di porsi sideralmente all’opposto tanto delle concezioni religiose relative all’arbitrio, quanto alle precedenti interpretazioni filosofiche dell’argomento, concependo invece la Scelta come unica ed irripetibile per ciascun Uomo, dalla quale far discendere come gerarchicamente subordinate tutte le successive azioni del quotidiano.

È l’Uomo, quindi, a decidere se accogliere la vera libertà, ponendosi al servizio, alla ricerca della dimensione più autentica del piano della vita, oppure seguire dei falsi idoli, limitandosi ad esistere, senza in realtà essere.

Quel che potrebbe sembrare una fine in realtà non è tale, perché la dimensione della libertà va guadagnata appena fatta la propria scelta la quale, in concreto, non si imposta su una dimensione temporale – in un prima o un dopo – bensì segue l’evoluzione e la maturazione del percorso interiore di ciascuno.

Una volta svelata, quindi, la libertà diviene strumento, occasione per l’individuo di intraprendere un cammino di redenzione verso la Sapienza, non il bieco razionalismo illuminista che riduce il piano dell’esistente a ciò che è possibile percepire passivamente o pronunciare attraverso la dialettica, né un mero bagaglio accademico, bensì tutto ciò che l’Uomo è capace di creare, di dare alla luce con le doti – verbali e fisiche – delle quali dispone.

Ed ecco che l’Autore, chiudendo il cerchio tracciato ci indica la meta ultima della riscoperta, invertendo un altro dogma, quello della caverna di Platone: non è l’esterno della grotta, la realtà apparente ed abbagliante, il traguardo, perché il Mistero da svelare per l’Uomo risiede proprio all’interno della caverna stessa. Tornare nell’antro, nella caverna, nell’ignoto dopo aver vissuto troppo a lungo in una realtà esterna contaminante e sterile, si erge ad atto rivoluzionario: la riscoperta della terra, della pietra, del corpo, dell’anima e delle sottese oscurità più profonde, è la prova suprema da affrontare, controcorrente, per riaffermare la supremazia della Vita sulla mera esistenza passiva, puramente terrena.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *