Alla ricerca della Verità: elogio all’uomo tra bellezza e debolezza

di Luca Coppo

Sento dire da molti che ognuno di noi possiede una propria verità, e deve modellarla, fortificarla finché non diventi della sua misura così da apparire migliore.
Ognuno di noi è diverso, tuttavia non credo sia per tale motivo; siamo immersi in un’epoca la quale ciascuno di noi possiede verità, non importa se siano giuste o sbagliate. Si chiama relativismo: non esiste una verità oggettiva, assoluta ma tutti noi abbiamo la nostra e con essa definiamo le nostre azioni.
Gli avvenimenti della storia come l’Età della ragione, passando per la Rivoluzione Francese, arrivando al relativismo dei giorni nostri ci hanno persuaso così intensamente tanto che stiamo cancellando, di volta in volta, verità che potremmo chiamare assolute come Dio, la Patria e la Famiglia.
Tutto questo molti individui lo considerano un miracolo anzi, di più, ritengono che l’assenza nell’animo dell’uomo di questi tre elementi (Dio, Patria e Famiglia) aumenti e renda più forte la nostra libertà.


Come detto in parte precedentemente, la meraviglia del mondo può essere riassunta nella totale diversità fra uomo e uomo. Siamo unici: il nostro naso, la nostra bocca, i nostri nei, tutto è nostro e solo nostro. Nessuno è come noi, ci assomiglia ma è differente. Eppure tutta questa diversità racchiude in sé una particolare uguaglianza. Insomma, il nostro mondo è così magnifico poiché nel grande mare della diversità vi è un capello uguale, che lega tutti noi. Riguarda la nostra anima, non il corpo: la Verità.
Qualcuno potrebbe dire che siamo tutti uguali di fronte a Dio, altri direbbero che siamo tutti uguali dinanzi alla morte.

Un’uguaglianza esiste ma non comprendiamo la sua luce. Dunque, perché non unirci tutti per ricercarla? Perché non lasciare alle spalle la nostre inconsistenti verità per ritrovare la Verità?
Togliamoci dallo specchio e camminiamo per la vera meta. Potrebbero essere molti, se non infiniti, i chilometri; potremmo vedere umiliazioni, barboni e mendicanti nella strada; potremmo perderci e pertanto aver voglia di morire, ma come ci insegna Simone Weil: «Non si entra nella verità senza essere passati attraverso il proprio annientamento; senza aver soggiornato a lungo in uno stato di estrema e totale umiliazione».

È quando vedi con i tuoi occhi la morte che scopri dove è possibile nascondersi per salvarsi. Mi viene in mente Dostoevskij che fu condannato a morte, ma pochi minuti prima dell’esecuzione si sentì un “alt” da parte dello zar il quale commutò la pena, deportandolo in Siberia per quattro lunghi anni ai lavori forzati, non più la morte. Da quell’esperienza lo scrittore russo fu segnato per tutta la vita ritrovando la pace e la misericordia leggendo il Vangelo. Senza quella condanna non sarebbero nati Memorie del sottosuolo, Delitto e Castigo, I fratelli Karamazov.
«La verità è irraggiungibile, non si può vivere senza la verità” scrisse un altro autore estremamente importante, definito “il Leonardo Da Vinci russo”, poco conosciuto, Pavel Florenskij. Uomo che fu filosofo, sacerdote, ingegnere e scienziato diventato troppo pericoloso per i sovietici che lo deportarono nei lager delle isole Solvki.
La Verità ci accomuna tutti. È l’estrema sintesi della bellezza del mondo. È quella forza che ci aiuta a lasciare il nostro Ego alle spalle per riprendere a vivere, e vivere poiché «alla vita non aggiungerei né toglierei/ niente, nessun gesto mio darebbe un gesto/ in più al suo Amore profondo» direbbe Pessoa.
È quella grande luce che ci permette di comprendere che tutto questo sarebbe potuto non accadere.

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