Il dopo Mattarella per un Nazareno 2.0: taglio dei parlamentari con i 5stelle in cambio di un nome gradito al PD per il Quirinale

di Daniele Ciarli

È complicato immaginare le conseguenze di questa crisi di governo ferragostana. Non è detto che il governo cadrà, come sembrava dalle uscite del leader leghista, Matteo Salvini, che di fatto non ha né ritirato la mozione di sfiducia al presidente del Consiglio Conte, né la delegazione leghista al governo, proponendo anzi una ridefinizione degli accordi di governo, accelerando i tempi sulla riforma costituzionale voluta dal M5S, il taglio dei parlamentari, per andare al voto il prima possibile.


Non è detto che lo strappo possa ricucirsi, “qualcosa si è rotto” e in quella crepa s’è già insinuato proprio l’ex segretario del PD Matteo Renzi con i suoi fedelissimi, un tempo nemici giurati del Movimento di Beppe Grillo, pronti adesso ad un nuovo patto di governo proprio con i pentastellati. Come non ricordare quel breve incontro nel 2014 fra i due, seduti di fronte, dove il comico genovese rifiutava categoricamente ogni forma di dialogo con il fu segretario del Partito Democratico?Sembrerebbe cosa fatta nonostante le smentite, eppure, se dovesse andare in porto, infliggerebbe un colpo mortale, almeno nel breve termine, alla popolarità delle due forze politiche, nonché all’integrità del Partito Democratico, diviso fra l’attuale segretario Zingaretti e l’ex Matteo Renzi il quale può contare sull’appoggio di larga parte dei parlamentari dem, eletti sotto la sua segreteria.

PD al posto della Lega?


Tuttavia c’è un nodo fondamentale che potrebbe portare al concretizzarsi di un nuovo governo di scopo dove il PD sostituisce la Lega: il Colle. Il mandato di Sergio Mattarella scadrà nel 2022, data ancora lontana, vero, ma si tratta di un tempo tanto lungo quanto incerto. Partiamo da un dato incontrovertibile: elezioni anticipate rebus sic stantibus consegnano tra due anni e mezzo il Quirinale al centrodestra. Il Csx non ha alcuna intenzione di cedere il controllo sul Quirinale, perciò farà di tutto per sostituire l’attuale presidente con un altro uomo di fiducia.
Non ci sarebbe da stupirsi, quindi, se dopo la caduta definitiva di questo governo, se mai ci sarà, saltasse fuori un Nazareno 2.0 tra PD (renziano, ma non solo, forse) e 5S ad oggetto il taglio dei parlamentari in quota 5S in cambio di un nuovo presidente della Repubblica in quota PD. Mattarella potrà trovarsi nella situazione di valutare dimissioni anticipate senza aspettare il 2022, data la congenita instabilità di una eventuale maggioranza di scopo Penta-piddina, chiaramente non idonea a durare fino alla scadenza del mandato presidenziale. 

Perché è importante il prossimo anno


Lo scopo dovrà essere quello di garantire in tempi certi un altro settennato di Quirinale (=potere su magistratura, governo, parlamento e in parte sul legislativo e forze armate, ergo su tutto lo stato) alla sinistra, in cambio della vittoria ai 5 stelle di una delle loro battaglie anti-casta più celebri. Sarebbe tuttavia deplorevole se il taglio dei parlamentari fosse utilizzato come pretesto, dati i tempi notoriamente lunghi delle riforme costituzionali, per prolungare quanto più possibile la permanenza grillina nei palazzi del potere, dati i sondaggi impietosi che li darebbero addirittura sotto la metà del risultato delle ultime elezioni politiche.
In questo scenario, a parlamentari tagliati e con il prossimo Presidente fresco di elezione, si potranno sciogliere le camere e andare alle urne.
Dal lato dell’economia è difficile immaginare resistenze dell’UE a concedere ulteriore deficit per evitare l’aumento dell’Iva: con una Commissione ancora da formare e che nascerà politicamente debole, uno scontro in una situazione tanto tesa potrebbe essere inopportuno sia per l’Italia che per l’Unione, perciò le clausole di salvaguardia saranno con tutta probabilità ancora una volta rinviate. Sicura medaglia che proveranno a cucirsi addosso i penta-grillini, da bilanciare con la ripresa degli sbarchi.
Si è letto di tutto in questi giorni, poco però a proposito del prossimo inquilino di Palazzo del Quirinale, questione solo apparentemente ancora lontana nel tempo, ma di straordinaria rilevanza sia per il centrosinistra che per il centrodestra, con risvolti cruciali sia in politica estera che in politica interna.Oltre ai borbottii e le lamentele di rito, cosa potrebbe andare storto?

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