Conte getta la maschera, e attacca frontalmente Salvini, prima di Dimettersi.

Di Paolo Muttoni

La rappresentazione teatrale andata in scena ieri a Palazzo Madama la possiamo titolare “Il funerale del governo gialloverde”

Il pomeriggio politicamente rovente, è cominciato fuori dal palcoscenico, all’arrivo di Giuseppe Conte al Senato. Quest’ultimo oggetto di scontro tra le da due fazioni, quelle della “Fu maggioranza”, da una parte i 5 stelle che all’arrivo del presidente del consiglio lo hanno accolto con cori e urla di incoraggiamento, ed i sostenitori della Lega che lo hanno ricoperto di fischi e urla.

Nel palazzo va in scena lo psicodramma Gialloverde, con Conte che per la prima volta getta la maschera ed attacca frontalmente il ministro dell’interno.

Prima di tutto vanno fotografati i banchi del governo interamente composti da ministri e sottosegretari pentastellati mentre i leghisti in piedi dietro, con il solo Salvini seduto alla sinistra di Conte. Una scena laconica che divide platealmente il governo in due

La parola va subito al Premier, e su questo va fatta una riflessione.

Discorso che il premier ha deciso di incentrare tutto sulla figura di Salvini, accusandolo di scarsa istituzionalità, di essere autoritario per aver invocato i pieni poteri e le piazze, di essere poco collegiale, di avere manie di protagonismo, di ostentare simboli religiosi per fini politici, di essere sleale, di essere troppo vago sul caso Russia, di aver staccato la spina al governo per meri interessi di partito. (va fatto che Salvini alla sua sinistra non è rimasto impassibile, ma con abilità comunicativa è riuscito non lasciare la scena al solo Conte)  

Allora, si può essere d’accordo o meno con le accuse di Conte, però su un punto bisogna fare chiarezza con una semplice domanda.

Tu governi con una ministro, anche Vicepresidente del consiglio, che ritiene in poche parole un pericoloso autoritario per 14 mesi? Firmando ogni atto che il ministro dell’interno ha sottoposto, ostentando in pubblico una pienezza di intenti con lui. Suvvia qui non è né logica costituzionale, né senso dello stato, qui è attaccamento alla poltrona. Ogni persona di buonsenso da destra a sinistra, anche in governo di Coalizione governa con persone che quantomeno “Sopporta”

E cosi è finito il governo Giallo-Verde, con “L’avvocato del popolo” che aveva cominciato dichiarandosi populista ed ha finito per fare una seconda parte di discorso europeista, e più che un discorso di addio sembrava una televendita per il PD.

Ripeto di cui sopra, il che è legittimo, ma 14 mesi prima ti eri definito populista. Qui qualcosa non torna, o ha finto per 14 mesi, oppure era sotto gli effetti di sedativi fino a poche ore fa.

La parte interessante del discorso di Salvini è stata la prima in cui ha controbattuto colpo su colpo al premier, dicendo che “Bastava un Saviano o travaglio di turno per insultarlo, non era necessario il presidente del consiglio”. Poi è stato il Salvini di sempre, che parlava più alla piazza che ai parlamentari. Unica nota negativa, il cuore immacolato di Maria. Poteva risparmiarsela, un po’ fuori luogo, soprattutto in un’aula come quella del Senato.

In tutto questo c’è un vero sconfitto, Luigi Di Maio. Non pervenuto. Seduto alla destra del premier per 4 ore con la medesima espressione ed un continuo sorrisino sotto i baffi, specialmente quando conte attaccava il ministro degli interni, imbarazzante (per Di Maio)

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