La Letale Instabilità Stabile tutta all’italiana

di Leonardo Rivalenti

Proprio in queste calde settimane di Agosto, gli Italiani, molti dei quali speranzosi di poter trascorrere delle pacate vacanze estive, stanno invece testimoniando la fine dell’esecutivo giallo-verde. Che si trattasse di un esecutivo fallimentare dal principio e che dal principio fosse una costante agonia, in cui il leader di un partito negava l’operato dell’altro non era un mistero, tuttavia, non si può fare a meno di osservare che il fallimento di questa esperienza governativa sia sintomatico del più ampio fallimento delle istituzioni repubblicane.

Se durante gli anni della Guerra Fredda sembrava sostenibile e dopo di essa sembrava possibile continuare a fingere che lo fosse, durante l’ultimo decennio, tutte le falle di questo sistema sono emerse inesorabilmente. Uno degli ambiti in cui tale insostenibilità è ormai manifesta da decenni è proprio quello della politica estera, dove l’Italia repubblicana sembra incapace di dotarsi anche solo di una strategia di azione.
Per iniziare, proprio la brevità della maggior parte dei governi repubblicani è probabilmente il principale elemento che impedisce la definizione di un interesse nazionale. Infatti i governi italiani, oltre ad avere già una durata mediamente breve, devono concentrarsi principalmente su questioni interne, dove risultano a loro volta incapaci di mettere in atto piani di lungo termine perché anche in questo frangente devono dedicare la maggior parte dei loro sforzi a fare fronte all’opposizione e cercare di mantenersi al governo per più tempo possibile.
A ciò deve aggiungersi anche l’incapacità del sistema repubblicano di formare o almeno di mantenere uno Stato Profondo – vale a dire un apparato burocratico, militare ed economico – con una forte coscienza dell’interesse nazionale, quindi capace di promuoverlo e difenderlo anche in assenza di una classe politica efficiente, come potrebbe essere il Deep State americano oppure i Grand Commis Francesi. La ragione di ciò sarebbe da trovare principalmente nello smantellamento della classe dirigente italiana post-Tangentopoli, lo scandalo di corruzione che nei primi anni ‘90 travolse i principali partiti politici italiani. A seguito di Tangentopoli, con lo sprofondare della politica italiana in uno stato di caos sempre maggiore, causato anche dalla rottura della balance of power della Guerra Fredda e dalla rapida integrazione europea, non fu più possibile per l’Italia ristrutturare una simile classe dirigente.
A ciò si potrebbe aggiungere la crescente senilità della classe burocratica, che ad un’età media sempre più avanzata accompagna anche una stagnazione intellettuale ed un’incapacità di aggiornarsi. Il risultato è esemplificato da una larga parte degli ambienti diplomatici nazionali, fermi ad un pensiero post-storicista ormai chiaramente oltrepassato. In questo modo, si ha una burocrazia che può operare solamente su spinta di una classe politica qualificata, la quale purtroppo è venuta a mancare dai primi anni ‘90.
Da ciò ne consegue innanzitutto la perdita di credibilità di fronte alle altre potenze mondiali, le quali non possono sapere come rapportarsi con una nazione che essa stessa non riesce a prendere coscienza di quali siano i suoi interessi. Ciò a sua volta spiega anche il perché delle reazioni spesso ostili e diffidenti in ambiti internazionali verso l’Italia, una volta che le sue politiche potrebbero essere oggetto di facili e frequenti oscillazioni, anche in archi di tempo molto ridotti.
Conseguenza di tale situazione, in cui manca una classe dirigente sia politica che burocratica. è proprio la mancanza di proattività della politica estera Italiana. Essa tende infatti spesso all’inerzia o ad un’azione molto limitata anche in temi riguardanti la difesa della propria sicurezza nazionale – si pensi alla Libia, di cui si è trattato a luglio in un altro articolo. A sua volta, questa reattività fa sì che quando lo Stato Italiano decida di agire si ritrovi a doverlo fare da una posizione di svantaggio o comunque di socio di minoranza di coalizioni più ampie anche laddove potrebbe e dovrebbe giocare un ruolo di primo piano.
In linee generali, ciò che può quindi essere considerato è che l’attuale sistema repubblicano, concepito proprio nel segno del bicameralismo perfetto e per poter mantenere l’ <> accennata all’inizio dell’articolo si stia rivelando micidiale per la stessa nazione. Infatti in politica estera, l’incapacità di disegnare strategie di lungo termine e di perseguire in maniera consistente e coerente degli interessi ben definiti implica l’incapacità di avere una qualsivoglia rilevanza a livello globale, se non come pedina contesa da attori più grandi e meglio organizzati. Ciò a sua volta implica che la nazione sia fatata al disastro e allo sfacelo, in un sistema internazionale fondato sulla lotta per la sopravvivenza.
Nel 2019 il nostro paese è attanagliato tra il disegno geopolitico talassocratico degli USA e quello continentale Tedesco, in lotta per il controllo dell’Europa. I primi, sono ormai chiaramente interessati a piegare l’Unione Europea ed impedire un risorgere della Germania a potenza continentale e mondiale e sono intenzionati a sfruttare il movimento sovranista proprio in funzione disaggregatrice. La Germania a sua volta, impossibilitata a ricostituire una coscienza nazionale, sembra invece interessata ad appoggiare la sua riemersione a grande potenza proprio sul progetto europeo e sull’integrazione continentale. Entrambe le nazioni, sia per ragioni strategiche che economiche necessitano dell’Italia per poter portare a capo le loro ambizioni.
Le forze di sinistra da una parte, sembrano essersi marcatamente schierate per il progetto tedesco e non provano la minima vergogna nel dichiararsi pronte a cedere tutta la nazione e le sue vocazioni marittime in nome dell’allucinazione federale europeista. A destra, d’altro canto sembra ancora conservarsi qualche barlume di lucidità. Infatti, seppure è innegabile che l’atlantismo e il sionismo di determinati esponenti del fronte conservatore assumano spesso connotazioni eccessive e non conformi agli interessi della nazione – si pensi alle dichiarazioni, decisamente inappropriate, del Ministro Salvini sugli Hezbollah a Dicembre 2018 – rimane, almeno a livello retorico, una volontà di difendere la sovranità nazionale e di rivederne il ruolo nell’arena internazionale.
Ad ogni modo, comunque si risolva la presente crisi, salvo un’elezione che porti ad un netto risultato a favore dell’una o dell’altra parte (ovviamente ci auguriamo un esecutivo conservatore), si assisterà nuovamente alla stessa tragedia qui descritta: un governo instabile (o stabilmente instabile), consumato da dinamiche interne e non solo incapace di difendere l’interesse nazionale, ma anche probabilmente ridotto a mera pedina nello scacchiere internazionale, in mano a potenze più forti.
Con ciò, non resta che concludere osservando che in un breve termine, la convocazione di nuove elezioni potrebbe portare ad una temporanea risoluzione di questo impasse, permettendo la formazione di un governo – probabilmente di destra – più capacitato a governare in maniera coerente e quindi anche alla conduzione di una politica estera più consistente. Naturalmente sul lungo termine le soluzioni dovranno necessariamente essere più profonde: occorrerebbe una riforma delle istituzioni che risolvesse la tendenza attuale alla stagnazione politica e aprisse spazio a forze politiche disposte a rinnovare la weltanschauung ormai oltrepassata delle nostre istituzioni.

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