Il teatrino politico del probabile governo “giallofucsia”

Di Emanuele Guido Vigna

Non lasciatevi conquistare da false speranze, le parole pronunciate da Mattarella sono eloquenti: Il Presidente della Repubblica attenderà fino a martedì per consentire agli esponenti di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico di proseguire le trattative per la formazione di un nuovo governo e all’inizio della prossima settimana potremmo già dare il benvenuto alla nuova maggioranza. 

Giusto il tempo necessario per redigere un elenco programmatico scarno e controverso, di ricorrere agli eruditi precetti costituzionali per giustificare l’ennesima maggioranza assemblata ad arte, di ultimare la spartizione di cariche e poltrone e si apre il sipario: inizia lo spettacolo del governo giallofucsia. 

E il copione è facilmente prevedibile, nonostante tutte le controversie a cui sarà possibile assistere in corso d’opera, poiché scritto da autori ben noti: i signori del capitale e della finanza, coadiuvati dai burocrati europeisti dai propri attici di Bruxelles, nel segno dello spread e della dittatura finanziaria. Se si provasse ad immaginare la rappresentazione teatrale si potrebbero azzardare i vari atti: riapertura dei porti e immigrazione incontrollata, diritti sociali arcobalenici a discapito dei diritti civili, spending review, austerità e chi più ne ha più ne metta. 

Ciò che poi lascia rabbrividire sono gli attori ingaggiati, per meglio dire i burattini, degni del migliore dei drammi pirandelliani: politici che cambiano volto ed opinione a seconda della contingenza e della convenienza, dimostrando di essere i perfetti interpreti della crisi valoriale e morale, ancor prima che economica, da cui è permeata l’intera società. 

E dunque non mancheranno i colpi di scena, che guarda caso lasceranno amareggiati gli spettatori, identificabili col corpo elettorale: la rinascita di Renzi, Boschi ed affini e il solo sodalizio con chi, fino a qualche giorno prima, li aveva strenuamente criticati e combattuti. L’abrogazione di atti legislativi (ad esempio i “Decreti Sicurezza”) da parte degli stessi soggetti che poco tempo prima ne avevano permesso l’approvazione. La rinnovata consapevolezza che i giochi di Palazzo e delle poltrone prevalgono sulla volontà di una Nazione la cui volontà politica, espressa nelle elezioni amministrative, regionali ed europee, è destinata a rimanere inascoltata. 

Ma forse una volta che tornerà a chiudersi il sipario su questo teatrino politico potremmo avere, una volta per tutte, un lieto fine: la definitiva scomparsa politica di un movimento privo di identità e di una “sinistra” che già da troppo tempo ha voltato le spalle ai lavoratori, alle periferie e alle esigenze del popolo.

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