No alla pastasciutta “anticomunista”, si a quella “antifascista”

di Mario Rizzo

Tutto ha inizio il 25 luglio, quando a Paullo, comune di 11.000 abitanti ad est di Milano, si è svolta la tradizionale spaghettata antifascista, promossa dalla locale sezione dell’Anpi e patrocinata dall’amministrazione comunale.


Il 22 luglio precedente, il consigliere regionale lombardo di Fratelli d’Italia Franco Lucente, aveva inviato al municipio paullese una richiesta di patrocinio per una spaghettata anticomunista, che avrebbe dovuto svolgersi il prossimo 6 settembre nello stesso luogo e con le stesse modalità di quella organizzata dai “partigiani”, questa volta per commemorare le vittime dei regimi comunisti nel mondo.
Un mese dopo, è arrivata la risposta da parte dell’amministrazione, guidata dal sindaco Pd Federico Lorenzini: il comune di Paullo non intende concedere il patrocinio a tale manifestazione. Le motivazioni? La richiesta è pervenuta da un partito politico (come se l’Anpi e la politica fossero due cose opposte), il comunismo non è condannato dalla nostra Costituzione (come se foibe, violenze su donne e bambini da parte di partigiani comunisti e Brigate Rosse non fossero legate alla nostra storia repubblicana), infine, la manifestazione avrebbe dovuto avere un’accezione positiva (come se l’Anpi non avesse usato la parola “anti”). Non si è fatta attendere la replica di Lucente sulle pagine di Libero: “Noi la faremo lo stesso con i nostri soldi, che faccia lo stesso anche l’Anpi”.
Si, perché, per chi non lo sapesse, in caso di patrocinio l’ente promotore dell’iniziativa è esonerato dal pagamento della tassa per l’occupazione degli spazi pubblici, può affiggere gratuitamente manifesti pubblicitari e può perfino utilizzare gratuitamente tavoli e sedie di proprietà comunale. Nulla di strano, se non fosse che questo “privilegio” è stato concesso all’Associazione Partigiani e negato con motivazioni discutibili a Fratelli d’Italia.


Due e pesi e due misure, da parte di chi ancora oggi preferisce voltare la faccia dall’altra parte, forse solo perché in Italia non abbiamo mai subito un regime totalitario rosso. Morti di serie a e morti di serie b, insomma. A tutti loro va il mio consiglio di leggere “Il libro nero del comunismo”, scritto da Stéphane Courtois, in sono cui sono raccolti genocidi, esecuzioni, deportazioni e carestie commesse dal comunismo in Unione Sovietica, Cina, Corea del Nord, Cambogia e via dicendo. 100 milioni di morti totali, magari, serviranno per risvegliare le coscienze dei revisionisti di sinistra.

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