Il Re Leone e il pensiero conservatore

di Luca Coppo

Ieri alle 22 sono andato al cinema a vedere “il Re Leone” ed era come me l’aspettavo: commovente, potente ed eccezionale. Mi chiedevo perché tutte quelle persone sono attratte da un film di questo genere. Non credo sia solo per gli animali come i leoni, le antilopi, i pappagalli, le iene ma perché, ad ognuno di noi, questo film ci procura una sorta di scossa di potenza. Ci fa sentire forti e Re.


Noi siamo fatti per conservare, per ricordare nostro padre e vivere seguendo i suoi insegnamenti. Siamo legati al passato e quest’ultimo descrive la nostra strada, l’avvenire. Siamo fatti per osservare le stelle e ricercare il nostro destino, come Mufasa spiega al piccolo Simba (un po’ come disse Pavel Florenskij: «Quando avete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete»). L’amore per gli antenati deve guidarci al fine di non commettere errori, vivere e sentire la loro esperienza per apprendere l’arte della Prudenza. È un film che insegna la teoria del pensiero conservatore. «Simba, tu governerai tutto ciò che è illuminato dal sole ma non andare al di là dell’ombra» disse Mufasa al figlio,un insegnamento della Prudenza: la natura del conservatore.
Più avanti muore Mufasa, il Re, e Simba scappa in un mondo lontano e diverso in cui non ci devono essere pensieri (hakuna matata): il passato viene cancellato, come il futuro, ed esiste solamente il presente. Simba cancella le sue radici e dimentica suo padre, e il regno. Cade in un forte stato di oblio che più avanza più le fondamenta del regno crollano. Il destino però dice che il regno continuerà e sarà potente come prima, infatti si presenta il “mistico”, Rafiki, che attraverso il linguaggio del sacro riporta Simba nella retta via del suo destino: poiché esiste un “cerchio della vita” in cui vige un perfetto equilibrio il quale collega tutti e tutto. I simpatici nichilisti, Timon e Puma, credevano di aver insegnato il giusto essere della vita universale ma nulla toglie a nessuno il passato e il vivere per esso. Nulla ci può staccare dalle radici del luogo nel quale siamo nati, e vivere per esso.
Nel mondo senza Tradizione, nel regno senza Mufasa, i giacobini, le iene di Scar, banchettano con felicità. Vivono credendo d’essere liberi, senza confini giacché il luogo dell’ombra non esiste più, o meglio, tutto è ombra ora. Cancellati i confini verrà eliminata la misura, il senso del limite e così procede il progressivo annientamento del nuovo regno senza Legge e senza identità. Fu così che Simba ritornò per salvare tutti dal giacobismo, dagli artefici della Rivoluzione per Restaurare la Tradizione: la fiaccola del conservatore.
“Il Re Leone” è un manuale del conservatore principiante: prudenza, legge, tradizione, avvenire, sacro, ritorno, antenati, limite, radici, regno, destino. Parole che descrivono una realtà che ci affascina, a cui siamo legati involontariamente è necessariamente. Per questo lo guardiamo, perché siamo fatti per conservare, per ritrovare la luce della Tradizione.

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