Quella strana ossessione delle sinistre per la patrimoniale

di Manuel Massimiliano La Placa

Ciclica, scontata, ormai decotta è puntualmente stata rievocata, presunta panacea di tutti i mali, dalla stampa e dagli ambienti vicini alla social-democrazia in salsa italiana la ormai leggendaria e sfuggente imposta patrimoniale.

Cavallo di battaglia ormai logoro, coniglio troppe volte tirato fuori dal cilindro dalle sinistre post-comuniste – puntualmente appoggiate dai sindacati – in prossimità di ogni campagna elettorale oppure della golosa occasione di formare un esecutivo a trazione left side, anche questa volta dagli ambienti legati al Partito Democratico e dintorni è iniziato a trapelare il tam-tam mediatico che parrebbe vedere come unica soluzione per risolvere i guai fiscali e dell’occupazione l’introduzione di questo fantomatico tributo che dovrebbe punire qualsiasi cattivone abbia osato mettere da parte un poco di ricchezza per poi redistribuirla a chi, in teoria, dovrebbe averne più bisogno.

Poniamo qualche premessa, in prima battuta: al 2018-2019 soltanto quattro Stati appartenenti all’Ocse (Svizzera, Francia, Spagna e Norvegia) possiedono una tassazione simile, capace di colpire patrimoni immobiliari e finanziari in piena discrezionalità, con aliquote variabili progressivamente e, soprattutto, discrezionalmente all’incremento della ricchezza – o di tutto ciò che viene considerato tale – soggetta a tassazione.

Orbene, se da un lato l’Imu costituisce già, per molti aspetti, una sorta di patrimoniale, a mancare del tutto sono proprio i presupposti di pura retorica sindacal-rivoluzionaria nei quali la sinistra italiana all’acqua di rose imbeve da sempre l’idea di patrimoniale. In primis la fonte non è più credibile, perché ha tradito le proprie battaglie storiche, movimentiste, dei diritti collettivi per appollaiarsi nei salotti buoni e strizzare l’occhio al grande capitale multinazionale, in seconda battuta perché non esistono più le famose classi operaie e proletarie, distrutte progressivamente e smantellate dal tessuto sociale nazionale anche con il contributo delle sinistre succedutesi al governo.

Oggi esistono soltanto milioni di disoccupati dai sogni infranti, di precari e stagionali costretti a sopravvivere, vivacchiare alla giornata, oltreché famiglie incapaci di sbarcare il lunario: tutte categorie alle quali la social-democrazia italiana non ha mai voluto né saputo fornire risposte concrete, se non vaneggiando alla ricerca di una tassazione sempre più opprimente che disintegra le prospettive di rilancio del lavoro e di ripresa, di una caccia alle streghe al minimo risparmio conservato da spacciare per ‘’grande patrimonio’’ salvo voltarsi altro nei confronti dei veri capitali finanziari tossici e nocivi per l’economia nazionale.

Giungiamo quindi allo scenario di oggi, nel quale il centrodestra a trazione sovranista – pur con tutti i suoi limiti e difetti, nonché le proprie contraddizioni interne – riesce a fare uno scatto in più e proporre – al momento senza realizzarlo – il progetto di riforma fiscale basato sulla flat tax, mentre l’ala sinistra continua ad agitarsi e starnazzare senza riuscire a mettere sul piatto, per parte propria, nulla di nuovo e continua a ragionare in termini di Irpef e patrimoniali.

Nemmeno di fronte alla crisi di Governo, con la Lega apparentemente esautorata ed un programma fiscale ancora irrealizzato, il cd.centrosinistra è stato minimamente sfiorato dall’idea di rilanciare una propria proposta credibile di revisione del modello tributario, fosse anche il rilancio in salsa fucsia della stessa tassa piatta, nulla di nulla, il silenzio più totale: meglio rifugiarsi dietro a vecchi e consolanti arnesi arrugginiti sperando di vivacchiare aggrappandosi alla disperazione del Movimento 5 Stelle.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *