L’ombra lunga dell’Afd sulla Germania

di Danilo Delle Fave

Le recenti elezioni regionali in Germania sono state considerate un banco di prova della temuta ondata sovranista. Spauracchio usato dai partiti tradizionali per delegittimare e compattare il proprio elettorato, questo spettro che si aggira per l’Europa ha visto in Sassonia e Brandeburgo una vittoria storica per il partito più a destra dell’arco parlamentare tedesco: l’Afd conquista il posto di secondo partito in Sassonia con il 27,8%, con un aumento del 17,8% dei voti, e in Brandeburgo col 23,5%, 11,3 punti percentuale in più rispetto alle scorse elezioni e a soli 3 punti di distanza dal SPD al 26,2%.
Al di là dei toni trionfalistici, vi è però da considerare il fatto che questo peso elettorale non potrà essere usato dall’Afd per governare, in quanto si è compattato un fronte composto da tutti gli altri partiti disposti ad allearsi tra di loro in un “arco istituzionale” pur di evitare di scendere a patti con l’Afd. Il Brandeburgo è dai tempi dell’unificazione governato da coalizioni di sinistra capitanati dal SPD, coalizione che si ripresenterà, seppur per il rotto della cuffia, con l’allargamento ai verdi o proseguendo con l’asse con la CDU\CSU. I socialisti del SPD registrano insieme a Die Linke, il partito di sinistra radicale, e alla CDU\CSU un calo considerevole, mentre i verdi ottengono una leggera crescita, concentrata principalmente a Potsdam, e si ha il dilagare dell’Afd in tutta la regione. In Brandeburgo si testimonia la consueta dinamica elettorale, dove i partiti populisti fanno presa maggiore su aree economicamente depresse, con alta disoccupazione, agricole e deindustrializzate se non in via di spopolamento, e i verdi si affermano parzialmente nelle città, a scapito del SPD.

Leggi anche gli articoli: AFD premiati  - Il successo dell'AFD


Il dato più interessante è il crollo verticale del sostegno a un partito di sinistra radicale, da alcuni definito populista, come i die Linke. Il loro radicamento nel territorio, in particolare nelle città, è stato legato al fatto di aver raccolto i rimasugli della SED, il partito unico dell’ex DDR, la Germania Est. Per la Sassonia il discorso è invece diverso: è la regione più ricca e vitale della ex DDR, possiede dei centri economici particolarmente vitali,come la cosiddetta Silicon Valley tedesca, caposaldo della CDU\CSU nell’est, con il tasso di fertilità più alto della Germania e una popolazione più o meno stabilizzata, un numero esiguo di migranti rispetto ad altre regioni; tutti questi elementi stridono con l’idea dell’ascesa dell’Afd in zone necessariamente disagiate a livello economico e sociale. La CDU\CSU ha visto perdere del 7% il suo sostegno attestandosi al 32,2%, il SPD si ritrova addirittura superato dai verdi e Die Linke vede una contrazione simile a quella vista in Brandeburgo. Vista la situazione con tutta probabilità la CDU\CSU proporrà di allargare la Grosse Koalition con il SPD ai verdi.

Per inquadrare correttamente i risultati in Sassonia bisogna fare una serie di considerazioni: la prima è che in Sassonia vi sono Dresda e Lispia, citta devastate dai bombardamenti incendiari alleati, che sono diventate dei simboli secondo alcuni del vittimismo tedesco, secondo altri legata alla volontà di riscoprire l’orgoglio nazionale, la seconda è che perfino durante gli anni della DDR vi era una recrudescenza degli elementi di destra, persino neonazista, e questa sensibilità al tema dell’identità nazionale non è può essere slegata dalle istanze di una regione non ricchissima ma nemmeno in declino. Se nell’Ovest si parlava di abbandonare l’identità tedesca a favore di una visione europeista e multiculturale, la reazione avuta nell’Est è stata diametralmente opposta: le modalità con cui è avvenuta la riunificazione e le privatizzazioni selvagge che seguirono hanno prodotto fenomeni speculari. Da un lato l’Ostalgie, la nostalgia per la vecchia DDR, illustrata bene nel film Goodbye Lenin, dall’altro la riscoperta dell’orgoglio nazionale, mostrano come questo tema ha acquisito il medesimo peso delle problematiche economiche di queste regioni dell’Est
Per l’Afd la partita è quindi solo all’inizio, e si trova davanti a una prospettiva di riflessione sia a livello interno al partito, sia a livello politico generale. Nell’Est i quadri del partito, di impronta più nazionalpopolare, sono più aggressivi rispetto alla controparte occidentale, più liberal-conservatrice, che teme la scure della messa al bando da parte della corte costituzionale federale: il suo essere attenzionata dalla corte e al tempo stesso la capacità di ottenere questi risultati elettorali mostra come con tutta probabilità vedremo toni e retorica estesi tipicamente orientali applicati anche nelle regioni occidentali.


L’Afd si differenzia dal partito neonazista per eccellenza il NPD, per il suo ambire ad essere principalmente forza di governo e non solo di opposizione. Il grande obiettivo sul medio-lungo periodo sarebbe quello di poter non solo fare agenda setting ma di contribuire a uno scivolamento a destra della CDU\CSU e di diventarne partner di governo, sulla falsariga dell’esperimento austriaco tra Hofer e Kurz, o nella cooptazione di elementi fuoriusciti dalla CDU\CSU, come dimostrano i casi di politici della CDU come Erika Steinbach passati nell’orbita dell’Adf. A livello europeo lo sdoganamento dell’Afd e di compagini simili, naufragato per l’affermazione dell’ala merkeliana e lo scandalo austriaco, avrebbe permesso nel caso di una enorme affermazione di queste forze di poter essere partner alternativi al classico consensus democristiano-socialista, realizzando una alleanza tra PPE, ECR e sovranisti di destra.
Il tentativo politico di creare e consolidare un partito a destra della CDU\CSU è stato facilitato dallo scivolamento a sinistra della CDU con la successione di Angela Merkel a Helmut Kohl, la perenne Grosse Koalition con il SPD, la gestione della crisi dell’Eurozona e la questione migratoria e dell’identità tedesca, senza contare il problema delle regioni dell’ex DDR. La vittoria sul filo del rasoio dell’ala merkeliana alle primarie del partito con Annagret Kramp-Karrenbauer contro il candidato dell’ala destra Friedrich Merz non ha fatto che peggiorare la situazione e il partito vede scivolare molto del suo elettorato o nel non voto o nell’Afd.
Solo il tempo ci dirà se questo sarà solo un fuoco di paglia oppure è solo l’inizio di uno spostamento a destra dell’asse politico tedesco, con conseguenze rilevanti sul resto del continente. Comunque vada questa è l’ennesima conferma che nemmeno nella Germania dominus dell’Unione Europea è tutto rosa e fiori: le politiche di austerity, l’estrema flessibilizzazione del mercato del lavoro unita all’importazione di manodopera estera, hanno portato a un arricchimento delle imprese esportatrici ma non della cittadinanza nel suo insieme, che invece teme non solo di vedere un futuro oltre la precarizzazione di massa in una società che invecchia, ma anche la perdita di ciò che l’ha sempre caratterizzata mediante l’incapacità di integrare i migranti extraeuropei e la costituzione di società parallele. Questi sono temi che non possono essere ignorati, e, se gli unici a rispondervi, in maniera giusta o sbagliata che sia, sono i cosiddetti sovranisti, non basterà gridare alla deriva autoritaria o neonazista per fermarli.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *