Fascismo e nazismo tra ideologia e merchandising

di Leandro Castelli.

Ogni volta che sui social scrivete parole come fascismoMussolini o Hitler oppure mettete una foto risalente a quel periodo, come può essere una Svastica o una Croce Celtica, vengono eliminate.

Nella vita reale, invece, se fai un saluto romano, dai l’abbraccio oppure hai una collana o portachiavi con i simboli fascisti o nazisti, rischi una bella denuncia.Tutti i simboli dell’estrema destra vengono condannati da personaggi famosi, dalle scuole fino ad arrivare a discuterne in Parlamento, tutti condannati tranne quando si tratta di vendere. Da una settimana, in edicola, vendono una raccolta di banconote e francobolli, con dei libricini allegati, riguardanti la Seconda Guerra Mondiale, con stampato sopra, in bella vista, qualche svastica.

Quello sopra è uno dei tanti esempi di come la censura viene applicata su questioni ideologiche ma non su questione di soldi, per esempio i libri, ce ne sono molti che parlano di Hitler, Mussolini o comunque delle dittature di quei tempi, con stampato in grande i loro simboli, però è socialmente accettato perché vende.
Se una persona qualsiasi incomincia a parlare di Sovranità e Nazione, senza neanche esporre un simbolo, viene etichettato come fascista, perché in questo caso o viene censurato i viene vergognosamente attaccato? Qual è la minaccia nell’esprimere la propria idea?Non si possono censurare determinare simboli quando sono espressioni di idea mentre lasciarli visibili quando è questione di soldi e, se dobbiamo seguire il principio della censura sui simboli politici per la loro storia, anche la falce e il martello dovrebbero essere censurati, anche la stella rossa, quindi c’è una selezione su cosa puoi pensare e su cosa non puoi pensare, limitando la libertà di pensiero delle persone altrui.

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