Alla larga da Marco Rizzo: la destra rossobruna che guarda al politicamente scorretto comunista

di Renato Marcantonio


“Potremmo lavorare meno e stare meglio, ma ciò non è possibile, stiamo tutti peggio. Perché? Perché c’è una concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochissimi.” In una sola frase si concentra un’ideologia che ha caratterizzato i due secoli che ci hanno preceduto. Eppure, sono parole che provengono da un uomo dei giorni nostri, da un uomo che vive nella società ipertecnologica e progressista del nuovo millennio. Sono le parole di Marco Rizzo, segretario nazionale del Partito Comunista (partito rinato nel 2009, ma che solo negli ultimi anni sta scalando posizioni nelle gerarchie dei partiti e movimenti minori). Il leader del partito, a vederlo, sembra una persona di altri tempi: fuori contesto se confrontato con i politicanti attuali. La sua filosofia politica sembra rivangare veramente il pensiero Marxista, figlio di un probabile attento e puntuale studio del “Capitale”. Marco Rizzo sta diventando un personaggio che piace, anche ai rivali storici del comunismo, o che quantomeno è visto come il “meno peggio”. Perché un leader di un partito morto nel 1989, con cui, soprattutto negli anni 70 anni, o si era a favore o si era contro, riesce a riscuotere simpatia e rispetto anche e addirittura da parte di chi comunque continuerà a votare a destra? In un periodo in cui si fa fatica a trovare risposte Rizzo ne dà una, concreta, sincera: la forbice tra ricchi e poveri è sempre più ampia, la classe media verrà eliminata. Il segretario nazionale del PC prescinde da tutte le politiche sociali attuali e dall’isterica ricerca dei razzismi e sessismi, ritornando alle origini: la lotta contro il capitalismo, la rivolta dei lavoratori, quelli abbandonati dalla sinistra liberale. I consensi che Rizzo riesce a strappare sono in aumento, e potrebbero aumentare ancora e in modo importante, dopo l’inevitabile caduta del governo “gialloravanello” come da lui stesso definito durante una trasmissione radiofonica su “Radiorai” (rossi solo esternamente). Il tornare a problemi centrali, reali soprattutto, come quelli legati al lavoro è una scelta che a livello di campagna elettorale porterà a benefici, a maggior ragione se lo si fa con proposte non generiche e di contorno, come hanno fatto tutte le recenti politiche della sinistra e della destra progressista. Rizzo è ben consapevole di questo e sta fondando la campagna elettorale quasi esclusivamente sul lavoro. Gualtieri (fresco di incarico come ministro) accusò il leader di essere politicamente non intelligente, evidenziando in questo modo tutta la spocchia e l’aria di superiorità che caratterizza la sinistra al caviale, e facendo alla fine il gioco del segretario del PC. Rizzo è consapevole che l’elettorato storico del Partito Comunista ha cercato rifugio nella Lega, o che più semplicemente ha smesso di andare alle urne proprio perché si sente abbandonata e bistratta da una sinistra che si è messa il cappotto elegante, arrivando a detestare gli umili e sfoggiando cosi il più becero dei classismi. Per incentivare questo recupero di voti, sta anche lavorando su di un aspetto quasi innovativo, considerando la storia centenaria dei movimenti comunisti italiani: non ha mai veramente premuto con ferocia sull’antifascismo, non solo perché il pericolo fascismo oggi è pressoché nullo, ma perché è consapevole che la credibilità del partito è fondamentale, ed è più importante far capire agli elettori quanto distante sia lui da tutto il resto della sinistra, che invece l’antifascismo lo ha usato e lo usa, ma impropriamente e anacronisticamente. L’antifascismo attuale è diventato un carnevale e prenderne le distanze è prioritario; appoggiare le visite dell’ANPI nelle parate LGBTQ non riavvicinerebbe mai l’elettore proletario. Gli interventi televisivi di Rizzo sono limitati quasi esclusivamente al “coffee break” su LA7 e proprio li si può constatare quanto siano maggiori gli attacchi al centrosinistra (in particolare al Partito democratico) rispetto quelli sporadici verso Salvini in particolare, e sulle sue politiche economiche più che quelle legate all’immigrazione. I suoi interventi imbarazzano e non poco i rappresentati dem che si ritrovano a condividere con lui la stanza della trasmissione. Imbarazzati in quanto non riescono a rispondere con quella che è diventata la loro unica arma di difesa: “dai del fascista a chi la pensa diversamente”. Anche in tema immigrazione Rizzo sembra aver centrato un problema, collegato storicamente con le lotte contro l’imperialismo: davanti ad un continente depredato dalle sue ricchezze, è ovvio aspettarsi un fenomeno migratorio che diventerà gestibile solo quando paesi come la Francia decideranno di smettere di fare il buono e il cattivo tempo dei paesi africani. Insomma, stiamo parlando di un personaggio inoltre euroscettico, contro la casta, contro le banche, contro quei diritti civili da lui definiti “diritti dei borghesi, quindi non prioritari”; un personaggio che senza quella bandiera che sventola dietro le sue spalle sarebbe stato bollato più facilmente come pericoloso “sovranista” (una bestemmia per lui sicuramente). C’è chi lo definisce l’orgoglio dell’emergente “Rossobrunismo”, ma attenzione, non è tutto oro quello ciò che luccica: anche lo stesso Rizzo è stato protagonista di alcune controversie. Il 26 gennaio 2014 uscii un articolo del “Giornale”, in cui si riportarono delle parole del leader comunista che lo videro lamentarsi, in un’intervista per “l’Espresso”, del suo vitalizio di 4500 euro mensili dopo 20 anni di parlamento. Una retribuzione considerata da lui eccessivamente bassa e non rispettosa dei suoi trascorsi a Montecitorio. Inutile dire che si tratta di una lamentela da viziato aristocratico e non da trascinatore del popolo. Mai una smentita ufficiale; è difatti impossibile trovare articoli o post in cui si smentisce questa sua presunta lamentala. L’ideologia è affascinante, ma il portafoglio pieno fa gola veramente a tutti. Nel caso, siamo pronti a essere smentiti e ce ne rallegreremo, dato che l’Italia ha bisogno di personaggi che vogliono spogliarsi dal mondialismo perverso e capitalistico che pervade la società. Altra controversia è quella di una buona parte dei suoi “follower” su Facebook. Basta guardare le pagine che essi seguono, oltre quella del partito di Rizzo: c’è chi segue “Mamafrica”, chi “Potere al Popolo”, chi “PD” e chi addirittura “Saverio Tommasi”. Insomma, pagine di personaggi, partiti, enti che si sono contraddistinti tutt’altro per la vicinanza verso i lavoratori, o verso gli elettori storici della sinistra. Se il suo elettorato è questo, influenzato quindi dal cosmopolitismo europeista è difficile vedere una concreta applicazione del progetto del partito. Altro punto interessante è il suo antieuropeismo, la sua caparbia lotta, legittima, contro i poteri forti di Bruxelles e Francoforte. Tuttavia, parla di uscita dall’Europa, lotta alla NATO e poi afferma che sono necessari accordi fra stati europei per aiuti concreti all’Africa al fine di evitare un’immigrazione di massa. E gli accordi, l’Italia, da eventuale stato uscente dall’Unione, come arriverebbe a prenderli? Con quale posizione d’importanza? Con queste dichiarazioni si rischia di fare la figura di Di Stefano (leader di Casapound Italia), quando disse che per risolvere la crisi in Libia l’Italia doveva entrare a Tripoli con i carri armati. Soluzioni decisamente fantascientifiche. Il problema dei piccoli partiti probabilmente è quello che hanno un grande margine per poter filosofeggiare e circondarsi di idealismi, ma nel momento in cui questi partititi entreranno in parlamento è inevitabile che le cose cambieranno, lasciando spazio alle entrate in gioco dei compromessi e dei giochetti di palazzo (vi ricorda niente?). Il Partito Comunista è veramente un nuovo ibrido? Nel caso lo fosse, il potere non se lo prenderebbe mai attraverso le urne. Significherebbe entrare in un sistema già ben oliato prima ancora di sedersi sulle poltrone del Parlamento. Il leader comunista genere molta curiosità, ma lo scetticismo, anche su queste figure emergenti “contro il sistema” permane. Sicuramente però Marco Rizzo ha chiarito l’idea di cosa sia per lui il comunismo, e lo ha ribadito anche recentemente in un suo comizio a Torino, tra pochi intimi: “Il comunismo è lo scontro capitale-lavoro. Tutto il resto, sono cazzate”.

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