Se questo è un accordo

di Alessio Moroni

La mattina del 5 Settembre 2019 il nuovo esecutivo ha prestato giuramento presso il Quirinale. Il Conte-bis nasce dall’alleanza fra le forze dei Tali partiti si sono sempre presentati agli antipodi e in pochi, all’avvento della crisi politica estiva, potevano prevedere tale esito, frutto di un’alleanza costituita per evitare che Mattarella potesse decidere di indire lo scioglimento delle camere e richiamare alle urne i cittadini, cosa che avrebbe, con quasi assoluta certezza, portato il centro-destra ad avere i numeri necessari per governare.

A risaltare in questo accordo sono stati i famigerati ventinove punti che, ricalcando il contratto di governo giallo-verde, devono costituire le fondamenta per mantenere viva l’alleanza. Ci si concentra su tutte le maggiori problematiche dello Stato italiano: l’articolo 1 cita il rischio di aumento dell’IVA nella legge di bilancio 2020; la bassa crescita industriale; le problematiche ambientali; la disoccupazione giovanile; i flussi migratori; la mala-gestione di Roma Capitale e molto altro.

Tutti obiettivi condivisibili ma che presentano un macroscopico problema: non si sottolinea il come voler abbattere questi ostacoli. Nessuna parola su quali saranno le coperture che eviteranno lo sblocco delle clausole di salvaguardia, sul come adeguare l’avanzamento tecno-industriale con una politica sostenibile. Quando si cercano di dare risposte i risultati sono ancora più goffi dato che i punti si soffermano su soluzione generalissime che sembrano uscite dai post di qualche individuo che sui social network si appresta a parlare della problematica della fame nel mondo.

I punti oltretutto sono anche contraddittori fra di loro: come si può scrivere di ritenere prioritaria (art.1) per poi incentrare gran parte delle linee guida successive sulla spesa sociale? Le politiche di Welfare non si possono sostenere nella misura espansiva prevista dal nuovo contratto di governo se intanto il nostro Paese è ridotto ad una crescita prossima allo zero.

E’ triste sottolineare come questi esponenti, che dovrebbero rappresentare l’ elitè della nostra società, non riescano ad andare oltre una visione nel breve termine. Essere Statisti significa vedere ben oltre la ricerca del consenso ma sviluppare delle idee pragmatiche che possano essere da spinta motrice per provocare un espansione socio-economica nel proprio territorio.

Veramente gli italiani al giorno d’oggi si accontentano di leggere delle direttive scialbe e contraddittorie? E’ possibile che oggi i cittadini vogliano solamente ricevere sussidi, redditi di cittadinanza e piccoli incentivi per essere soddisfatti dell’attività esecutiva? Io non credo. Mi piace pensare che l’uomo medio sia stufo di questa situazione e voglia la costituzione di un programma serio di conduzione statale, in cui sia scritto a caratteri cubitali come si intende superare le problematiche che da decenni rendono il nostro Paese stagnante e che non permette ai giovani di sperare in un futuro prosperoso.

Scrivere parole come Green New Deal non ti rende un grande esponente politico, se parli come Roosevelt non diventi come lui, lo si diventa con una formazione lunghissima che ti permetta di leggere e di conoscere persone ricche di insegnamenti da prodigare ed è altrettanto vero che non ti basta scrivere in inglese per creare qualcosa che possa apparire a tutti credibile.

L’articolo 13 parla di promuovere senza far notare che è stato proprio una di queste compagini a spingere sull’accelleratore per rafforzare i programmi di cooperazione con i cinesi.

Alquanto contraddittorio ed ironico.

Forse è necessario prendere la politica meno seriamente, proprio come i politici hanno cominciato a prendere alla leggera i propri elettori.

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