“Un caffé con…” Eugenio Capozzi

Le vacanze sono terminate e si torna alla vita di tutti i giorni. Torna anche “Un caffé con…” e, a farmi compagnia quest’oggi, è il Professor Eugenio Capozzi, docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa e autore, tra gli altri, de “Il sogno di una Costituzione” (2008), “Partitocrazia” (2009), “Storia dell’Italia moderata” (2016) e “Politicamente corretto, storia di un’ideologia” (2018).

Professore, oggi siamo di corsa, tra un treno ed un altro, la ringrazio per aver trovato del tempo da dedicarmi. Le chiedo subito: cosa l’ha portata a scrivere un libro di condanna del “politicamente corretto”?
Non è una condanna – cosa che non spetta a uno storico – ma un tentativo di mostrare come le manifestazioni di quel che abitualmente chiamiamo così – la retorica propagandistica, le censure, la modificazione del linguaggio – siano in realtà espressione di una vera e propria ideologia, che ha preso forma mezzo secolo fa e oggi è la cultura politica egemone delle élites occidentali: il progressismo relativistico che io chiamo “ideologia dell’Altro”.

Esiste un vero e proprio florilegio del pensiero unico. Ad oggi, in italia, manifestare un pensiero differente è possibile?
È possibile soltanto se si comprende quali sono le radici storiche e le caratteristiche filosofiche della cultura egemone che si ha di fronte, e se si ha un’idea chiara di cosa si vuole contrapporre ad essa, di quale visione del mondo alternativa si vuole proporre.  È proprio questo lo spirito con il quale ho scritto il libro. Io credo che la radice e l’essenza del politicamente corretto sia innanzitutto l’odio “autofobo” per la cultura, la civiltà, la storia dell’Occidente. E che dunque l’alternativa ad esso possa essere soltanto una rivendicazione integrale dell’Occidente come identità primaria, fondamento di una civiltà imperniata sul valore assoluto, universale della persona umana, sui limiti del potere, sul rifiuto dell’ideologia come pretesa di costruire il paradiso in Terra.

Quali sono i rischi nel catechizzare intere generazioni al politicamente corretto secondo il professor Capozzi?
Ogni ideologia è una vera e propria religione secolarizzata, in cui si divinizza il potere umano. Dunque ogni ideologia si dota di un catechismo, di testi sacri, di liturgie. Il politicamente corretto non fa certo eccezione. Con la particolarità che in esso l’indottrinamento passa innanzitutto non da manifesti esplicitamente ideologici, ma dell’intrattenimento di massa, dalla cultura pop, oggi veicolata dal grande sistema della comunicazione digitale globale, concentrata nelle mani delle élites economico-finanziarie affiliate pienamente alla dottrina dominante. È su questo campo che si combatte la grande battaglia per la sopravvivenza del pluralismo, ed è in questo campo che gli oppositori del politicamente corretto devono concentrare le loro energie per produrre piattaforme e contenuti alternativi, sfidare efficacemente la censura e la delegittimazione, trovare parole d’ordine in grado di imporsi.

Rapporti tra politica e cultura: è possibile la instaurazione di una corrente politica duratura senza basi culturali?
Credo di avere in parte già risposto. Assolutamente no. Per questo bisogna puntare sulla cultura: è assolutamente vitale per non alzare bandiera bianca davanti all’egemonia dell’ideologia dominante. Senza un lavoro di elaborazione culturale capillare e una riflessione profonda sulla comunicazione e la formazione politica oggi nessuna azione politica può andare lontano. Tanto più se ha davanti un avversario così organizzato e dotato di enormi mezzi, che invece una cultura coerente ed efficace la ha prodotta.

A quale futuro è destinata la politica e la dialettica politica italiana?
L’Italia, in un Occidente decadente e fortemente indebolito sul piano mondiale, continua a rappresentare l’anello debole sul piano del funzionamento delle istituzioni democratiche e della governabilità. Il nostro parlamentarismo è garanzia di totale inefficienza e inefficacia della politica, incapace di reagire ad ogni sfida della modernizzazione globalizzata. Allo stato attuale siamo destinati a essere eterodiretti e a diventare lo strumento di disegni di potenze esterne. Questo trend si può invertire soltanto promuovendo con convinzione riforme istituzionali profonde: presidenzialismo, maggioritario integrale, federalismo fondato su macroregioni finanziariamente autonome e sulla loro responsabilità integrale nella gestione dei servizi.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *