RIPERCORRIAMO LA STORIA DELL’IMPRESA DI FIUME

12 SETTEMBRE 1919 – 12 SETTEMBRE 2019

Di Lorenzo Angelini

GLI ANTEFATTI

Alla conclusione della prima guerra mondiale, si rese necessario un incontro tra i capi di stato di tutti i paesi vincitori del conflitto.

In questo incontro, svoltosi a Parigi, fu subito chiaro che l’Italia, rappresentata da Vittorio Emanuele Orlando, svolgeva un ruolo marginale.

Difatti, il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson non riconobbe valido il Patto di Londra con cui l’Italia si impegnò ad entrare in guerra affianco di Francia e Gran Bretagna.

L’Italia si vide riconosciute solamente le terre irridente di Trento e Trieste, ma non le regioni della Dalmazia, Istria e Fiume, abitate in quel periodo storico da una maggioranza di italiani.

Questo trattamento che fu riservato all’Italia fece nascere un sentimento di rancore e frustrazione nei confronti delle potenze europee; difatti mentre Orlando abbandonò con tono polemico le trattative, nel Paese si scatenarono disordini e manifestazioni, comandate da alcuni importantissimi soldati della Grande Guerra, dove si vide coniata anche l’espressione di “vittoria mutilata”.

L’IMPRESA

Nel frattempo anche a Fiume scoppiarono dei disordini da parte degli abitanti italiani per rivendicare l’italianità della regione; disordini che videro la nascita di prime organizzazioni di legionari.

Gabriele D’Annunzio si pose al comando di tutte le rivendicazioni appartenenti al concetto di “vittoria mutilata”, tenendo dei discorsi a Roma che scossero l’opinione pubblica e che attirano le attenzioni dei legionari fiumani.

Questi legionari fiumani chiesero a D’Annunzio di aiutarli nell’azione di protesta; ovviamente il poeta accettò e iniziò a reclutare soldati in tutta Italia, che si riunirono a Ronchi, cittadina italiana al confine tra Italia e Jugoslavia.

Il 12 settembre 1919 D’annunzio partì da Ronchi al comando di circa 5000 volontari che si erano arruolati per l’impresa, e nel pomeriggio dello stesso giorno arrivò a Fiume invadendola e proclamandone l’annessione all’Italia.

In Italia, tuttavia, l’impresa non fu vista di buon occhio e fu disconosciuta dal governo italiano guidato da Francesco Saverio Nitti che cercò in tutti i modi di scoraggiare i legionari di D’annunzio, dapprima minacciandoli di considerarli disertori e quindi minacciando il processo tramite tribunale militare, e dopo ponendo sotto assedio la città impedendo l’arrivo di viveri.

Ogni tentativo fu vano, e ottenne la stoica resistenza dei legionari fiumani e del loro comandante Gabriele D’Annunzio; per cui, Nitti, fu costretto ad intraprendere delle trattative diplomatiche servendosi del generale Badoglio, ma anche la via della diplomazia non fu utile per trovare una soluzione al problema.

L’11 maggio 1920 in Italia cadde il Governo Nitti e al suo posto subentrò Giovanni Giolitti, che prese le redini del governo il 15 maggio 1920.

Poco dopo, esattamente nel 12 agosto 1920, Gabriele D’Annunzio, deciso a dare una svolta alla fase di stallo in cui si trovava fiume da qualche mese, decise la proclamazione di uno stato indipendente chiamato la Reggenza Italiana del Carnaro, dotata anche di una propria costituzione promulgata l’8 settembre dello stesso anno e che prendeva il nome di Carta del Carnaro.

Ovviamente D’annunzio scelse la strada dello stato indipendente in quanto capì che in quel momento era impossibile che l’Italia annettesse Fiume.

Il 12 novembre del 1920 Italia e Jugoslavia firmarono il Trattato di Rapallo dove riconoscevano l’indipendenza dello Stato libero di Fiume.

Gabriele D’Annunzio non accettò il trattato e ricevette un ultimatum dove gli veniva chiesto l’abbandono della città da parte sua e dei suoi legionari; quando il poeta rifiutò anche questo referendum la città di Fiume fu circondata e fu attaccata dall’esercito italiano.

L’attacco venne sferrato la mattina della vigilia di Natale del 1920, e dopo qualche giorno di eroica resistenza, D’annunzio fu costretto ad arrendersi il 31 dicembre 1920, e nel gennaio dell’anno successivo i legionari lasciarono la città.

Alla fine di questi eventi ebbe vita lo Stato libero di Fiume.

EREDITA’ STORICO POLITICA DELL’IMPRESA

L’impresa di Fiume contribuì ad aumentare a dismisura la popolarità di Gabriele D’Annunzio, tanto che anche Lenin arrivò ad affermare che il Vate era uno dei pochi uomini, insieme anche a Benito Mussolini e Filippo Tommaso Marinetti, a poter realizzare la rivoluzione in Italia.

Fiume fu annessa completamente all’Italia solo nel 1924 da Mussolini stesso tramite il Trattato di Roma, iniziando anche con quella regione il processo di italianizzazione che il Fascismo stava imponendo in tutto la Stato.

All’impresa di Fiume è legata inesorabilmente anche la nascita di quella che viene considerata una pietra miliare della democrazia e della libertà nelle costituzioni di tutta Europa.

Difatti ancora oggi, la Carta del Carnaro è reputata esempio di costituzione moderna e capolavoro del diritto.

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