La statua di D’annunzio torna a Trieste, ma i croati non lo vogliono: “Fiume resta Croazia”.

Che Zagabria Pensi ai Suoi Criminali… e Lasci in Pace i Nostri Eroi!

Di Leonardo Rivalenti

Il 12 Settembre, mentre molti Italiani celebravano i 100 anni della presa di Fiume, data particolarmente importante visto il carattere a-nazionale dell’esecutivo giallorosso, il Governo della Repubblica di Croazia apriva una crisi diplomatica con Roma. Motivo della crisi? Ahimè non una seconda spedizione su Fiume, ma qualcosa di infinitamente più innocuo: l’inaugurazione di una statua dedicata al Vate Gabriele D’Annunzio a Trieste, voluta dal Comune e dalla cittadinanza Triestina.
Naturalmente, volontà del governo o di una municipalità, ciò ha fatto poca differenza per le autorità di Zagabria, che spesso più di quelle Slovene, tendono alle reazioni più assurdamente isteriche ogni volta che questioni riguardanti l’Italianità delle terre che hanno invaso nel 1945 torna ad emergere.


Chi non deve non teme, ma Slovenia e Croazia devono molto e per quanto l’Italia di oggi, almeno a noi Italiani sembri incapace di incutere timore a chiunque, le reazioni isteriche di Zagabria negli ultimi giorni sembrano quasi suggerire il contrario.
Sicuramente non si può fare a meno di ricordare le parole di uno statista Italiano quale Luigi Federzoni, Presidente del Senato del Regno dal 1929 al 1939, il quale scriveva che “in Dalmazia, l’Italia non ha lasciato niente, tranne la civiltà”. Era sempre lo stesso Federzoni che nel suo libro L’Ora della Dalmazia, descriveva bene come già ai tempi della monarchia asburgica, più esattamente da dopo l’annessione del Veneto all’Italia nel 1866, erano in atto politiche volte ad assimilare nel gruppo nazionale croato o espellere le comunità italiane della Dalmazia. Questo per rispondere alle tesi giustificazioniste di parte sia slava che italiana che cercano sempre di incolpare l’Italia per la pulizia etnica condotta dal 1945 in poi contro le comunità Italiane dell’Istria e della Dalmazia.
Si trattava di ragioni che erano più che sufficienti, specie per i parametri dell’epoca, a giustificare le pretese territoriali dell’Italia, a cui si poneva la missione di tutelare quegli italiani rimasti in balia di potenze straniere, fuori dai suoi confini. Fu dunque riflesso di questa stessa missione la spedizione di D’Annunzio per affermare l’Italianità di Fiume.
Tuttavia l’Impresa di Fiume ha un significato che va ben oltre la semplice volontà di affermare il diritto ai confini naturali. Essa è stata anche un fenomeno culturale, che ha visto affermarsi in questa città di confine, sotto il governo della Reggenza Italiana del Carnaro, una società avanguardista, estremamente dinamica e libera, qualcosa di unico al mondo in quel momento storico. Inoltre, tale Impresa rimane il simbolo della volontà dell’individuo e di quella della nazione che si affermano su imposizioni e diktat provenienti dall’esterno.
Sicuramente non è stato con desiderio di riaccendere una disputa territoriale che i Triestini hanno eretto una statua al Vate e sicuramente non è stato con tale volontà che il 12 Settembre molti italiani hanno celebrato i cento anni della presa di Fiume.
Ma sicuramente è stato con spirito polemico, isteria e desiderio di umiliare una nazione alleata, che seppur più grande e più potente è fin troppo tollerante verso gli affronti che riceve, che le autorità di Zagabria hanno deciso di convocare il nostro Ambasciatore e fare recapitare una protesta formale presso il nostro governo.


L’atto compiuto da parte loro deve essere visto come un oltraggio verso la nostra nazione e verso tutti gli italiani che vivevano e vivono ancora in quelle terre. Ipocritamente, il Governo Croato sostiene che l’omaggio a D’Annunzio sia contrario allo spirito comunitario europeo. Dichiarazione interessante, soprattutto perché proveniente da chi oltre ad avere commesso una vera e propria pulizia etnica si è sempre rifiutato di prenderne atto e di risarcire come possibile le vittime o gli eredi di queste.
Vi è di più, è ancora più ipocrita da parte del Governo Croato sventolare la bandiera della fratellanza tra popoli europei e quindi pretendere di avere voce in capitolo sulle questioni interne di una nazione alleata onde poterla umiliare e ferirne l’orgoglio.
A ciò si potrebbe anche aggiungere, a dimostrazione di come la “Fratellanza Europea” di cui hanno parlato non sia altro che retorica, la mancata tutela della comunità italiana in Istria e in Dalmazia. Infatti, sebbene la Croazia sia indipendente dal 1992 e da allora abbia accettato di riconoscere il bilinguismo, vere e proprie misure atte a promuoverlo sono molto spesso assenti oppure vengono messe in atto con enorme lentezza. Ciò va sempre a scapito della ridotta comunità italiana, che diminuisce sempre di più.


Resta infine da chiedere: da che pulpito sale questa predica sull’Europa, quando la Croazia fino a poco più di vent’anni fa massacrava e deportava la popolazione Serba che si trovava entro i suoi confini?
Che Zagabria pensi quindi ai suoi criminali, Tito primo fra tutti e alle atrocità commesse da essi, invece che occuparsi dei nostri eroi, da noi legittimamente celebrati. Naturalmente non mancheranno anche da parte nostra quanti si solidarizzeranno con il Governo Croato, sostenendo che la decisione di un “sindaco irresponsabile” abbia provocato una crisi diplomatica. La verità è che non vi è nessuna crisi diplomatica, se non quella provocata dallo stesso governo Croato, con ogni probabilità mosso da desideri propagandistici onde distrarre la popolazione da questioni più serie. Il nostro governo, dall’alto del suo Europeismo, tace. Spetta quindi alla nazione difendere il proprio onore.

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