PASTROCCHIO COSTITUZIONALE!

di Pasquale Ferraro

Le Proposte in campo

Il nuovo esecutivo si è dichiarato a parole dello stesso Premier “costituente”, un proposito ambizioso, e assai poco fortunato nella storia politica italiana. Non che non sia necessario e urgente mettere mano ad una costituzione – che tutto è tranne la più bella del mondo- ma va fatto con criterio e lungimiranza.
La costituzione non è cosa da poco, eppure le riforme costituzionali, sono state spesso affrontate con eccessiva e disarmante superficialità, come altrettanto arbitrariamente si è fatto uso delle leggi elettorali come meccanismi atti a modificare la forma di governo, senza avere né il coraggio né la volontà di proporre una modifica completa e seria. Con la creazione di una legge elettorale, chiara, che mirasse non al caos e all’alterazione della volontà popolare, ma a rendere stabile un sistema politico eccessivamente caotico. Va annotato anche quanto espresso dalla Consulta con la celebre sentenza n. 1 del 2014 che intervenendo sul c.d. “Porcellum” ebbe a segnalare come non vada inalterato il rapporto fra elettore ed eletto, che tradotto vuol dire no listini bloccati e altre simili stratagemmi.
I partiti che compongono l’attuale maggioranza mirano alla ideazione o riproposizione di un sistema di tipo proporzionale, oramai scollato dall’attuale assetto politico, oltre che costituzionale, indirizzato più alla volontà di impedire la creazione di maggioranze nelle urne, facendo leva sulla frammentazione del sistema politico.
L’Italia ha l’assoluta necessità di avere una stabilità politica e di governo, l’Italia ha bisogno di un vincitore, che sia consapevole della responsabilità, dell’onore e dell’onere di formare un governo, e di uno sconfitto che sappia svolgere il ruolo di opposizione. Per questo piaccia o no politicamente ammetterlo, serve al nostro paese una riforma elettorale, non solo maggioritaria, ma disegnata su collegi più piccoli che sappiano costruire un sistema politico più vicino alle istanze dei cittadini.
La riduzione dei parlamentari, senza una differenziazione dell’operato dei due rami del parlamento, rischia di divenire solo l’ennesimo slogan per appagare la pancia del paese, che però arrecherà danni e lesioni non indifferenti alla rappresentanza dei territori in seno al parlamento, senza alcun effetto positivo sulle casse dello stato, come è stato ampiamente dimostrato.

La sfiducia costruttiva

Altro tema apparso nelle cronache politica di questi giorni, annunciato già prima del discorso alla Camera del Presidente del Consiglio Conte, da un indiscrezione di Repubblica, secondo cui verrebbe introdotta la c.d “sfiducia costruttiva”, ammessa come mozione solo in caso di esistenza di una maggioranza alternativa, sul modello del Bundenstag tedesco. Inoltre verrebbe introdotta la “Fiducia Congiunta”, cosi da evitare tranelli e disparità di numeri tra i due rami del parlamento, da sempre tallone di Achille delle maggioranze risicate nei numeri.


Il Cavillo referendario

Sempre il quotidiano la Repubblica ci illumina su una soluzione che gli esperti di diritto costituzionale dei due alleati di governo avrebbero trovato, per accorpare il tutto in un unico referendum e possibilmente il più vicino possibile alle urne nel 2023. Problema reso più imminente dall’ormai approdo all’ultimo voto della riduzione dei parlamentari, cavallo di battaglia dei grillini, ma ora troppo imminente per le riforme complesse volute dai dem che richiedono più tempo e un altro referendum confermativo. Nessun problema, a risolvere la questione ci penserebbe secondo i retro scenisti l’art 15 della legge 352 del 1970, il quale in caso di imminenza referendaria consentirebbe al Presidente della Repubblica di posporre di sei mesi il referendum, nel caso in cui sia in fase di approvazione un ulteriore riforma della costituzione, cosi da accorpare i due referendum in unico “referendum day”, guarda caso alle porte del semestre bianco., che blinderebbe l’esecutivo fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.


Dulcis in fundo

Pur non essendo dotati di doti profetiche, come già avvenuto nel 2016, non sappiamo se e come arriveranno alla fine del percorso parlamentare queste riforme, sicuramente se dovessero giungere almeno fino al voto referendario sarà stata un’altra occasione persa.
L’Italia ha bisogno di un nuovo assetto istituzionale? Si, ma organico e lineare. Ha la necessità di avere un presidenzialismo chiaro, di una legge maggioritaria netta, di un parlamento che rappresenti i territori, e di parlamentari eletti in collegi piccoli, in cui sia garantita la massima partecipazione dei cittadini.
Tutto il resto non è che una celebrazione attuale delle parole del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

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