Siamo Figli della Bellezza, non suoi padroni

Di Manuel Berardinucci

Come spesso accade, noi superbi “figli del presente”, convinti di possedere le risposte a tutto e gli strumenti utili ad affrontare ogni problematica, in realtà abbiamo molto da imparare dai grandi del passato negli ambiti più disparati e quello della Bellezza non fa eccezione. Esempio ne sia il Costituto Senese del 1309, traduzione in volgare dello Statuto latino di cui la città, nota per il celebre Palio, si dotò nel 1296. Nel bel mezzo di quel periodo storico tanto demonizzato quale è il Medioevo,  la Costituzione del Comune di Siena sancì che chi governava doveva avere a cuore “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”. Una duplice lezione dunque, poiché si sottolinea l’importanza della tutela e salvaguardia della bellezza, tanto per la cittadinanza quanto per i “forestieri”, che oggi corrisponderebbero ai flussi turistici di cui la nostra bella Patria potrebbe essere, ancor più di quanto non lo sia già, meta desiderata. Tuttavia in questa narrazione qualcosa stona. Nessuno può negare come quasi ogni giorno si senta qualcuno citare Dostoevskij con il suo “La bellezza salverà il mondo” ed è opinione diffusa e condivisa l’importanza della “valorizzazione del nostro meraviglioso patrimonio culturale”. Quindi cosa manca? Manca una profonda coscienza identitaria di legame spirituale con la Bellezza che ci è stata lasciata in eredità. Fino a quando si concepirà “la valorizzazione del patrimonio culturale”, solo come un massimizzare il bottino da intascare grazie a residui di antiche popolazioni con cui noi, superbi “figli del presente”,  non abbiamo nulla a che fare, tutte le iniziative saranno sterili e di corto raggio. E’ necessario tornare alla consapevolezza che chiese, castelli, regge, sculture, affreschi, quadri e mosaici sono il frutto di una Civiltà e figli della Storia. Una Civiltà di cui facciamo parte ed una Storia della quale siamo eredi. Mi rendo conto della difficoltà dell’opera richiesta all’uomo contemporaneo, così abituato a non guardare oltre il proprio “io”. Infatti far parte di una Civiltà richiede cultura comune, etica socialmente accettata e valori riconosciuti da tutti. D’altro canto, essere Figli della Storia carica l’individuo di responsabilità, tanto nei confronti dei Padri a cui rendere onore, quanto dei posteri ai quali lasciare una Terra degna di essere amata.  

Quando avremo compiuto questo sforzo, agiremo per salvare e tutelare la Bellezza non soltanto per avidità economica o semplice interesse accademico, ma perché l’avvertiremo come parte di noi.

Da questo punto di vista l’Italia ha una missione ancor più complessa, poiché deve recuperare l’Identità Nazionale, attraverso la riscoperta delle singole e specifiche identità locali che sono la sua vera ricchezza, in quanto figlia non di una monolitica e unitaria Tradizione, ma di un variegato affresco culturale che offre, ammirato nel complesso, lo spettacolo della Patria Unita. E dunque ha il dovere di valorizzare, affianco alle bellezze materiali, quelle intangibili, i balli, le sagre, l’enogastronomia, le manifestazioni religiose e persino l’antica superstizione sacra e profana. Il rischio però è ancora una volta quella tendenza a musealizzare la Tradizione senza viverla, a renderla folklore e spettacolo senza anima.  

Tornando dunque al Maestro Dostoevskij, è vero che la Bellezza salverà il mondo, ma solo se a sua volta essa verrà protetta. E’ un circolo inspiegabile, poiché l’uomo necessita della Bellezza per salvare se stesso e quest’ultima ha bisogno dell’essere umano per vivere.

Concludo con un invito: riscopriamo chi siamo ed allora capiremo il senso profondo dell’Arte che ci circonda e potremo esserne degni custodi.

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