Eurogames, trent’anni dopo torna Giochi senza frontiere

di Alessio Valente

Un parco ospitante, quello di Cinecittà Word, e sei nazioni pronte a sfidarsi a colpi di arrampicate, prove di equilibrio e abilità varie. È così che, a trent’anni di distanza, torna sullo schermo di Canale Cinque un vecchio programma televisivo, forse fra i più amati e popolari della storia: parliamo di “Giochi senza frontiere”.
Chi da piccolo non è rimasto affascinato da quegli strani costumi, o da quelle prove buffe e impacciate affrontate, in un clima giocoso e spensierato, da partecipanti provenienti da tutta Europa?

Il programma, sotto il nuovo nome di Eurogames, presenta alcune difformità rispetto al suo genitore, come la sede ospitante, quella del parco di Cinecittà World, che diventa fissa. Anche le nazioni, che in passato si alternavano le une alle altre in rotazione, diventano fisse per un numero di sei: Italia, Spagna, Grecia, Polonia, Russia e Germania. L’ente produttore, invece, dalla vecchia European Broadcasting Union (ente europeo comprendente tutte le emittenti pubbliche del continente), si trasforma in Banijay, francese, che ne ha acquisito i diritti.

A parte queste piccole differenze, però, tutta la veste grafica e l’impostazione generale del gameshow rimane la stessa; rimangono addirittura anche i piccoli spot volti a promuovere, di volta in volta, le varie città partecipanti in rappresentanza delle relative nazioni e il fil rouge, la prova speciale che due nazioni alla volta svolgono fra una manches e l’altra.

Eurogames però non raccoglie semplicemente un’eredità fatta di giochi e divertimenti: il programma originale, nato negli anni ’60, viaggiò di pari passo con la costruzione della comunità europea e con l’avvicinamento fra i popoli delle varie nazioni membro.
Fu proprio l’allora presidente francese Charles De Gaulle, prendendo spunto da alcuni precedenti giochi svolti a livello nazionale, a proporre di far gareggiare Francia e Germania per avvicinare, dopo un passato fatto di sciovinismo e rivalità , i relativi popoli.
Da lì in poi il successo fu come un fiume in piena e la partecipazione si fece via via più larga, comprendendo sempre più paesi ed arrivando addirittura ad ospitare una edizione a Macao, allora colonia portoghese, che richiese il diritto di organizzare i giochi anche a casa propria.

Un programma, ora presentato da Ilary Blasi ed Alvin, senz’altro molto importante per l’Europa ed i suoi cittadini, che ha rappresentato momenti di svago e distensione, ma anche un vero e proprio fenomeno sociale di integrazione europea; ebbe infatti a dire lo storico presentatore Ettore Andenna che “hanno fatto più i giochi per l’Europa che la Comunità Europea”: poche parole senz’altro molto eloquenti, che tornano ad avere grande importanza nel momento in cui l’ euroscetticismo è forse al suo apice dalla fine del processo di fondazione della comunità.

E come non condividere quel sentire, forse un po’ malinconico, espresso in un “ci vorrebbe ancora quello spirito di divertimento e di apertura”?
Ahinoi, forse siamo ancora ben distanti dal tornare alla spensieratezza che ha caratterizzato quegli anni in cui non vi erano crisi, terrorismi e tanti alte problematiche che viviamo in questo periodo storico.
Nel frattempo, però, è proprio il caso di dirlo ancora, con nostalgia e speranza: “Attention! Trois, deux, un….”

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