“Sono tornato”: da Mussolini a Renzi, la personalizzazione della politica all’italiana

di Gabiele De Rosa

“Sono tornato”, così è intitolata una recente pellicola cinematografica che satirizza su un possibile ritorno del Duce, Benito Mussolini, nell’Italia di oggi. Il film, vero e proprio plagio della pellicola tedesca “lui è tornato”, non è eccelso né, a mio avviso, particolarmente esilarante; tuttavia getta luce, usando come feticcio artistico la figura del “dittatore” su un tema di estrema importanza: il potere.

Si è scritto e detto tanto sul potere e purtroppo non è questo l’articolo opportuno per approfondire in maniera esaustiva tale tema fondamentale. Detto ciò, non ho potuto fare a meno di constatare come dietro la scelta di Matteo Renzi di fondare un suo partito “personale” ci siano dinamiche politiche e soprattutto psicologiche che richiamano fortemente al tema del potere.

Del resto, la storia dell’ex sindaco di Firenze ( eletto democraticamente, almeno in questo caso) avrebbe tutti i presupposti per essere “cinematografica”: sarebbe la storia di personaggio politico che un tempo prometteva di “rottamare” il partito e di essere disposto ad abbandonare l’agone politico in nome del ricambio necessario ai vertici dello stato, che poi però via via si corrompe e diventa ciò che lui stesso ostentava un tempo di voler combattere.

Non sarebbe una trama originale, anzi probabilmente sarebbe abbastanza scontata, vista la storia politica del nostro Paese, tuttavia credo che se riportata sul grande schermo avrebbe un discreto successo di pubblico e critica. Questioni cinematografiche a parte, credo che quest’ultima vicenda politica sia sintomatica di una preoccupante tendenza di fondo, riguardante in primis l’Italia ma in secondo luogo anche tutto il mondo occidentale: la politica non si fa più nelle piazze, fra la gente, ma il discorso politico ormai è sempre più incentrato sul “palazzo” e sulle scelte prese da una piccola cerchia di parlamentari, i quali costituiscono un élite che opera solo e soltanto dell’interesse di altre élites, specialmente finanziarie, che dall’esterno (del palazzo) si battono strenuamente per vedere accontentati i loro “bisogni”.

Potremmo essere di fronte ad una “rifeudalizzazione della società” in chiave oligarchica e gerarchica, così come sosteneva (a modo suo) Gianfranco Miglio. In uno scenario politico ciclico che richiama all’ “eterno ritorno” delle cose ( ritorno dei meccanismi politici propri della prima repubblica ad esempio), in cui tutto si trasforma nel suo contrario ( vedasi il percorso di aversio a Deo compiuto dai 5 stelle, i quali sono diventati anch’essi tutto l’opposto di ciò che prima pretendevano di essere e rappresentare), si intravede però innanzitutto il lugubre avvento di un nuovo distopico modo di fare politica: appunto la politica del palazzo. La situazione è ancor più accentuata in Italia, complice il nostro sistema elettorale targato PD, il quale sembra essere creato appositamente per garantire la sicura ingovernabilità del nostro Paese.

Non che i precedenti sistemi fossero meglio, anche per questo ritengo che la proposta politica di Fratelli d’Italia, unici a sostenere ciò, inerente il presidenzialismo rappresenti una svolta corretta e doverosa per garantire la governabilità. Ad oggi però il tema del presidenzialismo rappresenta ancora una chimera e gli effetti negativi del parlamentarismo si possono constatare chiaramente, Renzi infatti può esclamare gioiosamente: “sono tornato!”. In barba alle sconfitte politiche, l’ex primo ministro, sfruttando fra le altre cose il fatto che in Italia non esiste il vincolo di mandato, può ora sedersi da indipendente al tavolo dell’attuale premier Conte e può, numeri alla mano, dettar legge.

Di certo si tratta di una mossa tattica geniale, tuttavia non è certo stata elaborata per garantire gli interessi dei cittadini italiani. In conclusione: In uno scenario politico così precario, dove tutto si trasforma e tutto rimane uguale, a dover preoccupare credo sia soprattutto questo: il potere. In un mondo senza più ideologie, dove si usa la qualifica di “post-ideologico” per giustificare qualsiasi repentino cambiamento di fronte e di idea, a dover preoccupare è proprio questo potere smisurato, ormai privo di qualsiasi vincolo, che pervade ormai buona parte dei personaggi politici odierni. Un potere non al servizio del popolo e dei cittadini, ma di altri e più occulti interpreti. Si tratta dello stesso potere che fa venire meno il pudore e le promesse, che sfrutta il tempo e la dimenticanza a suo vantaggio e che infine permette a chiunque, nel bene o nel male, di poter tornare di fronte a tutti e dire sorridendo allegramente: “sono tornato”.

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