L’Umbria che vuole cambiare: Roberto Morroni racconta Fi

di Alessio Moroni

Roberto Morroni, nato a Gualdo Tadino (comune di cui è stato anche sindaco) nel 1962, è Consigliere regionale dell’Umbria per Forza Italia ed ora si appresta ad affrontare la più grande sfida elettorale della sua carriera: è uno dei papabili alla vice-presidenza della Regione nella coalizione di centro-destra guidata da Donatella Tesei. Mi ha ricevuto nel suo ufficio a Palazzo Cesaroni, sede del Consiglio regionale umbro, e così abbiamo avuto modo di parlare del futuro del suo partito, del nostro territorio e di molto altro.

Una piacevole intervista, utile per ampliare le conoscenze sui problemi e sulle potenzialità del cuore verde d’Italia.

ALESSIO: Il 27 ottobre gli umbri si recheranno alle urne per eleggere il Presidente della Giunta ed il Consiglio regionale. Tutto ciò avviene in anticipo rispetto ai tempi ordinari a causa dei noti problemi avuti dall’ex Presidente Catiuscia Marini che hanno indebolito ancor di più un centro-sinistra che, nelle ultime tornate elettorali (amministrative, nazionali ed europee) nella nostra regione ha visto calare nettamente i propri consensi. Ritiene che i tempi siano maturi per interrompere un’egemonia di sinistra che in Umbria persiste dal 1970, ovvero sin dalla nascita del regionalismo?

ROBERTO: A livello regionale il governo delle sinistre si è confermato per cinquant’anni dando vita, per l’appunto, ad una lunga stagione di potere. Al di là delle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto i vertici del PD e dell’Istituzione regionale e che hanno contribuito in maniera decisiva a porre fine in maniera anticipata a questa legislatura, sotto il profilo politico e della spinta programmatica si può dire che tale stagione avesse già esaurito la sua energia vitale. Prova ne sia il cambiamento politico intervenuto in molti comuni dell’Umbria che oggi sono guidati dal centro-destra. Il governo regionale, specie negli ultimi anni, ha evidenziato dei forti limiti, testimoniati dai dati che quotidianamente vengono posti alla nostra attenzione da parte di autorevoli organismi; dati che dimostrano come la nostra sia una regione in affanno. L’Umbria sta perdendo terreno rispetto alle aree più dinamiche del Paese. Il ritmo della crescita è troppo flebile e pesano sempre di più i ritardi , le contraddizioni, le disattenzioni che il governo regionale ha accumulato nel corso degli anni. Le sfide che abbiamo di fronte sollecitano una netta svolta politica che mi appare matura e che il centro-destra è in grado di rappresentare.
L’alternanza permetterà di ridare spinta e dinamismo ad una regione che ha tante potenzialità.

A: Il centro-destra sarà rappresentato dalla candidatura di Donatella Tesei alla presidenza dell’Umbria. Secondo lei, i punti programmatici di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia nella nostra regione potranno convivere senza problemi o sarà necessario un compromesso fra le parti in cui un partito debba anche sacrificare le proprie politiche a vantaggio delle logiche di coalizione?

R: Le tre forze che hai richiamato, e che sono gli “azionisti” fondamentali nella nostra coalizione, sono partiti tra loro diversi. Il centro-destra, e le recenti tornate elettorali confermano quanto sto per dire, ha dimostrato di essere forte e di poter rappresentare la maggioranza degli elettori quando si presenta unito. Credo che le vicende nazionali di questi mesi abbiano inoltre reso manifesto il carattere velleitario dei progetti di un centro-destra spostato sempre più a destra. C’è stata questa forte tentazione di mettere all’angolo Forza Italia e tutto ciò che essa rappresenta in termini valoriali, di impostazione programmatica e di approccio politico: una forza che si ispira ai principi liberali, che reclama una profonda riforma dell’Europa ma senza metterne in discussione l’esistenza. In sintesi: siamo europeisti, non sovranisti, se a quest’ultimo termine si vuole dare l’accezione che a volte ha assunto nei comportamenti e nelle dichiarazioni dei nostri patner. Siamo riformisti, siamo saldamente ancorati alla tradizione liberale, esprimiamo un bagaglio culturale coerente con il profilo di una forza di governo credibile e responsabile.

A: Forza Italia si può ritenere sovranista nel concetto espresso recentemente da Silvio Berlusconi su “Il Giornale”: ovvero un partito che protegge i valori del mondo occidentale?

R: Certamente, in questa accezione siamo assolutamente sovranisti ma non lo siamo nell’accezione che altri politici hanno dato a questo termine, evocando forme di nazionalismo e di isolazionismo. Le vicende della politica nazionale degli ultimi tempi hanno visto, ahimè, un’Italia sempre più isolata e incapace di far valere le proprie posizioni nei tavoli internazionali ed europei. Questo tipo di sovranismo è lontano dalla nostra tradizione e dalla visione politica che coltiviamo. Vogliamo essere un partito moderno, dinamico e capace di dar voce alle istanze e alle aspirazioni dei ceti che vogliono guardare al futuro con fiducia, senza temere le nuove sfide che si stagliano all’orizzonte. Chiudersi a riccio non è mai la soluzione migliore.

A: Lei sarà il maggior esponente di Forza Italia, il partito del centro-destra che da più tempo è radicato nella politica umbra: ritiene che la forza politica fondata da Silvio Berlusconi nell’ormai lontano 1994 possa essere ancora il faro per lo sviluppo di politiche liberal-conservatrici?

R: Può e deve esserlo, anche se il termine “conservatrice” lo sostituirei. Voglio dire: se con questo termine si intende l’aderenza ad alcuni valori che si ritengono essenziali per l’organizzazione sociale di un Paese allora lo siamo assolutamente, perché abbiamo un forte attaccamento a determinati aspetti che appartengono alla tradizione dell’Occidente e di un Paese importante come l’Italia. Se invece “conservatorismo” viene inteso nella definizione più usuale, di chi vuole il mantenimento dello status quo, non lo siamo assolutamente perché siamo riformatori e guardiamo ad una prospettiva di progresso e quindi di continuo cambiamento. Il fulcro deve essere l’attenzione alla persona, alla sua possibilità di realizzarsi: siamo assolutamente ancorati alle idee liberali. L’individuo comunque non deve “giocare” in termini egoistici la sua vita ma deve essere e sentirsi un cittadino facente parte di una comunità, la quale non è assolutamente la semplice sommatoria di diversi individui ma una entità che presuppone uno spirito, un’identità e dei valori comuni. Questa è la dimensione che ci è cara e che ci porta a dire che siamo una forza moderna, di governo e autenticamente riformatrice.

A: I ternani hanno sempre ritenuto che le politiche regionali favorissero il capoluogo Perugia: quali sono i piani che il centro-destra ha in atto per riequilibrare questo fenomeno negativo, qualora ritenesse che tale squilibrio sia veramente presente?

R: L’Umbria è una piccola regione, composta da piccoli comuni e sarebbe paradossale e sbagliato creare squilibri all’interno di questo limitato perimetro geografico. Il governo regionale deve compiere ogni sforzo per avere una visione complessiva dello sviluppo umbro, evitando squilibri e distanze che poi si tradurrebbero in dinamiche laceranti per il nostro sviluppo economico e sociale. Ci sono state in passato delle dinamiche che possono aver dato adito a questa lettura, che non vanno ignorate o sottovalutate, ma devono essere prese come monito per evitare analoghi errori futuri. Bisogna avere uno sviluppo armonico di tutte le parti: ad esempio uno dei temi che la Regione dovrà affrontare sarà quello della mobilità. L’Umbria, nonostante la posizione strategica, negli anni ha accumulato forti ritardi nei collegamenti viari e ferroviari e questo è uno dei gap principali da superare. L’alta velocità ferroviaria è una delle risorse a cui dobbiamo guardare: su questo versante alcuni passi sono stati fatti col Frecciarossa a Perugia, ma rimane fuori la zona della provincia ternana che non può rimanere esclusa da questa modernizzazione; e sarà compito del nuovo governo regionale eliminare tale ritardo.

A: Un parere sulla situazione nazionale: non ritiene sia un paradosso avere il governo più a sinistra della storia proprio in uno dei momenti in cui la coalizione di centro-destra ha più consensi elettorali all’interno del territorio italiano?

R: Lo è sicuramente, anche se sotto il profilo meramente costituzionale e delle dinamiche parlamentari siamo di fronte ad una situazione che ha molti tratti di somiglianza col governo precedente, poiché all’indomani del voto del 4 Marzo 2018, allo stesso modo l’elettorato non aveva espresso un’indicazione in favore dell’alleanza fra Lega e Movimento 5 Stelle che noi abbiamo giudicato in maniera molto critica, contestandola e fronteggiandola nei vari consessi istituzionali. Ora la situazione è identica, seppur con connotazioni politiche diverse e probabilmente ancor più gravi. Come osservavi te, ci ritroviamo il governo più a sinistra della storia repubblicana. E’ vero che tutto questo è legittimo sotto il profilo delle dinamiche che caratterizzano una Repubblica parlamentare, ma va anche detto che quello che l’aritmetica rende realizzabile non sempre lo è politicamente. Non siamo di fronte ad un abuso di tipo costituzionale ma la sensibilità e il senso di responsabilità dovrebbero ispirare comportamenti più coerenti. Il governo attuale non riflette quelle che sono le posizioni e gli orientamenti del popolo italiano. Mi auguro che i cittadini, nel primo appuntamento di verifica del 27 Ottobre possano dimostrarlo con nettezza.

A: Collegandoci alla situazione nazionale, possiamo ritenere che ci sia stato, negli ultimi giorni, un “coup de theatre” da parte di PD e 5 Stelle che hanno aperto alla possibilità di presentarsi insieme alle regionali, creando una coalizione anti-destra. Cosa ne pensa di questa scelta? Può complicare i piani della coalizione a guida Tesei o i cittadini non accetteranno un’opzione che prevede unite due forze che negli scorsi anni si sono sempre accusate vicendevolmente? (La seguente intervista é stata realizzata prima del referendum online sulla piattaforma Rousseau per decidere riguardo la proposta di accordo n.d.a)

R: Lo scontro in Umbria fra le due compagini è stato molto forte ed ha caratterizzato tutti gli anni della Giunta Marini. In passato la sinistra comunista aveva uno slogan: “fare come in Russia”. Oggi la sinistra umbra, nel tentativo di porre un argine alla sua deriva, è disposta a fare di tutto ed ha sostituito il suddetto motto con: “fare come a Roma”. Stanno cercando di scimmiottare un’alleanza creatasi nel governo centrale. La ritengo un’operazione molto spregiudicata; vogliono creare un’ammucchiata elettorale, insieme a qualche intruso pseudo-civico e tutto questo per fermare un rinnovamento che, i fatti ed i risultati registrati negli ultimi anni, rendono inesorabile. Un sistema democratico che non riesce a produrre alternanza è un sistema che rischia inesorabilmente di perdere capacità di governo. Oggi l’Umbria è davanti a questo snodo. 50 anni di governo delle sinistre ci consegnano un territorio che non è più fra le regioni più brillanti del nostro Paese, la situazione economica e sociale sta peggiorando, si sta ampliando la zona di povertà e i nostri ragazzi devono andare fuori, una volta terminati gli studi, per perseguire i propri obiettivi. L’Umbria non sembra più una piccola terra gradevole e ricca di opportunità ma appare con un volto decadente che deve essere rimpiazzato. Credo che anche gli amici del PD debbano guardare a ciò che è il gioco della democrazia, ovvero all’alternanza salutare alla guida della comunità, non come qualcosa da esorcizzare con matrimoni di interesse. Vi è uno smarrimento politico che pesa sul Partito Democratico, sia per le vicende locali che per quelle nazionali, ma credo che tutto ciò non servirà a contrastare il cambio di pagina che l’Umbria si appresta a vivere alla fine del prossimo mese. Ci vuole un nuovo governo capace di generare una nuova fase di sviluppo che la sinistra non è stata in grado di dare e di coltivare.

A: Quest’intervista andrà su Giovani a Destra, una piattaforma online che si rivolge ai giovani, ragazzi che si interessano di politica. Ultimamente si nota molta disaffezione verso i temi politici, sia per cause intrinseche della nostra generazione che per colpa della classe dirigente la quale, spesso, non è stata un modello esemplare. Quale è il modo per far interessare nuovamente i ragazzi alla politica? Quali sono delle politiche da attuare verso il mondo giovanile?

R: Nel momento in cui si riscontra che vi è cattiva politica, questa constatazione dovrebbe spingere ad interessarsi maggiormente della cosa pubblica piuttosto che ad allontanarsi da essa. La politica è necessaria: laddove c’è una comunità è fondamentale che essa si dia un’organizzazione per auto-regolarsi. Per questo è importante che sia fatta bene. I giovani hanno un compito importante perché, per loro natura, sono portatori di rinnovamento, entusiasmo, freschezza ideale e tutto questo serve alla politica affinché si mantenga viva.

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