Il sole non sorge più ad est!

di Pasquale Guacci.

Viktor Orbàn, nel suo intervento dal palco di Atreju, si è detto commosso dell’interesse italiano nei suoi confronti e di tutto il popolo Ungherese. “Il nostro modello di Stato – ha spiegato – è stato bombardato dalla Ue e dalla sinistra. L’Ungheria è divenuta una pecora nera ma nel frattempo ha reso interessante il suo modello, costruito dopo 50 anni dall’invasione comunista”. “Noi abbiamo passato quasi 50 anni sotto i comunisti mentre voi avevate la libertà. Però voi italiani avete scritto ‘Avanti ragazzi di Buda’, la canzone più bella sulla rivoluzione del 1956”.

Ad un certo punto, il premier Ungherese, viene interrotto dalla platea che intona “Avanti ragazzi di Buda”. Un momento davvero toccante, che rincuora anche Orbàn.

Ha suscitato non poche polemiche la sua presenza in Italia, non solo tra i leader della nostra sinistra, ma anche tra gente comune. Un dibattito social sulle parole del magiaro (etichettato come “bestia” e “sanguinario”) su un profilo di un amico ha fatto nascere in me la voglia di scrivere questo noiosissimo articolo.

Ebbene, chi è Viktor Orbàn?

Viktor Mihály Orbán nasce il 31 Maggio del 1963 a Székesfehérvár, una città di oltre 100 mila abitanti conosciuta come “città dei Re” perché era, insieme a Buda e Pozsony (oggi Bratislava) , la città in cui i Re Ungheresi venivano incoronati. Sostenitore “ingenuo e devoto” del regime comunista ungherese durante la sua prima adolescenza, inizia a cambiare in modo radicale le sue idee grazie al servizio militare. 

Vi risparmierò la lagna sulla vita di Orbàn dicendovi che è primo ministro dell’Ungheria dal 2010 e nelle elezioni del 2014 ha ottenuto, grazie alla coalizione tra la sua Fidesz e Partito Popolare Cristiano Democratico, il 44.54% dei consensi.

E’ bastata la sua empatia ideologica con Giorgia Meloni a scatenare le reazioni più sconcertanti e preoccupanti sul “dittatore sanguinario” Magiaro.

E’ incredibile. Anche con Orbàn le anime tristi dell’Europa decrepita odiano, temono e vilipendono.

Magari fingono (o sono totalmente ignari) che il suo popolo non stava cosi bene dai tempi di Mattia Corvino, il Re quattrocentesco che trapiantò il Rinascimento fra i magiari.

Un tipo infrequentabile Orbàn, che nell’Aprile del 2018 è stato eletto per la terza volta premier a furor di popolo ma nella vulgata del circolo mediatico conformista resta pur sempre un mezzo dittatore, razzista a tutto tondo, con inclinazioni omofobiche e varie altre bellurie che punteggiano il vocabolario dei progressisti sconfitti.

Tuttavia lui piace alla sua gente come non accadeva da secoli a un leader austro-ungarico e sta dimostrando una grande potenza di trascinamento. Dicono sia un rozzo suscitatore di odi etnici, un nemico dell’Islam e dell’immigrazione, un censore della libera stampa e un reazionario incorregibile in materia di famiglia e diritti civili. E poi anche bestia e sanguinario come tutti quelli presenti ad Atreju. Meloni compresa.

“Ci battiamo per creare una nuova Europa. Una Europa che dovrà reggersi sul diritto di rigettare il multiculturalismo, sulla difesa del modello tradizionale di famiglia, sul protezionismo economico, sul potere di respingere i migranti e di proteggere in confini, sulla riforma dell’UE”.

Il popolo Ungherese ha creduto nelle promesse di Orbàn perché questo strano dittatore senza dittatura le ha realizzate. Dopo aver combattuto il comunismo nel 1998 ha raccolto un’Ungheria piegata dalla fame e della corruzione post sovietica, l’ha introdotta nella Nato, ha abbassato le tasse e l’inflazione, aumentato il Pil. 

Nel 2010, dopo una breve parentesi all’opposizione, ha fatto dell’Ungheria una fortezza ghibellina: frontiere serrate contro l’immigrazione irregolare, curva della natalità in risalita, sicurezza interna quasi impeccabile, tasso di povertà in discesa.

La disoccupazione viaggia tra il 4/5%. Fra i settori in maggior espansione c’è il turismo, ritenuto di fondamentale importanza (provate ad immaginare un turismo che in Italia funzioni), Budapest è diventata un gioiello a cielo aperto. 

E poi c’è il segreto noto a tutti: in Ungheria vige la sovranità monetaria eppure l’Euro circola liberamente come seconda valuta ma con un cambio ufficioso più conveniente per i nativi.

Personalmente mi stupisco (o forse non più) e mi diverto (si, lo ammetto) per l’aggressività nei confronti del leader magiaro, il cui modello di liberalismo sociale a sfondo sovranista sembra impermeabile.

Impermeabile anche alle accuse degli oppositori e degli haters social.

Bestia, sanguinario, dittatore.

Frottole. 

“Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest. Studenti, braccianti, operai: il sole non sorge più ad est!”

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