Giuseppe Conte: l’emblema del trasformismo moderno

di Simone Casi

Con la situazione politica odierna che ben conosciamo una seria riflessione sull’odioso fenomeno del trasformismo non solo è consigliabile, ma assolutamente necessaria. Dal famoso discorso di Agostino Depretis (allora Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia) nel 1882 ne son passate di legislature e di governi, ma i meccanismi di palazzo paiono essere rimasti sempre gli stessi, all’occasione sempre utili e pronti. Ma è mai tollerabile, agli albori del III millennio, l’epoca di maggiore progresso e libertà che il mondo abbia mai sperimentato, che i destini delle persone comuni (e degli italiani in particolare) possano essere decisi da complotti, trattative segrete, ribaltoni e oscure manovre di palazzo, il tutto ovviamente nei ben noti limiti imposti dalla Costituzione?

La risposta potrà apparire palese, certo. Ma, riflettendoci bene, non è difficile immaginare che, una volta assaggiato il potere, chiunque non sarebbe più in grado di farne a meno, anche a costo di sacrificare la propria dignità e la propria coerenza.

Spaziando tra gli anni e i soggetti politici di esempi (e qui sta la nota dolente) se ne potrebbero fare a decine, a centinaia addirittura, ma quel che è successo questo agosto non ha precedenti nella storia, né in quella repubblicana né tantomeno in quella regia. Qui non si parla solo di parlamentari passati da uno schieramento all’altro (non solo), ma addirittura di un governo che passa da un orientamento – più o meno – di destra ad uno palesemente di sinistra, e non solo conservando l’azionista di maggioranza, il M5S, ma addirittura lo stesso premier, ovvero Giuseppe Conte. Ciò non può far altro che richiamare i giorni più oscuri della Prima Repubblica, quando la DC, pur di mantenere il controllo, non esitava ad allearsi ora col PSI e gli altri movimenti di sinistra ora col MSI e gli altri di destra a seconda delle esigenze e del periodo. Ma va fatta anche una doverosa precisazione: gli uomini politici di allora erano veri statisti, uomini a cui, al di là delle credenze e dell’ideologia e del tornaconto, il destino dell’Italia tutto sommato importava davvero.

Oggi invece ci ritroviamo con un governo composto per metà dai dilettanti allo sbaraglio, i pentastellati, e per l’altra metà dagli “eredi” della DC, i piddini, che eredi tentano di esserlo in tutti i modi ma riuscendoci solo nella parte peggiore. Di soggetti da analizzare per mettere alla berlina il Conte II ce ne sarebbero a bizzeffe (Di Maio e Scalfarotto, tanto per nominare due appartenenti ai diversi azionisti), ma sarebbe opportuno invece concentrarsi sul frontman di questo governo, il premier Giuseppe Conte, colui che da garante tra Lega e M5S è diventato la spina nel fianco di entrambi, poiché, se vogliamo davvero fare una lucida riflessione sul trasformismo moderno, non possiamo non prendere spunto da lui, che se n’è dimostrato la massima espressione.

Prima sono stati citati la DC e i relativi giochi di potere, ma le differenze fra ora e allora sono tante; in primis, il fatto che almeno nel Novecento ci si degnava di cambiare premier, se si cambiava alleati, e giustamente pure: un orientamento a sinistra non poteva essere espresso da un simpatizzante della destra e viceversa, anche solo per coerenza. Oggi invece ciò non è successo: Giuseppe Conte è passato, come se nulla fosse, da dirigere un governo orientato a destra a far nascere e crescere un governo orientato decisamente a sinistra, i cui scopi e finalità sono in aperto contrasto con quello precedente (presieduto da Conte stesso, ricordiamolo). Il signor Conte, dando prova quantomeno di scarsa coerenza e visione del futuro, smentisce le sue stesse dichiarazioni dell’anno scorso e s’imbarca su di una nuova rotta, invertendo completamente il senso della nave Italia che lui stava dirigendo assieme a due secondi, Di Maio e Salvini, decisamente troppi per un solo bastimento.

Ma la verità è che la politica non è e non può essere un mero meccanismo dove una ruota si rompe e si sostituisce con un’altra, e che le credenze e le dichiarazioni politiche non possono essere stravolte alla prima occasione solo per il proprio tornaconto. Ma Giuseppe Conte, con il suo comportamento degli ultimi mesi, ha dimostrato di essere tale e quale ad un liquido: assume sempre la forma del contenitore, poco importa quale esso sia. La cosa più grave è che lui, col ruolo che ricopre, è come se giustificasse in maniera plateale in fenomeno del trasformismo. D’ora in poi, se addirittura un premier ha cambiato schieramento, perché non dovrebbero farlo come più gli piace anche i semplici parlamentari?

L’unico altro premier che abbia mai agito in maniera analoga (ed è un paragone azzardatissimo) fu Alcide De Gasperi tra gli anni Quaranta e Cinquanta, quando da un governo di unità nazionale sbilanciato a sinistra – addirittura con il Partito Comunista – si spostò gradualmente verso il centro, escludendo definitivamente i comunisti dal controllo della nazione. Ma erano altri tempi, le necessità profondamente diverse, e sarebbe un insulto alla memoria di De Gasperi il paragonarlo a Conte.

Ma, richiamando un vecchissimo detto e dato di fatto, il potere logora chi non ce l’ha e Giuseppe Conte ha semplicemente operato la scelta più logica. Per sé stesso, ovvio.

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