Intervistiamo Francesco Giubilei, giovane editore ed intellettuale del pantheon conservatore

di Nicholas Pellegrini


Proponiamo l’intervista a Francesco Giubilei curata dal collaboratore Pellegrini .Giubilei è un giovane editore ed intellettuale appartenente al pantheon conservatore, ha fondato Historica e la casa editrice Giubilei Regnani, è presidente della fondazione Tatarella.
Nel 2017 si è fatto promotore di un altro progetto: la rivista Nazione Futura, con cui il nostro giornale spesso collabora.

N: È nato un governo formato da due forze che si sono sempre combattute, da segnalare inoltre la divisione di Renzi e la nascita del suo nuovo partito. Che futuro ha questo governo secondo lei? E qual è il suo giudizio?

F: L’attuale governo giallo-rosso è l’esecutivo più a sinistra della storia repubblicana italiana, è formato da un partito di massa progressista come il Pd, da Leu e dal Movimento Cinque Stelle che, nato come movimento post-ideologico, è ad oggi a tutti gli effetti una forza politica di sinistra. Il mio auspicio è che si possa tornare quanto prima alle urne, ma il timore è che il governo possa durare fino al 2022, anno in cui si voterà per il Presidente della Repubblica. C’è poi la partita delle nomine alle partecipate da definire nei prossimi mesi, il problema principale di questo governo è che nasce non con una funzione propositiva ma il suo collante è l’antisalvinismo e la volontà di evitare il ritorno alle urne dove gli italiani avrebbero premiato con tutta probabilità i partiti di centrodestra.

N: Anche lei, come me, è di Cesena. A Gennaio saremo chiamati a votare per le regionali, la Lega ha candidato la Borgonzoni. Per lei è il nome giusto? E sopratutto che possibilità ha il centro destra di portare a casa questa regione Rossa?

F. Lucia Borgonzoni è senza dubbio una candidata con un’ottima esperienza politica, da sottosegretario ai beni culturali del precedente governo non ha avuto remore a intervenire pubblicamente in nostra difesa e di altri giornalisti e intellettuali vittime di un tentativo di censura durante il Salone del libro di Torino, una presa di posizione non scontata che le ha fatto grande onore. Purtroppo per il centrodestra riuscire a vincere in Emilia Romagna è molto difficile, non impossibile come anni fa ma ancora oggi complicato. Nella nostra regione c’è un sistema di potere stratificato e radicato da decenni, se però si riesce a costruire un serio progetto politico con la giusta squadra, come hanno di recente dimostrato le elezioni amministrative a Forlì e Ferrara, non sono escluse sorprese. Oltre a Lucia Borgonzoni ci sono altre figure importanti che potrebbero essere candidate come governatore, penso in particolare a Galeazzo Bignami proposto da Fratelli d’Italia.

N. La Meloni con Fdi sta facendo un bellissimo lavoro. Che futuro vede per la destra Italiana?

F. Atreju quest’anno è stato un evento particolarmente riuscito con una partecipazione superiore rispetto al passato e un programma di grande spessore, un’occasione in cui si è avvenuta la crescita del partito che è oggi la seconda forza del centrodestra e la quarta italiana. I margini di crescita per la destra italiana sono enormi, c’è uno spazio per i conservatori nel nostro paese non solo da un punto di vista politico ma anche culturale e di pensiero e questi ambiti sono molto più legati di quanto si possa pensare. Nella sciagura della formazione del nuovo governo, per la destra italiana c’è paradossalmente un’opportunità: creare un progetto politico-culturale a lungo termine con delle prospettive da qui ai prossimi anni che si rifaccia ai valori e alla lezione dei grandi pensatori conservatori.

N.  Lei pensa che Salvini abbia fatto la scelta giusta a staccare la spina? Che idea ha del ex ministro dell’interno?

F. È complicato dare un giudizio tranchant su una vicenda delicata e a tutt’oggi poco chiara come la crisi di governo, Salvini ha avuto il pregio di rivoluzionare negli ultimi anni la politica italiana così come fece Berlusconi nel 1994 e Grillo lanciando il Movimento Cinque Stelle. Il leader della Lega ha saputo unire le potenzialità comunicative dei social network alla partecipazione delle persone sui territori in particolare attraverso le manifestazioni di piazza. Di certo la partita della crisi di governo si è giocata non solo all’interno dei confini nazionali ma soprattutto all’estero e l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo centrale.

N. Con il nuovo governo sono ripartiti gli sbarchi. Come si muoverà ora Conte secondo lei? E qual è per lei la soluzione migliore?

F. Diciamo sottovoce che se questo governo fosse intelligente continuerebbe la politica di contrasto all’immigrazione clandestina portata avanti da Salvini, così facendo toglierebbe alla Lega uno dei suoi principali cavalli di battaglia e al tempo stesso risponderebbe alle richieste della maggioranza degli italiani di una revisione delle politiche migratorie. Tutto ciò però, dati alla mano, non sta avvenendo, a settembre c’è stato un incremento del 51% di sbarchi rispetto allo scorso anno, il nuovo accordo europeo fa acqua da tutte le parti e, invece di cercare serie misure per diminuire gli sbarchi a monte (ovvero in Africa), si pensa solo a come ridistribuire gli immigrati dentro i confini europei. La necessità di politiche restrittive sull’immigrazione ha inoltre una funzione deterrente nei confronti degli scafisti che lucrano sulla pelle delle persone. 

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