Sarò cinico, non credo alla favoletta di Greta Thunberg

Di Paolo Muttoni

Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg nata a Stoccolma il 3 gennaio è diventata la paladina mondiale dell’ambientalismo, dopo aver protestato per mesi (ogni venerdì, saltando preziosi giorni di scuola) davanti al parlamento svedese per “sensibilizzare” i leader mondiali sul cambiamento climatico in atto. In poco tempo la ragazza ha fatto strada, è passata dalla solitudine della piazza di Stoccolma ad un discorso all’ONU davanti a decine di leader mondiali.
E vissero tutti felici e contenti, potremmo semplicemente chiudere così la favoletta di Greta.

Però no, mi dispiace, sarò cinico, ma io a questa favoletta della bambina di 16 anni che dal nulla va all’ONU a parlare di clima no, non ci posso credere. E lo reputo un insulto a quei milioni di ragazzi e scienziati che da anni si impegnano per cambiare il mondo veramente, senza ricevere le giuste attenzioni perché lavorano in silenzio.

Io ho 20 anni e voglio dire che Greta non mi rappresenta. Non rappresenta quello che penso sul mio futuro ed ha una concezione completamente lontana rispetto alla mia. Per questo ho deciso di scrivere questa “Riflessione critica”, contro qualcuno che pretende di rappresentare miliardi di persone, senza che nessuno glielo abbia chiesto.
Per questo vorrei evidenziare qualche punto di criticità nello storytelling della Thunberg.

Primi punti di criticità:
Cosa può saperne una bambina di 16 anni di clima?
Quali sono le basi scientifiche su cui dice che “La situazione attuale è disastrosa”?

A meno che non sia nata già studiata in fisica, biologia, scienza di ogni tipo, tutto questo è evidentemente improbabile. Altrimenti, senza basi scientifiche la ragazza basa le sue teorie su luoghi comuni e stereotipi (la sinistra lo definirebbe becero populismo e becera demagogia).
Tra l’altro stereotipi che dimostrano ignoranza storica, giustificata dalla sua tenera età, perché il clima è sempre cambiato. Basti pensare che nel medioevo abbiamo avuto decenni di temperature simili ad una piccola era glaciale, per poi passare a temperature più miti. Abbiamo avuto periodi di glaciazione intensa, abbiamo i continenti in movimento, la Terra e la Luna che si avvicinano. Quindi è innegabile che il clima stia cambiando, secondo il suo corso naturale. Tuttavia individuerei il vero problema nella plastica e nello smaltimento dei rifiuti (ma questa è un altra storia).

Secondo punto di criticità
Il bravo Luca Donadel nel suo ultimo video ha svelato un particolare interessante. Greta ha pubblicato un libro intitolato “La nostra casa è in fiamme” e giustamente da un titolo così ti aspetti un trattato scientifico che spiega il cambiamento climatico, invece no. Niente di tutto questo. È semplicemente la madre che racconta la vita di Greta.
Direi che basta.

Ultimo spunto di riflessione è il discorso di Greta all’ONU. Non ho avuto modo di vederlo tutto, per tutto ciò che ho detto sopra, però mi è bastato vedere alcuni sprazzi per capirne il livello. Uno psicodramma davanti ai brutti e cattivi politici che “Hanno rubato i sogni a Greta”, peccato che la ragazza sbaglia. Non dovrebbe attaccare Conte, Di Maio, Macron, Trump (con il Presidente americano che è passato davanti alla ragazza, ignorandola senza pietà) e via dicendo. No, dovrebbe inveire contro il capo di stato cinese, il primo ministro indiano ed i leader delle multinazionali. Veri colpevoli di questo “presunto” cambiamento climatico. Oppure potrebbe chiamare madre natura, visto che la ragazza pare abbia i super poteri, e chiedergli perché ha deciso di cambiare il clima sulla Terra.

Le riflessioni sono pesanti, d’altronde anche io avrò un futuro su questa Terra, e qualcuno potrebbe dire “Ma povera ha anche la sindrome di Asperger” ed è proprio qui la trappola.

Reputo Greta (innocente) un costrutto del sistema mondiale di potere, per esibire il presunto problema. Fare tante belle passerelle, tanti bei “Climate Act” per dire abbiamo risolto il problema ma nella realtà nulla cambia, tranne le tasse.
Il tutto condito dalla bella bambina, intoccabile.

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