Voto ai 16 anni – L’opinione di un ventenne

Di Paolo Muttoni

Sta dilagando la proposta di abbassare l’età per maturare l’elettorato attivo a 16 anni. Proposta lanciata da Enrico Letta e subito appoggiata dalla maggioranza e dall’opposizione, molto probabilmente sull’onda delle proteste di piazza per l’ambiente ed il Friday For Future – Vi lascio la mia opinione in merito.

La proposta è interessante e merita un approfondimento, senza fermarsi al SI o NO.

Personalmente non sono totalmente contrario e totalmente favorevole all’apertura ai 16enni per un motivo molto semplice (e un po’ demagogico potrei dire): abbiamo 40enni che non sanno come votare, cosa vuoi che ne sappiamo quelli di 16 anni.

Ma al di là di questo, l’eventuale apertura non può non essere accompagnata ad un modo di affrontare ed insegnare la politica, o meglio le istituzioni, nel nostro paese. Oggi abbiamo persone, di tutte le età, che non sanno da quanti membri sia composto il parlamento o che non sanno le cariche dello stato ed il loro metodo di elezione. Qui si trova l’errore di fondo, l’ignoranza dilagante dovuta ad un sistema scolastico che ha il solo compito di “promuovere” e mandare gente a calci fuori dalle scuole perché sono viste più come un peso piuttosto che una risorsa. Un sistema scolastico in cui l’insegnamento è un qualcosa di contorto, perché l’importante è il voto ed avere tutte le “materie sopra” – come si direbbe – per poter passare l’anno, uscire dall’inferno e poi chi vivrà vedrà…

Con questo sistema scolastico, dell’un tanto al chilo, non si può pretendere di formare una massa di cittadini informati e pronti a prendere una decisione importante su chi votare. Vedete (esperienza personale) ho visto e sentito moltissime persone dire “vado fuori dal seggio, guardo il simbolo più bello e lo voto”. Ok, allora va bene il suffragio universale, ma c’è un limite alla decenza. E forse quelle persone non sanno neanche perché votano, cosa ancora più grave, poiché creano gravi danni al nostro sistema istituzionale.

Chiaramente è utopico pensare di avere 60 milioni di italiani che sanno chi è il Presidente del Consiglio, il Capo dello Stato, il Presidente della Camera ed il nome di qualche ministro. Quindi bisognerebbe puntare sui giovani e fin da piccoli insegnare loro che votare è importante ed utile, e poi chi vivrà vedrà, ma votare bisogna farlo – è un dovere civico – altrimenti si perde il diritto di lamentarsi.

Questa proposta del voto ai 16, come detto prima, è nata sull’onda delle proteste di piazza dell’ambiente. E da qualche servizio sbirciato qua e là penso che siano la perfetta rappresentazione di ciò che ho detto fino a questo momento. Cioè, ragazzi intervistati che non sapevano perché erano lì, non sapevano cosa era il buco dell’ozono e poi il “genio” che dice: “il cambiamento climatico è dovuto allo spread” come disse Conte al gruppo della Lega in Senato, “Prego applausi”.

Quindi è bella la tematica e bello tutto ma per tutte queste ragioni il voto ai 16 anni è ancora presto per concederlo, a questo stato dell’arte.

Attenzione però, se dicono che insieme a questa concessione si mettono molte ore di educazione civica a scuola, la possibilità per i ragazzi di dibattere nelle scuole di politica ognuno con la propria idea per potersi formare un pensiero, e se mi dicono che i partiti possono cominciare ad entrare nelle superiori, cambio idea, alzo le mani e dico “ok va benissimo”. Però ci devono essere queste premesse.

In ultimo due appunti politici, perché c’era troppa poca politica in questa riflessione, sulla questione:

  1. Punto primo: Si sente parlare di IUS CULTURAE, non vorrei che unito al voto ai 16 anni la sinistra stia tentando di fare una campagna acquisti a costo zero per le prossime elezioni
  2. Punto secondo: Ci vorrebbe una riforma costituzionale, con il procedimento che ne consegue ed abbassare il voto a 16 anni comporterebbe un’ulteriore riforma costituzionale. Esiste una bella leggina degli anni ’70 con cui, in caso di discussione in essere di una seconda riforma costituzionale, c’è la facoltà di sospendere temporaneamente l’iter referendario della prima riforma costituzionale. Tradotto in parole povere: legislatura blindata per i giallorossi.

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