70 Anni di Repubblica Popolare: Il Regno del Centro si Affaccia sul Mondo

di Leonardo Rivalenti

Il 1 Ottobre, mentre la vita in Occidente seguiva normalmente, a Pechino, capitale della Repubblica Popolare Cinese, ha avuto luogo un evento la cui portata probabilmente sarà determinante nella geopolitica mondiale: la parata dei 70 dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Infatti, il 1 Ottobre 1949, le forze fedeli al Partito Comunista Cinese cacciavano dalla Cina continentale i nazionalisti del Kuomintang, fedeli a Chiang Kai Shek. Quest’anno tuttavia, 70° anniversario del regime comunista, la parata, seguita poi dal gala, ha avuto un carattere particolare: essa è stata infatti un proclama dell’intenzione della Cina di tornare ad essere il Regno del Mezzo.

La parata militare è stata aperta dal discorso del Presidente Xi Jinping, de facto imperatore di una nazione imperiale in tutto fuorché nel nome. Xi Jinping, nel suo discorso ha raccolto il guanto di sfida degli Stati Uniti, allo stesso tempo in cui è però tornato a stendere la mano amichevolmente verso i rivali. Esso ha infatti enfatizzato l’importanza della pace e dello sviluppo di relazioni pacifiche e amichevoli, ribadendo tuttavia la determinazione della Cina a difendere la propria posizione nel sistema internazionale. Non per niente, Xi Jinping ha dichiarato che “nessuna forza fermerà la nazione cinese.” Oltre a ciò, Jinping ha dichiarato l’intenzione di proteggere la “prosperità nel lungo termine” di Hong Kong e Macao e l’intenzione di portare a capo una riunificazione pacifica con Taiwan. Infine, ha enfatizzato l’importanza di mantenere il paese unito sotto il Partito Comunista Cinese. Tali parole non erano mera retorica e infatti si è subito passati alla dimostrazione pratica di tali propositi. La parata che ha seguito è durata circa due ore, durante le quali hanno sfilato 15.000 uomini, 160 aerei e 580 tra mezzi ed altri equipaggiamenti. Di particolare distacco sono state tuttavia le ICBM esibite durante l’evento, tra le quali le nuove Dongfeng 41, testate nucleari supersoniche, capaci di raggiungere Mach 25 di velocità e di colpire la Costa Occidentale Americana in 30 minuti.

La parata si è quindi conclusa con una serie di esibizioni di civili con temi richiamanti l’era maoista, al suono di canzoni quali The East is Red ed altre dell’epoca. Temi che hanno poi anticipato l’esibizione serale al gala, dove si è esibita un’impressionante coreografia comprendente tanto civili in abiti contemporanei, quanto altri in abiti richiamanti l’ortodossia socialista, quanto militari, in uno spettacolo che sembrava voler trasmettere l’idea di una Cina che cambia senza rinnegare il passato, ma pronta a lanciarsi nel mondo. Nulla di insolito per un paese in cui coesistono da decenni elementi imperiali, maoisti e capitalisti. Tuttavia la Cina che si è presentata pochi giorni fa al Mondo è una Cina caratterizzata anche da notevoli debolezze che a stento riesce a celare. I missili nucleari, un arsenale indubbiamente impressionante, nascondono tuttavia la consapevolezza di una ancora presente inferiorità, soprattutto nel campo navale, di fronte alla talassocrazia americana. Ciò è ulteriormente confermato dal fatto che tali missili rientrino in una più ampia strategia di interdizione navale, conosciuta come A2/D2 ed imperniata sul primo anello di isole che circondano le coste cinesi.

In sintesi, i Cinesi prendono atto del fatto che un’eventuale guerra contro gli USA e i suoi alleati sarebbe combattuta sulle coste e nei mari cinesi. A livello economico la Cina continua a crescere e ad espandere la propria influenza tramite le Nuove Vie della Seta, ma anche ciò avviene non senza battute d’arresto e rallentamenti.

Infatti, dal 2012 in poi il tasso di crescita dell’economia cinese ha continuato a diminuire e pur rimanendo alto, ha raggiunto quest’anno i livelli del 2008. A ciò si deve aggiungere l’impatto della guerra economica – solo all’inizio – con gli Stati Uniti, nel cui contesto si inquadra anche la dimensione economica della Free and Open Indo-Pacific Strategy, la strategia Giapponese voltata a contenere e strangolare l’espansionismo cinese. Tutto ciò proietta, nel lungo termine, un’ombra di incertezza sul futuro della Cina. Va infine considerato che proprio mentre Xi Jinping parlava della prosperità di Macao e Hong Kong, quest’ultima continuava in rivolta, come ormai è da mesi, in uno sforzo eroico seppur disperato di difendere ed aumentare le proprie libertà. Ciò sicuramente avrà anche un impatto su Taiwan, dove dopo settant’anni di indipendenza de facto, da quando le forze del Kuomintang, sconfitte sul continente vi si rifugiarono, buona parte dell’opinione pubblica è sempre più favorevole all’idea di un’indipendenza anche de jure. Infatti, se dagli anni ‘90 in poi si erano fatti passi in avanti verso una riunificazione pacifica, la violenza e l’inflessibilità mostrata verso gli abitanti di Hong Kong potrebbe portare la già titubante opinione pubblica isolana ad un’aperta ostilità verso l’idea della riunificazione. Infine, non si può dimenticare la violenta repressione di Uiguri e Tibetani, la cui identità è sempre più minacciata.

Tutto ciò non ci deve tuttavia portare alla arrogante ed erronea conclusione che la Cina sia una “tigre di carta”, per usare un termine Maoista. Infatti, se la Marina Militare dell’Esercito di Liberazione Popolare rimane in svantaggio quando si tratta di Blue Navy, quindi per quanto riguarda la capacità di proiettarsi in mare aperto o nei punti di strangolamento (gli stretti già elencati da Mahan), tale svantaggio diminuisce notevolmente quando si tratta di proteggere le coste cinesi. Infatti, i missili a disposizione dell’Esercito di Liberazione Popolare, combinati con i moderni sottomarini a propulsione nucleare e il naviglio più leggero potrebbero venire ad essere una dolorosa spina nel fianco di chiunque cercasse di entrare in acque cinesi. Ciò senza considerare la capacità di rispondere in maniera altrettanto devastante ad un attacco nucleare Americano.

Per quanto riguarda la crescita economica cinese, si deve notare che pur avendo rallentato, essa continua ad essere superiore a quella degli USA e di tutti gli alleati occidentali, mentre attraverso le Nuove Vie della Seta, vanno aprendosi nuovi mercati per la Cina. Sempre sulle Nuove Vie della Seta, occorre osservare che nel caso di un conflitto, i loro collegamenti terrestri con Italia e Germania potrebbero servire per scavalcare, almeno in parte, la dipendenza dal mare. Con ciò, se da un lato non si deve essere troppo ottimisti, dall’altro non si può neanche, in questo momento, prevedere un collasso economico o una recessione. Bisogna accettare la realtà del fatto che l’economia cinese continua in crescita nonostante tutto e che con essa si espande anche l’influenza geopolitica del Regno del Mezzo. Allo stesso modo, per quanto Hong Kong possa essere indicativa di insoddisfazione nella periferia ricca dell’Impero Cinese, non ci si potrà fare molte aspettative in merito. Probabilmente Hong Kong sarà la Praga o la Budapest del XXI secolo e presto o tardi vedrà la sua resistenza piegata, così come saranno piegati anche i Tibetani, gli Uiguri e altri potenziali dissidenti, semplicemente perché incapaci di sfidare militarmente Pechino.

Taiwan invece potrà anche optare per affermarsi come Stato indipendente, ma ciò non cambierà il proposito cinese di riunirla a sé entro il 2049. Jinping promette una riunificazione pacifica, ma la Cina è disposta anche a utilizzare la forza per far valere le proprie rivendicazioni sul territorio. Una bomba ad orologeria? Potenzialmente, soprattutto dal momento in cui né gli Stati e ancor meno il Giappone, unica nazione nella regione capace di sfidare il potere navale cinese, hanno alcun interesse nel permettere alla Cina di controllare entrambe le rive dello stretto di Taiwan e l’isola stessa, dalla quale si potrebbe poi tranquillamente minacciare l’Impero Giapponese. Vale fare una menzione della strategia geopolitica cinese, forgiata dal Presidente Mao nei campi di battaglia della Guerra Civile. Durante tale conflitto infatti, le truppe del Kuomintang miravano a controllare le città e i principali centri abitati. I comunisti invece si ritiravano da essi e puntavano a controllare le campagne, in modo tale da poter isolare i nazionalisti e una volta circondati e rimasti senza rifornimenti, sconfiggerli.

Il riflesso di tale approccio in politica estera si fatto presente nella teoria Maoista dei Tre Mondi: il Primo Mondo, costituito dagli USA e gli alleati più stretti, il Secondo, costituito dall’URSS e gli alleati, portatori di una visione socialista revisionista – tenendo presente che “revisionismo” in cinese si traduce come “sbagliato” ed infine il Terzo, dove si trova la Cina e tutti quei paesi vittime dei primi due mondi e che costituiscono la chiamata “Zona Intermedia”. Secondo Mao, la Zona Intermedia sarebbe quindi il terreno di scontro degli altri due mondi, nel quale la Cina deve agire per poter sopravvivere.


Di conseguenza, la politica estera di Mao contro gli USA e la NATO prima e contro l’URSS dopo, puntava a promuovere l’anticolonialismo e l’indipendentismo nella Zona Intermedia e ad enfatizzare gli attriti tra gli stessi alleati.
Nel ventunesimo secolo, le Nuove Vie della Seta stanno permettendo alla Cina di sostituirsi alla Russia in Asia Centrale, agli Europei in Africa e molto gradualmente agli Europei Occidentali e agli Americani in Europa Centro-Orientale. Il tutto mentre la Cina raccoglie sotto la sua ala anche potenze quali l’Iran, in contrasto con gli USA. La mossa, seguita ad essere speculare a quanto effettuato dal Partito Comunista Cinese durante la Guerra Civile e a quanto fatto da Mao durante la Guerra Fredda.
Così la Cina si è presentata a noi il 1° Ottobre. Essa ci si è presentata come una nazione in fase di ascesa geopolitica, militare ed economica. Come abbiamo osservato, si tratta di una nazione che continua a presentare contraddizioni e difficoltà interne ed esterne a cui dovrà fare fronte, ma che al momento sembrano sovrastate dagli elementi che ne caratterizzano l’ascesa. Il Giappone, storico rivale della Cina si è già mobilitato per contenerne l’espansione e così hanno fatto anche gli Stati Uniti di Donald J. Trump. Tocca adesso all’Italia e all’Europa decidere come muoversi tra aquile, orsi e draghi. Una scelta sbagliata potrebbe risultare fatale.

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