CRONACHE DA HK | Violenza che dilaga per strada, farmacie e alimentari che chiudono, studenti sparati e dodicenni arrestati: HK, what’s going on?!

di Salvatore Ruffino

Non è facile raccontare quel che sta succedendo in questi giorni a Hong Kong. Ricevo chiamate e messaggi dall’Italia di amici e familiari che mi chiedono come sto, se la situazione qui è tranquilla e se è tutto vero quel che mostrano nei tg. Mi piacerebbe poter dire che la situazione è tranquilla ma no, non lo è; mi piacerebbe dire che è tutto vero quel che mostrano nei tg ma no, è troppo poco rispetto a quel che si sta consumando per le strade di HK.
La verità è che HK sta attraversando un periodo di transizione che nella migliore o nella peggiore delle ipotesi, cambierà comunque la sua natura in maniera definitiva: vi racconterò prossimamente quali sono le “five demands” e in seguito a cosa è nata questa protesta; adesso mi preme dirvi cosa sta accadendo.
Abuso è probabilmente la parola che meglio riassume la situazione: proiettili veri sparati su ragazzi di 18 e 14 anni, polizia che picchia in maniera casuale ragazze la cui unica colpa è quella di frapporsi – con le mani in alto – tra i protestanti e la stessa polizia per invitare alla calma, gas lacrimogeni anche scaduti – e quindi tossici – sparati per le strade e dentro i vagoni della metropolitana, arresti di bambini di 12 anni (sì avete letto bene) e giornalisti che non vengono risparmiati da questo caos (una giornalista indonesiana la scorsa settimana ha perso un occhio).
La situazione ogni giorno peggiora sempre di più: se prima le proteste erano molto più tranquille e si svolgevano, molto più tranquillamente, dalla Domenica pomeriggio, adesso la situazione sembra che stia cambiando.
Per darvi un’idea della situazione forse vi basterà sapere che Venerdì tutti gli uffici hanno mandato in anticipo i lavoratori a casa o che la quasi totalità delle farmacie o dei supermercati sono rimasti chiusi per tutta la giornata di Sabato e che la maggior parte non riaprirà oggi.


Proprio oggi è prevista la “antimask march”, la risposta del popolo honkgonghese alla folle “antimask law” che promette galera per un anno e dare multe salate a chi, in qualsiasi modo, coprirà il proprio volto anche parzialmente (avrete visto sicuramente nei film o nelle foto, quanto gli asiatici facciano uso di “mascherine” per motivi salutari). Questo è stato visto proprio come un affronto alla popolazione honkgonghese che anzi chiedeva, a maggior ragione dopo le tragiche sparatorie dei passati giorni, maggiori tutele per chi protestasse e una sorta di protezione da una “riot police” sempre più violenta. Così oggi, nonostante il divieto, centinaia di migliaia di persone sfileranno con le maschere cantando “Glory to Hong Kong”, nuovo inno nazionale e simbolo di una indipendenza che ormai è stata chiesta chiaramente.

Cosa succede


Alla luce di ciò, le domande che tutti si stanno facendo: perché la Cina, sta facendo di tutto per inasprire ed esasperare questi conflitti senza provare concretamente ad aprire un dialogo? Perché alla polizia è concesso fare cose che secondo le stesse leggi hongonkesi non sono previste come dotarsi di armi da fuoco durante le rivolte? Perché far infiltrare agenti e militari tra i stessi protestanti che poi devastano banche e fermate metropolitane (ci sono prove a cui il governo non ha ancora – ne lo farà – risposto)? Perché rispondere con una legge che era prevedibilissimo, avrebbe peggiorato la situazione drasticamente?
Nessuno crede in una scarsa lungimiranza del governo cinese o di Carrie Lam: per questo la ragione che appare più plausibile è che proprio la Cina sembra spingere verso il caos più totale in modo da giustificare misure sempre più restrittive ( si comincia a parlare di legge marziale) e l’uso dell’esercito cinese per sedare definitivamente la rivolta. E come strategia sembra anche funzionare: mentre fino a qualche settimana fa le marce erano composte da tutte le fasce della popolazione ( partecipavano anche famiglie con bambini ) ora con il perpetrare della violenza e della paura di essere picchiati e/o arrestati, i mezzi pubblici che non sono più sicuri e nemmeno sempre in funzione, gli alimentari e le farmacie che chiudono e una situazione che diventa sempre più pesante anche nei giorni fuori dal week end, la protesta sembra che va scemando di numero anche se aumenta per intensità. Ormai il grosso dei protestanti è composto da studenti universitari, liceali e giovani lavoratori che sono costretti persino a nascondere ai propri genitori, che partecipano alle riots.
Così mentre fino alla scorsa settimana le proteste sembravano soltanto circoscritte alla Domenica, ora la paura e la pericolosità sembra costringere molti di noi a rimanere chiusi in casa quando non ci troviamo fuori per lavoro.


La situazione è delicata e probabilmente dopo stanotte lo sarà ancora di più: non ci resta che aspettare che la situazione si tranquillizzi e che si arrivi a un punto di svolta positivo, ma questo ad oggi sembra sempre di più una possibilità remota.

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